Autore: Orma
il gazzettino13 agosto 2007Può capitare di trovarsi in una condizione in cui anche scegliere diventa difficile ed è così che ci si abbandona alla quotidianità che si è stati abituati a vivere. Forse senza nemmeno farsi domande, forse senza nemmeno pensare che possa esistere e che si possa aspirare a qualcosa di meglio. Stefania Paquola viveva in via Riccardo Di Giusto, uno dei quartieri udinesi dove è più facile scontrarsi con lo strazio dei problemi.
Via Riccardo Di Giusto 90: per entrare in casa le conveniva prendere l'ascensore e pigiare sul tasto del 5. piano. «Fare le scale è lunga», avverte un ragazzino al pian terreno. Pochi secondi e si sarebbe trovata in un grande terrazzo: le entrate per gli appartamenti, incastrati in modo da contenere quanta più gente è possibile, stanno al centro; tutt'attorno si vede il panorama del quartiere, altri palazzi, altri alloggi, altre storie. Guardare giù fa un po' paura, il parapetto non è tanto alto e non ci sono protezioni. Dritta a sinistra, l'ultima porta in fondo.Ieri la porta era aperta, in casa restava la mamma Alberta e la sorella Paola. Senza parole.
Il dolore per aver perso una figlia e una sorella può lasciare frastornati. Mingherlina, con il viso scavato dai segni di un esistenza sofferta e dal dolore della più recente scomparsa, mamma Alberta non se la sente di parlare. Sono passati solo pochi anni da quando ha perso il marito e si è trovata a vivere da sola con Stefania (un terzo figlio vive a Castions di Strada).«Sono stata prima da lei - ha raccontato Fiorina Bevilacqua che abita in un appartamento vicino - mi ha raccontato quello che è successo ma non riesco ancora a crederci». Fiorina aveva visto Stefania solo qualche ora prima, verso mezzogiorno: «Stavo pulendo le scale e lei è passata con il suo cane, lo stava portando a spasso. Era una ragazza che non dava problemi». «Di poche parole e gentile», così la ricorda la famiglia Rivers che abita nello stesso pianerottolo. «Ogni tanto faceva la babysitter - ricorda Flavia - per un periodo si è anche occupata anche delle figlie dei suoi vicini di casa, le andava a prendere all'asilo e le riaccompagnava a casa».Tutti, in quel pianerottolo, ricostruiscono increduli e sorpresi la stessa figura: Stefania, la ragazza dai capelli lunghi e neri che poco aveva dato di che lamentarsi in quel grande palazzo. Nemmeno il parroco della parrocchia di Gesù Buon Pastore se la sente di rilasciare un commento, anche lui conosceva Stefania, ma non vuole dire altro.
Valentina Mansutti
da: il gazzettino
13 agosto 2007
Una giovane donna trovata morta sul pavimento, vicino al letto, la faccia contro il cuscino. Stefania Paquola aveva 27 anni, una vita disagiata, vissuta ai margini, in uno dei quartieri più difficili della città: via Riccardo Di Giusto. Per le circostanze del ritrovamento si è insinuato nei soccorritori il sospetto di una morte violenta eil medico del 118 ha fatto risalire il decesso a una "possibile asfissia provocata". Solo l'autopsia potrà sciogliere i dubbi. Anche se sulla base dei primi riscontri medico-legali e al termine degli accertamenti, l'ipotesi ritenuta più probabile dagli inquirenti è che il decesso sia riconducibile a cause naturali.
Oggi il pm Barbara Loffredo conferirà al medico legale Gionata Maria Mazzolo l'incarico di effettuare l'autopsia, esami tossicologici compresi, accertare la causa della morte e risalire all'ora del decesso. La polizia, impegnata con le pattuglie della Volante e gli investigatori della Squadra Mobile, ha già ricostruito le ultime ore di vita della ragazza e rintracciato l'uomo che sabato sera era nella sua abitazione, al civico 90 di via Di Giusto. Si tratta di Maurizio Papais, un quarantenne di Cordenons. Con Stefania e la madre Alberta Del Negro, 55 anni, avevano appuntamento per una pizza.Lui è arrivato a Udine con il suo scooter ed è andato in via Di Giusto a prendere le due donne. Stefania Paquola gli ha offerto un superalcolico. La ragazza, etilista e con problemi di salute, era euforica a causa dell'abuso di alcolici. Papais si è preoccupato. «Non puoi fare questa vita», le ha detto, ma lei non accettato l'osservazione. Alberta Del Negro è riuscita a calmare la figlia, l'ha accompagnata in terrazza, dove la giovane è caduta a terra. Erano quasi le 21. È stato Papais a sollevarla e portarla in camera, dove l'ha adagiata sul letto (nel soccorso lei lo ha anche graffiato leggermente in faccia). L'uomo si è sentito in dovere di rimproverare la madre. La donna si è arrabbiata, ha rotto due bottiglie scaraventandole a terra ed è uscita. Rimasto solo, Papais ha raccolto i cocci. Pulito il pavimento, si è fermato ancora un po' nell'appartamento e verso le 22.30 ha deciso di andarsene.Stava uscendo, quando ha sentito un tonfo e si è allarmato (sul pianerottolo ha incontrato un giovane extracomunitario che ha confermato la sua versione). È andato in camera e ha trovato la ventisettenne a terra. Era caduta dal letto. «La sentivo sbuffare, mi pareva russasse», ha detto alla polizia. Ma quei suoni molto probabilmente erano dei rantoli, gli ultimi segni di vita di Stefania Paquola. Papais ha cercato di sollevarla, ma non ce l'ha fatta. E allora le ha sistemato un cuscino sotto la testa e ha lasciato l'abitazione. È andato in Borgo Stazione, dove ha rintracciato Alberta Del Negro e l'ha avvertita che la figlia stava dormendo sul pavimento.La donna è rincasata verso mezzanotte. La porta della camera di Stefania era socchiusa. «Sarà venuto il fidanzato a prenderla», ha pensato tra sè. Poi ha spinto la porta e ha visto la ragazza a teStefania Paquola non è stata soffocata. L'autopsia, eseguita ieri pomeriggio, ha escluso un decesso dovuto a morte violenta. Sul corpo della ventisettenne trovata morta sul pavimento della camera da letto, nell'appartamento che divideva con la madre Alberta Del Negro in via Riccardo Di Giusto, non sono stati trovati segni di violenza. Il medico legale Gionata Maria Mazzolo non ha evidenziato elementi diversi da quelli riscontrati durante l'ispezione cadaverica, ma si è comunque riservato di comunicare al sostituto procuratore Barbara Loffredo la causa precisa della morte. Attende infatti di esaminare i risultati degli esami tossicologici per avere un quadro più completo.
Ma al momento, ciò che più premeva alla Procura, era fugare ogni dubbio circa il sospetto che la giovane fosse deceduta per "asfissia provocata", come paventato dal medico del 118 intervenuto poco prima dell'una di domenica nell'appartamento di via Di Giusto 90. Le circostanze del ritrovamento della ragazza, la sua posizione a terra, le chiazze ipostatiche sul corpo e la presenza di un uomo nell'appartamento avevano lasciata aperta la possibilità che potesse trattarsi di un omicidio. Dopo un paio d'ore il medico legale aveva fornito agli investigatori della Squadra Mobile un primo responso rassicurante: nessun segno di violenza. In Borgo Stazione è stato poi rintracciato dalla Volante il quarantenne Maurizio Papais di Cordenons, l'ultimo ad aver visto in vita la ragazza e di cui la madre conosceva solo il nome di battesimo.
Nella sua versione non ci sono sbavature. Coincide con quella fornita da Alberta Del Negro e quella, raccolta ieri, dell'immigrato che sul pianerottolo dell'appartamento ha sentito assieme a Papais un tonfo, il corpo di Stefania che cadeva dal letto. La ragazza era ancora viva quando Papais le ha messo un cuscino sotto la testa: «Sbuffava, credevo russasse». Non immaginava che quei rantoli erano invece gli ultimi respiri di Stefania Paquola .
Il fisico debilitato della ragazza, minato anche da gravi problemi di salute e dalla sua condizione di etilista, quella sera era stato ancora una volta messo a dura prova dall'abuso di alcolici. Papais, che aveva raggiunto madre e figlia per andare a mangiare la pizza assieme, aveva fatto osservazione alla ventisettenne, provocandone l'ira. Lei si era fatta accompagnare dalla madre in terrazzo, dove era caduta. Papais l'ha raccolta e adagiata sul letto. Si è quindi lamentato con la madre, rimproverandola per lo stato in cui si trovava Stefania. Anche la Del Negro se l'è presa. Ha spaccato due bottiglie di liquori sul pavimento, è uscita, ha preso il bus ed andata in Borgo Stazione. È lì che verso le 23 l'ha trovata Papais e l'ha informata che la ragazza dormiva per terra in camera. Dopo la mezzanotte la donna è rincasata e ha scoperto che la figlia era morta.rra, prona. L'ha scossa e si è resa conto che la situazione era grave. Ha chiesto aiuto a un vicino. Ormai era mezzanotte passata, quando sono stati allertati i soccorsi. Poco prima dell'una è stata contattata la polizia. Il sospetto di un soffocamento, un ematoma all'altezza del mento, le diffuse chiazze ipostatiche e la presenza dell'uomo nell'appartamento hanno alimentato i dubbi. È stato il medico legale Gionata Maria Mazzolo a fornire le prime risposte, supportate dai rilievi della Scientifica: sul corpo della giovane non sono stati riscontrati segni di violenza o segni che potessero far pensare a qualcuno che le ha premuto la testa contro il cuscino soffocandola. La contusione al mento è compatibile con la caduta a terra o contro l'anta di un vicino armadietto.Un paio d'ore più tardi la Volante ha rintracciato Papais in stazione e lo ha accompagnato in Questura, dove è stato a lungo sentito alla Mobile. Non sono emerse ombre nella sua versione, che coincide con quella rilasciata dalla madre di Stefania Paquola e alcuni vicini di casa.Cristina Antonutti
da: il gazzettino
14 agosto 2007
Stefania Paquola non è stata soffocata. L'autopsia, eseguita ieri pomeriggio, ha escluso un decesso dovuto a morte violenta. Sul corpo della ventisettenne trovata morta sul pavimento della camera da letto, nell'appartamento che divideva con la madre Alberta Del Negro in via Riccardo Di Giusto, non sono stati trovati segni di violenza. Il medico legale Gionata Maria Mazzolo non ha evidenziato elementi diversi da quelli riscontrati durante l'ispezione cadaverica, ma si è comunque riservato di comunicare al sostituto procuratore Barbara Loffredo la causa precisa della morte. Attende infatti di esaminare i risultati degli esami tossicologici per avere un quadro più completo.
Ma al momento, ciò che più premeva alla Procura, era fugare ogni dubbio circa il sospetto che la giovane fosse deceduta per "asfissia provocata", come paventato dal medico del 118 intervenuto poco prima dell'una di domenica nell'appartamento di via Di Giusto 90. Le circostanze del ritrovamento della ragazza, la sua posizione a terra, le chiazze ipostatiche sul corpo e la presenza di un uomo nell'appartamento avevano lasciata aperta la possibilità che potesse trattarsi di un omicidio. Dopo un paio d'ore il medico legale aveva fornito agli investigatori della Squadra Mobile un primo responso rassicurante: nessun segno di violenza. In Borgo Stazione è stato poi rintracciato dalla Volante il quarantenne Maurizio Papais di Cordenons, l'ultimo ad aver visto in vita la ragazza e di cui la madre conosceva solo il nome di battesimo.
Nella sua versione non ci sono sbavature. Coincide con quella fornita da Alberta Del Negro e quella, raccolta ieri, dell'immigrato che sul pianerottolo dell'appartamento ha sentito assieme a Papais un tonfo, il corpo di Stefania che cadeva dal letto. La ragazza era ancora viva quando Papais le ha messo un cuscino sotto la testa: «Sbuffava, credevo russasse». Non immaginava che quei rantoli erano invece gli ultimi respiri di Stefania Paquola .
Il fisico debilitato della ragazza, minato anche da gravi problemi di salute e dalla sua condizione di etilista, quella sera era stato ancora una volta messo a dura prova dall'abuso di alcolici. Papais, che aveva raggiunto madre e figlia per andare a mangiare la pizza assieme, aveva fatto osservazione alla ventisettenne, provocandone l'ira. Lei si era fatta accompagnare dalla madre in terrazzo, dove era caduta. Papais l'ha raccolta e adagiata sul letto. Si è quindi lamentato con la madre, rimproverandola per lo stato in cui si trovava Stefania. Anche la Del Negro se l'è presa. Ha spaccato due bottiglie di liquori sul pavimento, è uscita, ha preso il bus ed andata in Borgo Stazione. È lì che verso le 23 l'ha trovata Papais e l'ha informata che la ragazza dormiva per terra in camera. Dopo la mezzanotte la donna è rincasata e ha scoperto che la figlia era morta.