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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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Udine "sotto choc": viale XXIII marzo, la pistola, gli stranieri?

Autore: Orma



Commerciante oro ucciso a colpi di pistola
corriere.it, 17 settembre 2007

20:42 - UDINE, Il titolare di un piccolo negozio di compravendita di oro usato di Udine e' stato ucciso questo pomeriggio alle 18, freddato da almeno un colpo di arma da fuoco. La vittima e' Giacomo Patti, 35 anni. L'uomo dapprima e' stato tramortito con un pugno in pieno volto e poi raggiunto da un colpo di pistola che e' andato dritto al cuore. All'origine dell'omicidio apparentemente una contrattazione finita male, anche se non e' ancora stata esclusa l'ipotesi della rapina. (Agr)



Udine, gioielliere ucciso con sei colpi di pistola ma nel suo negozio non manca nulla
il messaggero.it, 17 settembre 2007

UDINE. Un gioielliere che ritirava oro usato è stato ucciso da sei colpi di pistola calibro 38 nel negozio di famiglia, a Udine, in viale XXIII Marzo numero 8, a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria. L'uomo, Giacomo Patti, 35 anni, celibe, originario di Rovigo, è stato ritrovato in una pozza di sangue nel negozio. Verso le 18.10 alcuni clienti sono entrati nel negozio, ma il locale appariva deserto e si sono quindi rivolti al negoziante accanto, che li ha accompagnati. Dietro il bancone hanno trovato il cadavere crivellato da colpi al torace e al collo. Il medico legale fa risalire l'ora del decesso a circa le 17;30. Le indagini sono a 360 gradi, non si esclude nulla. Il fatto rilevante è che sembra che nulla sia stato rubato dal locale, né gioielli né denaro. L'arma del delitto non è stata ritrovata.




Un'amica: «Mi disse: sono sicuro, ho lo spioncino» La Lega: «Amministratori complici del delitto»
il gazzettino, 18 settembre 2007

Un negozietto "Golden service" al n. 8 di viale XXIII marzo a Udine, due auto della Polizia messe di traverso, gli agenti a far scorrere il traffico all'ora di punta - le 7 di sera - e gli amici, i curiosi, i vicini che quasi assediano polizia e carabinieri. In una stanza all'interno freddato da tre colpi, uno dritto al cuore, Giacomo Patti, commerciante in oro usato. Il procuratore Giancarlo Buonocore dice lo stretto indispensabile: «Omicidio con arma da fuoco, si presume a scopo di rapina. Non ci può escludere che ci sia stata una reazione della vittima, è da verificare. Sentiremo tutti i testimoni». «Non posso dare indicazioni a chi legge i giornali e poi rilascia dichiarazioni sulla base di ciò che ha letto». «Era all'interno del negozio, disporremo l'autopsia». Non si sbilancia il medico legale Carlo Moreschi. Neppure sull'ora del delitto. Il corpo è stato ritrovato alle 18. Alle 20 il cadavere viene rimosso, alle 21 la Polizia scientifica finisce il lavoro.

Fuori, sulla strada, tanti hanno già risolto il giallo. «Sono qui a vedere l'isola felice, la città dove non succede mai niente», polemizza il consigliere comunale Diego Volpe Pasini di Sos Italia. E Luca Dordolo, che si occupa di sicurezza e immigrazione in commissione per la Lega Nord, si scatena: «È una situazione che denunciamo da anni, consideriamo l'amministrazione complice di questi fatti, da questo delitto a quello avvenuto pochi mesi fa in Borgo Stazione. Perchè abbiamo più volte sollecitato la giunta per maggiori controlli sulle residenze».

Nessuno degli investigatori parla di extracomunitari, ma il quartiere cresciuto lungo il viale è proprio di questo ha paura: degli stranieri. Soprattutto le anziane, scese sulla strada con lo scialle sulle spalle: «È un quartiere sicuro, non è mai successo niente, ma adesso dopo tutti gli ultimi fatti, quali sono i posti sicuri? Bisogna chiudersi in casa, si figuri se le dico il mio nome... ». E giù ad elencare gli ultimi fatti drammatici di cronaca nera . «Qui una volta si poteva uscire fino a tardi, adesso ci sono troppi estranei. Poi, cosa possono aver rubato? Non era un gran gioielliere, avrà avuto in cassa mille euro. Questi sono balordi». E Maria Mattia, che vende angurie e conosce tutti, dice che lei aveva chiesto alla vittima "Hai paura? «Ma lui aveva uno sportellino per controllare chi entrava e si sentiva tranquillo», racconta. Roberto Conz, che della vittima era amico e lo vedeva ogni giorno aprire e chiudere il negozio, aggiunge: «Forse per un'attività come la sua non si era protetto abbastanza».



Ora il quartiere scopre di vivere nella paura

il gazzettino, 18 settembre 2007

Un delitto che porta la paura in un quartiere della città che vorrebbe sapersi tranquilla. Teatro è un negozietto "Golden service", all'8 di viale XXIII marzo a Udine.

Alle sette di sera due auto della Polizia messe di traverso a bloccare il marciapiede e la pista ciclabile, gli agenti a far scorrere il traffico all'ora di punta del rientro e gli amici della vittima, i curiosi, i vicini che quasi assediano polizia e carabinieri. In una stanza all'interno, freddato da tre colpi, uno dritto al cuore, Giacomo Patti di 35 anni, commerciante in oro usato.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Buonocore dice lo stretto indispensabile: «Omicidio con arma da fuoco, si presume a scopo di rapina. Non ci può escludere che ci sia stata una reazione da parte della vittima, è tutto da verificare. Sentiremo tutti i testimoni in Procura», fine. «Per non dare indicazioni a chi legge il giornale e poi rilascia dichiarazioni sulla base di ciò che ha letto». «Sì, era all'interno del negozio, procederemo domani con l'autopsia», non si sbilancia il medico legale Carlo Moreschi. Neppure sui colpi partiti, sull'arma, sull'ora del delitto: «Mi riservo». Il corpo è stato ritrovato alle 18. Alle 20 viene rimosso, alle 21 la Polizia scientifica ha finito il suo lavoro, ora tocca procedere nell'indagine.

Ma fuori, sulla strada, tanti hanno già risolto il giallo, dubbi zero. «Sono qui a vedere l'isola felice, la città dove non succede mai niente», polemizza il consigliere comunale Diego Volpe Pasini di Sos Italia ed è come se desse l'avvio. Luca Dordolo, che si occupa di sicurezza e immigrazione nella commissione della Lega Nord, si scatena: «È una situazione che denunciamo da anni, consideriamo l'amministrazione complice di questi fatti. Da questo delitto a quello avvenuto sempre quest'anno in Borgo Stazione. Perchè abbiamo più volte sollecitato l'amministrazione comunale a maggiori controlli sulle residenze, ci sono ancora troppi clandestini». Nessuno degli investigatori impegnati e ancor meno la Procura ha mai parlato di extracomunitari, ma il quartiere cresciuto lungo il viale cittadino, proprio di questo ha paura: degli stranieri. Soprattutto le donne anziane. Sono scese sulla strada con lo scialle sulle spalle, arrivate fa tutte le case vicine, parlano fra loro: «Questo è un quartiere sicuro, non è mai successo niente, ma adesso dopo tutti gli ultimi fatti, quali sono i posti sicuri? Bisogna chiudersi in casa, si figuri se le dico il mio nome... ». E giù ad elencare gli ultimi fatti drammatici di cronaca nera. «Qui una volta si poteva uscire fino a tardi per andare mangiare il gelato, adesso ci sono troppi estranei. Poi, cosa possono aver rubato? Non era un grande gioielliere, avrà avuto in cassa mille euro. Questi non sono professionisti, sono balordi». Maria Mattia, che vende angurie in questa zona e conosce tutti, dice che sì, lei aveva chiesto a Giacomo Patti "Hai paura? «Ma lui aveva uno sportellino per controllare chi entrava e si sentiva tranquillo», racconta. Niente telecamere, nessuna blindatura.

Roberto Conz, che della vittima era diventato amico a forza di vederlo ogni giorno aprire e chiudere il negozio nelle stesse ore in cui lo faceva lui, aggiunge: «Forse per un'attività come la sua non si era protetto abbastanza». Ma in fondo questo non era mai stato un quartiere a rischio, in fondo il vero disturbo viene gran traffico a tutte le ore e a volte da locale che tiene aperto fino a tardi.

Un amico arriva in bici stravolto: «È vivo? È vivo?». Capisce dagli sguardi e dalla scena che non è così e si allontana quasi barcollando. Qualcuno si preoccupa di sapere se sia stata avvertita la fidanzata che viveva con lui in via Buttrio, già ma chi ha il numero di telefono nel quartiere? Qui fra piccoli negozi, edicola, farmacia, bar, residenti, in fondo si conoscono un po' tutti e molti hanno venduto qualche oggettino d'oro a Giacomo Patti. Un ragazzo giovanissimo impreca: «Maledetti, maledetti. Lo conoscevo perchè mi aveva comperato dell'oro, era appena tornato dalle ferie in America». Tanto perbene, tanto generoso, dicono tutti. Convinto di non poter essere un bersaglio.


Nel quartiere sette omicidi in dieci anni
messaggero veneto, 18 settembre 2007

Sette morti in dieci anni. In un solo quartiere. Un bilancio grave per una città come Udine, dove la criminalità non è certo ai livelli di altre zone di Italia e dove le autorità ripetono che proprio la sicurezza rimane in cima alla lista delle priorità. Quelli avvenuti tra viale 23 marzo via della Cernaia, viale Ungheria e la zona di viale Leopardi sono delitti di matrice completamente diversa, ma in ogni caso avvenuti nel giro di poche centinaia di metri l'uno dall'altro.

Il primo di questa serie nera risale al 13 maggio '97, quando uno studente sedicennne in preda ad uno scatto d'ira uccide a coltellate la sua professoressa di inglese Santa Pagnucco, di 40 anni, che gli sta impartendo una lezione privata di inglese. L'omicidio avviene a casa della professoressa, in un appartamento di viale Ungheria 125. Viene rintracciato dopo qualche settimana dalla polizia, tradito da un'impronta. Il 23 dicembre 1998, sempre in viale Ungheria, davanti al negozio "Centroautoradio", una bomba scoppia e dilania tre poliziotti che erano intervenuti sul posto: Giuseppe Guido Zannier, 34 anni, Adriano Ruttar (41), e Paolo Cragnolino (33). E' ancora in corso il processo d'Appello alla ricerca della verità su questa vicenda.

Il 9 ottobre 2004 la prostituta Donatella Cordenons, viene trovata morta in via Canapificio: è stata vista per l'ultima volta in viale Leopardi mentre saliva sull'auto di un cliente. L'assassino non è stato ancora trovato. Il 10 marzo di quest'anno l'algerino Abdelmalek Bayout, 37 anni, (poi arrestato) accoltella in via della Cernaia il colombiano Walter Felipe Novoa Perez, 32 anni. Lo aveva scambiato per un'altra persona. Ieri, l'ultimo delitto, in viale 23 marzo: la vittima è Giacomo Patti, 34 anni.



Città sotto choc e tra i politici è scontro
domenico pecile, messaggero veneto, 18 settembre 2007

Città sotto choc e accuse a palazzo. La città ammutolisce di fronte all'omicidio, mentre da diverse forze politiche si alza l'accusa nei confronti dell'amministrazione comunale "rea" di scarsi controlli e di buonismo nei confronti dell'incipiente devianza. Intanto, oggi, come auspica il vicesindaco diessino, Enzo Martines, dovrebbe tenersi un vertice con questore e prefetto.

"E' un fatto gravissimo, ne sono venuto a conoscenza da pochi minuti. Sono sotto choc come credo tutta la città non appena verrà a sapere del delitto. Il mio primo pensiero corre ai familiari". Così la reazione del vicesindaco di Udine, Enzo Martines, il quale aggiunge di parlare senza conoscere i dettagli, "ma è evidente che si tratta di un fatto cruento al quale non siamo abituati. Attendiamo tutti i riscontri delle forze dell'ordine. Domani con il sindaco faremo il punto e chiederemo, così suppongo, un vertice con il prefetto e con il questore. Lo ripeto, non conosco i particolari, ma credo che purtroppo non serva".

"Quando una città si riempie di persone che non hanno rispetto per la vita - commenta Diego Volpe Pasini di Sos Italia -, questi fatti diventano purtroppo prevedibuli. La città deve rimettere al centro il rispetto per la vita. La criminalità locale - insiste - non era abituata a uccidere, a prescindere che l'assassino sia uno straniero o un italiano". Per Volpe Pasini "la sicurezza è una richiesta imprescindibile. La politica la smetta di fare finta di non vedere. Basta con il buonismo".

"Lo vedevo quotidianamente, andavamo a bere il caffè assieme tutte le mattine al bar Trieste. Era un ragazzo splendido, disponibile". La testimonianza è di Stefano Salmè, segretario regionale della Fiamma tricolore. "Non voglio fare le previsioni su questo barbaro omicidio - insiste - ma è certo che una cosa del genere inquella zona non era mai accaduta. L'altra settimana, anche se nessuno ne ha parlato, avevamo saputo che un italiano prelevando soldi da un bankomat (sic) era stato assalito da un gruppo di colombiani. Poi qualcuno dice che speculiamo per motivi politici. Il problema è ormai la sicurezza".

"Anche in una società apparentemente sana come quella udinese, non ci si può adagiare sulla generica onestà degli individui", dice Cristiano Lesa, presidente della Circoscrizione Udine centro, e responsabile del tema "sicurezza" dell'associazione EssereUdine. "Da troppo tempo, tutti noi, abbiamo abbassato la guardia nei confronti dei pericoli che possono derivare da un vero imbarbarimento della nostra società, e i fattori di moltiplicazione del rischio di sicurezza sono aumentati. Le aree di degrado - aggiunge - non hanno ancora una sufficiente risposta nei presidi di polizia, che paiono spesso inadeguati. E' il caso a mio avviso di rivedere anche il ruolo del Comune di Udine sul tema sicurezza, rinnovare le sinergie con tutte le forze di polizia e predisporre nuovi piani e nuove strategie. Il contributo alla sicurezza deve giungere dalla partecipazione attiva di tutti i cittadini, in fondo, conclude Lesa, siamo noi cittadini i custodi e i responsabili della serena convivenza, ed è il nostro comportamento fedele alla legalità che genera maggiore sicurezza".

"Il primo pensiero è di dolore per la vittima i suoi familiari e i suoi amici. Poi però subentra la rabbia: la Lega Nord è 4 anni che sollecita il Comune a fare qualcosa: ci sono dunque delle responsabilità indirette". Questo il commento di Luca Dordolo, responsabile per la sicurezza del Carroccio. "Tocca al Comune il primo controllo. Insomma, manca il controllo politico. Più che le ronde - rimarca - servono i comitati di salute pubblica erchè qui c'è un sistema politico che favorisce l'invasione e l'immigrazione selvaggia".

"Cresce il senso di insicurezza nella nostra città. C'è una profonda crisi dei rapporti sociali e una risposta della politica a tutti i livelli, assolutamente inadeguata. Molti hanno sottovalutato il fenomeno criminale che esiste anche a Udine. Occorrono nuove risorse per i sindaci", dichiara Gianfranco Leonarduzzi dei Radicali italiani. Che aggiunge: "Per lungo tempo, gli amministratori hanno sottovalutato la questione della sicurezza e della legalità. Il problema della sicurezza deve essere fondamentale per il cittadino. Guai a dissimulare il fenomeno come fa il ministro Ferrero, il tema della sicurezza dei cittadini deve essere assunto come priorità per qualsiasi amministrazione".

"Anche nella margherita c'è chi come me ritiene da tempo che ci sia bisogno di maggiore sicurezza nella zona della stazione e critica la politica dell'assessore Cortolezzis", chiosa Marco Belviso.





Si scava nelle frequentazioni lavorative di Giacomo Patti, l'orafo di Udine crivellato di colpi da un killer spietato. Si fa strada l'ipotesi dello "sgarro" nei confronti di un cliente scomodo
friuli news. 18 settembre 2007

Gli inquirenti brancola