Autore: Orma
"Da strada signorile a bronx"
messaggero veneto - 31 agosto 2007
di Luana de Francisco
Prima ha dovuto assistere alla demolizione delle ville storiche che, sin dall’inizio del secolo scorso, ne avevano fatto una delle zone residenziali più signorili della città. Poi si è vista invadere da un numero sempre più massiccio di extracomunitari in cerca di casa e lavoro, trasformandosi in una delle strade più ambite dall’immigrazione del nuovo Millennio.
Osservata con gli occhi dei pochi residenti nati, cresciuti e qui rimasti e degli ancor meno numerosi commercianti presenti nella zona da più di qualche generazione, via De Rubeis rappresenta uno degli esempi più lampanti di come una strada possa cambiare volto e perdere di fascino nel volgere di pochi decenni. Quasi quanto una vecchia signora caduta in disgrazia e in breve dimenticata da quella stessa società che, nei tempi migliori, l’aveva corteggiata.
Di quell’epoca luminosa, oggi, non resta che il ricordo. “C’erano villa Coceani e villa Panzarotto – racconta Lorena Rossi, da 23 anni titolare del bar Nuovo – e c’era la casa Della Marina, una splendida villa Liberty abbattuta sei anni fa, per fare posto a un nuovo condominio”. Con la demolizione degli edifici storici, l’intera via è stata deprivata della propria impronta originale, quella che l’aveva promossa a strada residenziale.
“Quando ero bambina – continua la signora Rossi – lungo un lato della strada (quello dove oggi si trova il suo bar, ndr) si potevano ammirare le bellissime ville dei signori e lungo l’altro le case in linea abitate dagli operai. Era nelle due corti interne di quei caseggiati che si raccoglieva la gran parte dei negozietti della zona: la latteria, il fruttivendolo, la rivendita di pane e latte, il tabacchino, la merceria e tanti altri”. Un mini centro commerciale, insomma, a uso e consumo dei tanti residenti della zona, andato dimesso assieme al progressivo crollo delle case di un tempo. “L’unica rimasta in piedi – osserva ancora la titolare del “Nuovo” – è quella occupata dal Credito Cooperativo dopo la ristrutturazione”.Ma la vera memoria storica, in via De Rubeis, si chiama Amelia Comessatti e abita al civico 32. “Quando sono nata – ricorda l’insegnante – quello era il numero 8. La mia è stata la prima casa a essere costruita in questa via, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900: tutt’attorno non c’era nient’altro, fuorché campagna e stavoli per il fieno. Ma non era certo la più bella: basti pensare alle splendide ville sorte lungo lo stesso lato del marciapiede e demolite negli anni Settanta”. Ne sa qualcosa anche Italia Nostra, che nel manifesto “Conservare il ‘900” aveva incluso anche la villa in stile liberty costruita nel 1901 su progetto dell’architetto Giovan Battista Della Marina.Al loro posto, oggi, sorgono palazzi moderni e condomini a più piani. Una svolta stilistica che, a detta di chi, in via De Rubeis, vive e lavora ormai da più di vent’ann, appare comunque come una valvola di sfogo indispensabile a una strada sempre più trafficata dalle automobili e sempre meno dai pedoni. “I due nuovi condomini costruiti tra la banca e la farmacia – osserva la proprietaria della merceria, Elisabetta Virgili – hanno finalmente portato una ventata d’aria fresca, sostituendo le case fatiscenti e facendo arrivare nella zona famiglie giovani e con bambini”.Un tanto, per compensare i vuoti lasciati dai molti anziani scomparsi e da quelli che, dopo l’arrivo degli extracomunitari, hanno via via diradato le loro passeggiate lungo la via. “Un po’ sono morti – spiega la signora Virgili – ma tanti altri non escono più di casa, per diffidenza verso la gente di colore: non è tanto la paura di essere scippati o aggrediti, quanto il fastidio di imbattersi in persone maleducate e chiassose”. Risultato: una via abbandonata a se stessa, guardata con sospetto dagli udinesi e presa d’assalto dagli extracomunitari. E’ stato anche per questo che molti commercianti hanno deciso di cedere l’attività (con tutte le difficoltà che ciò comporta, considerato lo scarso appeal della zona) o di trasferirsi altrove. Nell’elenco dei negozianti passati per via De Rubeis in molti ricorderanno anche un calzolaio (seguito, l’inverno scorso, dalla breve avventura di un commerciante di abiti stock), un parrucchiere (i suoi locali, vicino al supermercato, sono gli unici rimasti sfitti ormai da almeno sette anni), una fiorista, un panettiere e il titolare di una scuola guida. “Una volta, qui si stava bene – afferma Elida Cuffolo, da 25 anni titolare del Tecno Corse - . Oggi invece questa è diventata una zona emarginata. A farcelo notare sono gli stessi clienti che, arrivando da tutta la regione e anche dall’Austria e dalla Germania, si lamentano per quello che vedono e ci chiedono se sono finiti nel Bronx. A noi gli extracomunitari non hanno fatto mai niente di male e quello che vorremmo è soltanto una maggiore educazione e il rispetto delle regole. Ma non possiamo dire di essere felici: la loro presenza non soltanto non porta niente di buono, ma anzi allontana le persone. Sono così tanti e di razze diverse, che l’impressione è di non vivere neppure più nella nostra cultura, quella friulana ed europea, ma in un mondo, il loro, in cui è normale essere urtati per strada da persone ubriache, sporche e chiassose”. Per non correre il rischio di ritrovarsi come vicino di “casa” proprio un negozio etnico, due anni fa la titolare di Tecno Corse ha acquisito anche i locali lasciati vuoti dalla fioreria. “Ma se potessimo – confessa la signora Cuffolo – non esiteremmo a trasferirci altrove”.Un’ipotesi accarezzata da Raffaele De Martin, che con il suo “Gelatone” (posto a pochi metri dall’incrocio tra via De Rubeis e viale Europa unita) distribuisce coni e coppette dal 1986. “Sì, cederei volentieri l’attività – spiega – ma non tanto perché ce l’abbia con le persone di colore, quanto per le difficoltà create da chi ci amministra”. Un esempio? “Dall’anno scorso – continua De Martin – cioè da quando il Comune ha realizzato la pista ciclabile davanti al mio e agli altri negozi posti lungo questo lato della strada, riducendo da tre a due le corsie del viale, ho perso il 40 per cento delle vendite”. Quanto ai “neri”, il signor De Martin preferisce risolvere le incomprensioni per conto proprio. “Hanno semplicemente un altro modo di vivere – osserva – e da emigrante quale sono stato anch’io per 23 anni in Germania, non me la sento proprio di parlare male dei nostri extracomunitari. Certo, sono rumorosi e tendono a non rispettare le nostre regole. Ma basta spiegar loro che sbagliano, per ottenere qualche risultato. D’altronde – conclude – , “furbos e mones” sono dappertutto”.
Le contromisure. Coprifuoco alla sera
messaggero veneto - 31 agosto 2007
Si sono imposti addirittura un coprifuoco per paura di subire aggressioni o intimidazioni da parte degli extracomunitari. D’inverno c’è chi dopo le 17 si chiude in casa, d’estate si concedono “un’ora d’aria” in più. Sono alcuni degli anziani residenti in via De Rubeis, da qualche tempo sempre più “terra di extracomunitari”. Africani, per lo più, che affollano marciapiedi e parcheggiano in modo selvaggio, come denunciato nei giorni scorsi dai commercianti della zona. Che, per tutta risposta, hanno subito intimidazioni e minacce da parte di un gruppetto di stranieri.
“Sporcano, lasciando resti di cibo sui marciapiedi – lamenta una residente che vive in via De Rubeis da 54 anni – e a noi tocca pulire quello che loro lasciano a terra. E come se non bastasse, il Comune ha tolto i cestini e i due cassonetti non vengono usati”. Più di qualche residente, soprattutto gli anziani, sono stufi di questa situazione e non esitano a schierarsi dalla parte dei negozianti. “Hanno ragione – dicono – e hanno la nostra piena solidarietà.
Ma a preoccupare non sono soltanto sporcizia e soste selvagge. “A disturbare – spiega l’anziana residente – sono anche i festini privati nelle abitazioni: musica alta e botti fino a tarda sera. Una delle ultime volte in cui ho dovuto chiamare i carabinieri – continua – era la sera del 15 agosto. I colombiani che abitano in casa Micoli hanno tenuto fino a mezzanotte la musica altissima e hanno fatto esplodere diversi petardi in cielo”. Non basta. “In strada – racconta ancora – gli extracomunitari affollano i marciapiedi senza nemmeno lasciarci passare. Fanno i padroni a casa nostra. Ho paura di uscire di casa la sera, così d’inverno dopo le 17 io, ma anche molti miei vicini anziani nella mia stessa condizione, ci chiudiamo in casa, mentre d’estate prolunghiamo la permanenza fuori fino alle 18”.
Insomma, un clima di preoccupazione fra i più anziani, puntellato da quotidiani episodi di malcostume. Meno intimorite, alcune giovani coppie residenti in via De Rubeis puntano invece il dito contro l’amministrazione comunale e la circoscrizione. “Il problema – dicono – è di malcostume e su questo Comune e circoscrizione non hanno fatto nulla. Nell’ultimo anno questa zona è stata abbandonata e i vigili hanno abbassato la guardia”.
Via de rubeis, più controlli per gli stranieri
il gazzettino - 28 agosto 2007
Dopo le aggressioni verbali e le minacce di un gruppo di tre extracomunitari ai danni di due negozianti di via De Rubeis, arrivano anche le prese di posizione del mondo della politica: la Lega Nord, ma anche la Fiamma Tricolore, entrambe intenzionate a dare battaglia.
"L'immigrazione selvaggia che questa amministrazione di centro sinistra ha favorito negli ultimi anni - dichiara Luca Dordolo, presidente della commissione sicurezza della Lega - porta da tempo i suoi velenosi frutti soprattutto laddove è più numerosa la concentrazione di negozi etnici privi di qualsiasi controllo sanitario e fiscale e gli insediamenti demografici sono incontrollati".
Borgo Stazione, continua Dordolo, "è diventata oggi triste simbolo di degrado umano e ambientale e quest'ultimo episodio non fa altro che confermare che la situazione sta ogni giorno di più sfuggendo di mano. L'arroganza di questi novelli "ras del quartiere" che pretendono oggi di riservarsi un parcheggio gratuito usufruendo delle zone di carico e scarico e persino degli stalli per cicli e motocicli ha colpito persino chi, residenti e negozianti locali, ha più volte dimostrato non solo tolleranza, ma anche accoglienza e solidarietà e viene così impunemente aggredito e insultato".
Da qui le intenzioni di scendere nuovamente in strada, rievocando le ronde padane: "Intendiamo, qualora non vengano prese immediatamente adeguate contromisure da parte degli organi preposti, intervenire a solidarietà dei residenti friulani e udinesi - conclude Dordolo - e cacciare a pedate nel sedere chi pretende di venire in casa nostra a dettare regole che non appartengono al vivere civile".
Per Stefano Salmè, coordinatore regionale della Fiamma, una situazione del genere potrebbe portare gli udinesi a lasciare il territorio. "Laddove vi è una presenza massicia di immigrati portatori di una cultura lontanissima dalla nostra, gli italiani che risiedono o lavorano in zona sono costretti, prima o poi, a lasciare il territorio. Da candidato sindaco, propongo una presenza consistente della polizia municipale nelle zone della città con maggiore densità di immigrati, una capillare attività di controllo dei residenti immigrati ed infine la soppressione di contributi e sussidi a loro favore".
"Basta enfatizzare le tensioni con gli immigrati"
il gazzettino - 1 settembre 2007
di Irene Giurovich
Il sensazionalismo che fa male e uccide l'integrazione possibile: la vede così l'assessore regionale all'Immigrazione, Roberto Antonaz, la situazione "montata" in Borgo Stazione dopo i recenti fatti di cronaca che hanno visto protagonisti l'edicolante di via De Rubeis e un gruppo di nigeriani. «Bisogna migliorare molte cose in questo quartiere, ma certamente rispetto a una via Anelli di Padova o ad altre città qui si vive in un'isola d'oro», ha premesso nella prima "ispezione" de lla zona eseguita assieme alla de legazione composta dal consigliere regionale Franzil e dai rappresentanti di Cgil e Arlef. Ghetti e criminalizzazione da scongiurare: «Non è possibile enfatizzare ogni volta un episodio che vede coinvolti gli immigrati - ha tuonato Antonaz - mi chiedo come mai non si costruisca il caso se a compiere un'azione illegale è un friulano, mentre ci si sofferma a creare il castello se la compie un extracomunitario».
A parte questa mentalità distorta, resta un punto fermo nell'analisi di Borgo Stazione da parte de ll'assessore: «Non abbiamo situazioni di tensioni particolari». Ha gettato acqua sul fuoco all'interno de l negozio Africa Shop, dove si sono incontrati l'edicolante Gianni Cainero, tacciato di razzismo da un gruppo di nigeriani (alcuni de i quali sono già andati a scusarsi) e il titolare de ll'esercizio commercialie, Antony Idolor.
A spiegare come mai questa zona perennemente sotto i riflettori non sia de generata a livello di una via Anelli c'è il sentimento di comprensione e apertura che contraddistingue il friulano, secondo l'interpretazione de ll'assessore: «È stata la nostra gente, per prima, a diventare emigrante, quindi conosce bene le fatiche e il peso di una vita fuori dalla patria». Questo non significa stare con i remi in barca e farsi trascinare dalla corrente, dal momento che «è doveroso evitare scivolamenti: una strada potrebbe essere quella di non confinare soltanto in alcune ristrette parti de lla città gli immigrati, bensì rende re loro accessibile, anche sotto il profilo economico, tutta l'area urbana».
Non vuole sentire recriminazioni generaliste Abdou Fayè (Cgil): «Non si può parlare de i nigeriani come fossero tutti de i maleducati, facendo il gioco di chi vuole strumentalizzare la presenza immigrata». Un plauso alla proposta di creare il primo Centro interculturale è stato formulato da Fallou Niang (Cgil) e da Franzil che ha comunque strigliato l'amministrazione comunale, rea di «non aver mosso un dito per Borgo stazione, dall'urbanistica al coinvolgimento negli eventi culturali e negli appuntamenti mondani. Un suggerimento? Ampliare la rete de i servizi sociali».