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Sempre più stranieri al lavoro in gelaterie e pizzerie

Autore: Orma


Gelaterie, pizzerie: apprendista straniero
ANSA, 22 ottobre 2007

ROMA - Monta l'ondata di addetti stranieri nelle gelaterie e pizzerie italiane. Una fetta di lavoratori che anno dopo anno si sta facendo largo in tante botteghe e laboratori dello Stivale e che sta riuscendo, secondo alcuni inaspettatamente, a sopperire alla mancanza di interesse dei nostri connazionali nella realizzazione di prodotti che da sempre rappresentano un'eccellenza del Made in Italy alimentare. E i numeri del fenomeno cominciano ad essere davvero importanti. Ad esempio nelle gelaterie artigianali i lavoratori stranieri rappresentano al momento circa un terzo degli oltre 90 mila addetti.

"E la percentuale - spiega Loris Molin Pradel, presidente dei gelatieri della Confartigianato - è in sensibile aumento. Le ragioni - sottolinea - sono da ricercare nella scarsa disponibilità che i giovani italiani mostrano nel sacrificare sabati e domeniche, e spesso anche intere nottate, all'interno dei laboratori. Insomma i nostri giovani - aggiunge sorridendo - amano stare più dall'altra parte del bancone, cioé quello dei avventori; anche se non bisogna dimenticare che molte delle oltre 33 mila gelaterie artigianali svolgono un'attività stagionale, che quindi non in grado di garantire 12 mesi l'anno una continuità lavorativa". Ma nelle pieghe di questa realtà convivono anche esperienze lavorative di un certo pregio.

"Devo dire per correttezza - prosegue Molin Pradel - che nelle nostre gelaterie artigianali opera anche una buona percentuale di giovani italiani che, con lungimiranza, sceglie questo tipo di professione in maniera seria, magari cominciando come apprendista, con il chiaro intento di perfezionare quella somma di conoscenze che ti porta ad essere un bravo gelatiere e che ti potrà consentire, un giorno, di aprire un laboratorio in proprio, che, è bene ricordarlo, al momento costa non meno di 50 mila euro, visto che in un laboratorio di gelateria ci sono macchinari che costano mediamente più di un'automobile". Nel frattempo è in via di perfezionamento lo screening degli apprendisti stranieri, "ma da un primo esame - aggiunge l'esponente della Confartigianato - si può dire che la maggior parte dei nuovi addetti stranieri sembra provenire da Ungheria, Repubblica Ceca e Croazia. E si tratta quasi sempre di ragazzi e ragazze - conclude - che operano con passione e perfezionismo".

La quota di presenze straniere cresce anche nelle pizzerie. In questo caso, spiega il segretario generale della Fipe Edi Sommariva, "si tratta per lo più di egiziani, soprattutto a Roma, ma anche tunisini e algerini, che dimostrano quasi sempre di possedere una forte propensione al mestiere di pizzaiolo, con una certa instancabile destrezza, aiutati in questo anche dalla presenza di ricette ormai ben definite e consolidate". In ogni caso la quota non italiana, ricorda, va ad occupare in una prima fase il ruolo di aiuto pizzaiolo.

"E come è noto - chiarisce l'esponente della Confcommercio - ai giovani italiani questa professione sembra interessare sempre meno, tant'é che nel corso degli ultimi 10 anni la presenza dei pizzaioli stranieri é praticamente raddoppiata". Al momento, ricorda, le presenze straniere ammontano a circa 40 mila all'interno delle 28-30 mila pizzerie italiane, con una percentuale del 25-30% da Roma in su e praticamente zero a Sud. "Il periodo di apprendistato - ricorda da ultimo - può durare 2-3 mesi, operato però nella maggior parte dei casi all'interno delle pizzerie, visto che in questo settore non esiste un buon sistema formativo".


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