Autore: Orma
da: il piccolo
17 luglio 2007
C'è un matrimonio gay registrato all'anagrafe del Comune di Trieste. E' il matrimonio tra F.C., 40 anni, triestino, ed E.R., 41 anni, cittadino svizzero. F.C. ed E.R. si sono sposati regolarmente il 31 luglio del 2006 a Maiorca, in Spagna, dove vivono e lavorano, e dove i matrimoni omosessuali sono legali. Nel novembre scorso F., che mantiene la cittadinanza italiana, è tornato a Trieste per registrare all'anagrafe il suo nuovo stato civile: coniugato. Si è presentato al Comune, ha consegnato il certificato di matrimonio spagnolo, e senza battere ciglio l'impiegata ha registrato l'avvenuto sposalizio. Ora, a tutti gli effetti, per il Comune di Trieste F.C. ed E.R. sono coniugi. Lo stesso ha fatto E.R. in Svizzera, dove è in vigore la legge federale sull'«unione domestica registrata» delle coppie omosessuali. Così quando F. va nella repubblica elvetica ora non ha più il dovere di giustificare il motivo e la durata della sua permanenza in quel Paese.
La registrazione al Comune di Trieste è la conseguenza di un atto che dovrà evidentemente essere chiarito: F.C. legalmente non poteva registrare il suo matrimonio contratto in Spagna, ma di fatto ora risulta agli archvi, e nessuno l'ha ancora invalidata. Per F.C., invece, si è trattato di un atto «dovuto».
«Ho solo voluto affermare un mio diritto - dice - in fondo in Italia pago le tasse, e sono gay anche in quel momento; adesso anche all'ambasciata italiana in Spagna io risulto sposato, e questa per me è una garanzia; in Italia la sessualità entra in campo solo quando è lo Stato a dover dare qualcosa».
La registrazione in Comune del matrimonio gay è stata dunque un'azione provocatoria, approfittando delle buona fede dell'impiegata, visto che il nome di E.R. ha un'assonanza che può trarre in inganno? «Sono andato negli uffici comunali tranquillamente e nessuno mi ha chiesto niente - risponde F. - ho consegnato il certificato di matrimonio rilasciato in Spagna e l'impiegata ha compilato il modulo mettendo il nome mio e quello di E. nelle apposite caselle riservate a marito e moglie; mi aspettavo che mi chiedessero qualcosa, magari una spiegazione sul nome di E., ma nessuno mi ha chiesto nulla, e il matrimonio è stato regolarmente registrato».
F.C. ed E.R. vivono insieme da otto anni. Gestiscono un negozio di arredamento a Maiorca e viaggiano spesso in Europa alla ricerca di mobili e oggettistica per la casa. Si sono sposati nel luglio dello scorso anno, non appena il governo Zapatero ha legalizzato le unioni gay. Una cerimonia sobria, con i genitori di entrambi, durante la quale si sono scambiati gli anelli.
«I miei genitori - racconta F. - all'inizio erano molto perplessi ma poi, vedendoci felici, hanno capito e approvato la nostra scelta. La mia vita e quella di E. - afferma - non sono cambiate, vivevamo già insieme da anni, ma adesso che siamo sposati ci sentiamo più tutelati».
In quanto alle polemiche di questi giorni sul permesso matrimoniale concesso al dipendente della Regione che si è sposato a Bruxelles, F.C. ribadisce che l'amministrazione regionale «non ha fatto altro che riconoscere un diritto di questa persona».
F.C. viene spesso a Trieste per lavoro e per trovare i familiari. Non si nasconde che il suo gesto - l'iscrizione allo stato civile dell'anagrafe come «coniugato» - potrebbe avere delle conseguenze, quantomeno sul piano amministrativo. Ma soprattutto spera che «quello che ho fatto possa stimolare un dialogo proficuo sulla via di un riconoscimento anche in Italia dei diritti degli omosessuali».
di Pietro Spirito
ha collaborato Laura Tonero
da: il piccolo
18 luglio 2007
Il Comune cancella il matrimonio gay Annullata la registrazione all'Anagrafe. Il triestino sarà denunciato per falso.
Il sindaco Dipiazza: «La legge italiana non riconosce queste nozze. L'impiegato è stato tratto in inganno dal documento in spagnolo»
Il Comune annullerà la registrazione del matrimonio gay fra il quarantenne triestino F.C. e il suo compagno svizzero, celebrato in Spagna e protocollato tre mesi dopo all'anagrafe di Trieste. Non solo: il Comune si prepara a denunciare F.C. per falso ideologico, in quanto ha consegnato all'impiegata del Municipio - omettendo le precisazioni del caso - un certificato di matrimonio in cui le generalità del suo coniuge (di nome Eugen, di 41 anni, ndr) venivano riportate come «mujer-femme», cioè «femmina» in spagnolo e francese.
Il caso del matrimonio gay accettato all'anagrafe viene così liquidato dal sindaco Roberto Dipiazza a poche ore dall'uscita allo scoperto di F.C., che vive e lavora con il suo compagno a Maiorca. In Spagna, dove il governo Zapatero ha legittimato i matrimoni omosessuali. «Quest'atto per noi è nullo», spiega Dipiazza con il certificato in questione fra le mani. «In Italia - aggiunge il sindaco - non abbiamo una legge che può validare un matrimonio fra due individui dello stesso sesso. Questo triestino ha presentato un documento spagnolo che riportava il suo nome come "marido" e quello del suo coniuge straniero, non identificabile istantaneamente come maschile o femminile, come "mujer". Gli impiegati dell'ufficio hanno preso atto correttamente del documento e l'hanno trascritto. Ma a questo punto le cose cambiano: la procedura di annullamento partirà immediatamente. Chiederemo la documentazione in Spagna e verificheremo, nel contempo, se ci sono gli estremi per far partire una denuncia d'ufficio».
«Non si tratta di un atto politico - mette infine le mani avanti Dipiazza - ma ho il dovere di tutelare i miei dirigenti e di far applicare la legge italiana. Se poi in futuro la legge cambierà, prevedendo unioni fra persone dello stesso sesso, allora mi adeguerò».
«In Italia grazie a Dio siamo ancora lontani da un ordinamento giuridico che preveda matrimoni omosessuali, dunque quest'atto non ha rilevanza ancorché contratto all'estero», dice invece esplicitamente Bruno Marini, numero uno provinciale di Forza Italia ed esponente dell'ala cattolica dei berlusconiani triestini.
La vicenda di F.C. è emersa pochi giorni dopo quella di Giulio Papa, il funzionario friulano che lavora nella sede di Bruxelles della Regione, sposatosi con un militare belga. A lui, di recente, la giunta Illy ha accordato il congedo matrimoniale. Tale decisione ha spaccato il mondo politico. Con An, in particolare, che ha bollato il congedo come «osceno», per voce del coordinatore regionale Roberto Menia. E in An, peraltro nel ruolo di presidente provinciale, milita pure Paris Lippi, vicesindaco e assessore ai servizi demografici di Trieste. Che, sul caso di F.C., tuona: «Manderemo alla procura i documenti per accertare se vi sia qualcosa di rilevante dal punto di vista penale. Questo personaggio non ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto davanti a un'impiegata in buona fede. Se avesse voluto portare avanti la battaglia per le unioni degli omosessuali, non avrebbe dovuto falsificare il sesso del suo coniuge. Così facendo, anche se non condividiamo i matrimoni gay, avrebbe avuto tutto il nostro rispetto. E invece la sua mossa altro non è stata che una furberia, paragonabile a uno scherzo di carnevale, a una goliardata».
«E' triste che una persona debba farsi riconoscere in questo modo un diritto civile che in quasi tutti gli altri paesi europei è già riconosciuto dal punto di vista normativo», rileva invece il segretario provinciale dei Ds Fabio Omero, ex presidente dell'Arcigay di Trieste. «Si sa - prosegue Omero - che l'Italia è uno degli ultimi paesi dell'Ue a non essersi ancora adeguato alle risoluzioni del Parlamento europeo in materia di unioni civili. Ci troveremo sempre più spesso davanti a situazioni di questo tipo se nel Parlamento italiano non se ne discuterà per tempo. So di altri casi di matrimoni gay contratti all'estero e non registrati in Italia che sono finiti davanti a un giudice, in particolare uno a Firenze e un altro a Latina: per farsi riconoscere l'unione civile queste coppie devono aspettare di percorrere tutti i gradi della giustizia nazionale contro l'Avvocatura dello Stato. Quando usciranno le rispettive sentenze della Cassazione potranno finalmente rivolgersi alla Corte di giustizia europea, appellandosi alle risoluzioni del Parlamento europeo».
«Se le norme permettessero la registrazione non ci sarebbe affatto da scandalizzarsi - chiude Roberto Decarli dei Cittadini - ma credo che, con tutti i problemi sociali che abbiamo qui a Trieste, questo caso sia tutt'altro che una priorità».
di Piero Rauber