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(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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Terrorista; no, guerrigliero; no, terrorista

Autore: Orma




Terrorismo, condannato Daki. Quattro anni al marocchino
Oriana Liso, La Repubblica, 24 ottobre 2007

MILANO - Dopo due assoluzioni e un annullamento, arriva una nuova sentenza per il marocchino Mohammed Daki e i due tunisini, Maher Bouyahia e Ali Ben Saffi Toumi, accusati di terrorismo internazionale in base a quell'articolo 270 bis entrato in vigore dopo gli attentati dell'11 settembre. Per questa accusa, ieri, la seconda corte d'appello di Milano ha condannato con rito abbreviato Daki a quattro anni di reclusione, gli altri due imputati a sei anni. Una sentenza che ribalta di fatto la decisione di primo grado, pronunciata dal gup Clementina Forleo e basata sulla distinzione tra la nozione di guerrigliero e terrorista, e quella dei giudici della prima corte d'appello milanese che avevano scavalcato quel concetto, stabilendo che il reclutamento di volontari da inviare come kamikaze in Iraq non è terrorismo.

Due pronunciamenti che avevano sollevato un vespaio, ma che a gennaio scorso la Cassazione aveva sconfessato, rinviando i tre imputati davanti a un'altra corte. E ieri, dopo la sentenza, sono arrivati gli opposti commenti di chi aveva portato in tribunale Daki e gli altri due e di chi li aveva assolti. "È stata accolta la tesi della procura e della procura generale che avevano contestato le conclusioni dei giudici precedenti - ha detto il procuratore aggiunto Armando Spataro - prese in base a una distinzione che ha sicuramente diritto di cittadinanza nei processi, ma nei casi concreti deve confrontarsi con gli elementi emersi nelle indagini e che secondo noi erano stati trascurati".

Solo in punto di diritto il commento del giudice Clementina Forleo: "Mi meraviglia che il processo a Daki sia stato celebrato comunque, perché essendo stato espulso aveva un legittimo impedimento". Il marocchino, infatti, non era in aula e su questo si era giocato il possibile rinvio: il suo legale Vainer Burani aveva opposto il legittimo impedimento del suo cliente a essere in Italia e quindi in tribunale. Daki è stato espulso in base alla legge Pisanu nel dicembre 2005 e, secondo l'avvocato, da allora è senza passaporto. Un motivo non provato e non sufficiente, per i giudici, che l'hanno dichiarato contumace andando avanti nella discussione. Da Casablanca Daki ha solo detto: "Sono innocente, ora ho un motivo in più per tornare in Italia e far valere le mie ragioni".

Il processo bis ha avuto tempi brevissimi: ieri mattina si è aperta l'udienza e alle cinque e mezza, dopo meno di due ore di camera di consiglio, i giudici hanno emesso la sentenza, le cui motivazioni saranno note tra quindici giorni ma che potrebbero ricalcare la requisitoria fatta dal sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, che in aula ha detto: "La sentenza di primo grado guarda con benevolenza gli imputati, che qualifica guerriglieri quasi identificandoli come soldati di guerre di liberazione del proprio paese oppresso.

Ma gli atti parlano di attentati in Italia contro una caserma dei carabinieri di Napoli, contro la metropolitana milanese e il Duomo di Cremona. Dove sono le guerre di liberazione? Da chi?". Mentre Burani e gli altri due legali, Leccisi e Nebuloni, annunciano ricorso in Cassazione, si profila la possibilità di una denuncia per diffamazione contro uno degli imputati, Toumi, che ieri ha lanciato gravi accuse di scorrettezza negli interrogatori contro Spataro - che oggi torna in aula per sostenere l'accusa nel processo per il sequestro dell'imam Abu Omar - e i pm Stefano Dambruoso e Elio Ramondini.


Expelled Moroccan is convicted by Milan appeals court on terror charge
International Herald Tribune, 23 ottobre 2007

ROME: A Milan appeals court on Tuesday convicted a Moroccan of international terrorism, even though the man had been expelled from Italy two years earlier. Mohamed Daki was deported from Italy to Morocco in 2005. His case made headlines in Italy earlier that year when a Milan acquitted him and two Tunisians of international terrorism charges, ruling their actions were those of guerrillas, not terrorists. The ruling set off a firestorm in Italy.

Daki was arrested in April 2003 after he arrived in Italy from Germany. His arrest was part of an Italian investigation into links with an extremist group based in northern Iraq, Ansar al-Islam, which officials say is connected to Al-Qaida. The group is believed to recruit foreign fighters to battle U.S.-led coalition forces and has staged suicide attacks in Iraq.

Daki's lawyer, Burani Vainer, confirmed Italian news reports that his client had been convicted in absentia by the appeals panel Tuesday and sentenced to four years in prison. Vainer said he would appeal to Italy's top court for criminal cases by contending that his client's rights were violated because the trial went ahead even though Daki was impeded from attending his own trial. "He asked to come to Italy for the trial but couldn't because Morocco hasn't given him a passport," Vainer said in a telephone interview.

Shortly after his expulsion, a Moroccan court threw out terror charges against Daki.



Forleo sconfessata, Daki condannato
La Stampa, 23 ottobre 2007

I giudici della corte d’Assise d’Appello di Milano, seguendo le indicazioni della Cassazione che aveva annullato le assoluzioni decise dal gup Forleo e dai colleghi di un’altra sezione del secondo grado, condannano Mohamed Daki e altri due imputati per terrorismo internazionale.

Quattro anni a Daki, 6 anni a Toumi Ali Ben Sassi e Bouyahia Maher. La difesa parla di «sentenza prefabbricata». Toumi al momento di prendere la parola in aula denuncia di essere stato convocato dai pm di Milano e sentito senza difensore, oltre che «minacciato» nel caso non avesse collaborato. Il pm Elio Ramondini gli avrebbe detto: «O collabori o ti faccio avere 10 anni di carcere».

L’imputato accusa anche Stefano D’Ambruoso e Armando Spataro. Spataro: «Non vale la pena di replicare al primo che passa». Il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale deposita un atto della procura di Brescia in cui si dice che Dambruoso non è mai stato indagato e che un procedimento contro Daki per diffamazione si è chiuso con l’archiviazione.

Il pg sentite le dure accuse di Toumi non chiede la trasmissione delle dichiarazioni al suo ufficio per trametterle a Brescia. Insomma non si saprà mai se gli imputati abbiano detto il vero o il falso in relazione alle indagini sul terrorismo. Parla anche Forleo per ricordare: «Daki era stato espulso dall’Italia e quindi impossibilitato a comparire nel suo processo e difendersi». La difesa di Daki in effetti aveva eccepito la circostanza spiengando che il marocchino sta a Casablanca ma senza documenti perchè le autorità non gliele consegnano. E la corte presieduta da Sergio Vaglio rigettava l’eccezione spiegando di non avere la prova che Daki è senza passaporto. Vainer Burani, l’avvocato: «Ma io come faccio ad avere una prova del genere dal Marocco?».

Daki raggiunto sul telefonino in Marocco: «Si tratta di una sentenza ingiusta emessa in mia assenza in un processo in cui ero impossibilitato a comparire. Io non ho mai fatto niente di male. La prova delle mia innocenza è che venni arrestato e avevo il mio passaporto. Quindi non l’avevo mai dato ad altri come sostiene l’accusa. Adesso scriverò ai giudici, non posso fare altro».

Daki aggiunge che sprovvisto di documento di identità non può lavorare. La corte di Milano ha accolto in sostanza le richieste del pg che aveva sollecitato 6 anni per Daki e 8 per gli altri 2 imputati e parlato di «abbondante materiale probatorio per condannare», citando le intercettazioni e le videocassette sequestrate inneggianti alla guerra santa. Per Antonio Nebuloni legale di Maher «in 18 faldoni non c’è traccia di una fionda, di un tirapugni, questo è un processo mediatico in cui bisogna condannare per forza».



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