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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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rom

Autore: Orma




udine, soldi pubblici per il campo nomadi
di cristian rigo, messaggero veneto, 17 agosto 2007

Tralicci dell’elettricità cadenti con cavi a vista, servizi igienici di fortuna anche senza gli scarichi, qualche doccia improvvisata con acqua corrente, tante roulotte e prefabbricati: così si presenta il campo nomadi di via Monte Sei Busi, dove vivono circa 130 persone. E se dopo i tragici fatti di Livorno (dove quattro bambini sono morti carbonizzati dentro una baracca) dal ministro alla Solidarietà sociale Paolo Ferrero è arrivata una bacchettata ai Comuni accusati di non far nulla per favorire l’integrazione, da palazzo D’Aronco arriva la secca replica dell’assessore ai servizi sociali Daniele Cortolezzis.

«Comune immobile? Non direi proprio – rimarca Cortolezzis – , almeno non nel nostro caso. Sono anni che aspettiamo il via libera del demanio per acquisire a titolo gratuito l’area in modo tale da provvedere alla sistemazione di tutta la zona. C’era già un progetto pronto. Ci saremmo impegnati con i rom a dotare il campo di servizi igienici a norma, a fronte della stipula di una sorta di patto sociale che tra le altre cose prevedeva da parte della comunità un impegno per mandare i figli a scuola e poi a corsi professionali». Il Comune, quindi, sarebbe pronto a impegnarsi con soldi pubblici per garantire all’area sicurezza e igiene. «L’obiettivo era quello di ottenere un’integrazione effettiva consentendo loro di mantenere l’identità culturale sposando nel contempo le regole del vivere comune. A beneficio di tutti i cittadini udinesi. Non mi si dica quindi – ribadisce l’assessore – che questa amministrazione non ha avuto e non ha sensibilità nei confronti dei rom».

Il problema, secondo Cortolezzis, sta soprattutto nella proprietà dell’area che è tuttora demaniale. Per questo motivo il Comune non ha potuto effettuare interventi di riqualificazione. Nel corso della seconda guerra mondiale l’area è stata utilizzata come campo base dall’esercito inglese. Al termine del conflitto è stato occupato da molte famiglie rimaste senza casa che poi l’hanno abbandonato lasciandolo a disposizione della minoranza rom e sinta che tutt’ora vi risiede. Il terreno quindi è di proprietà del demanio e il Comune non può concedere autorizzazioni edilizie che sarebbero abusive. I servizi sociali sono il principale strumento adottato dall’amministrazione per cercare di risolvere i problemi presenti nel campo.

«Questo non significa però – precisano gli uffici – , che i rom ricevano un trattamento diverso da quello riservato a tutti i cittadini italiani». I servizi cercano di soddisfare bisogni economici e sociali. Per quanto riguarda le famiglie con difficoltà economiche, l’intervento dei servizi sociali è mirato esclusivamente al pagamento di servizi. L’assistenza economica non corrisponde quindi al versamento di denaro, ma ad esempio alla fornitura di libri o altri beni di prima necessità oppure al pagamento di visite mediche e medicine. Ai nomadi così come a qualsiasi altro cittadino italiano.
 

commenti ricevuti

inviato da paolo marin
il 16 agosto 2007 alle 15:42
bravi, spendiamo i soldi dei cittadini per migliorare il campo nomadi; poi questi per ringraziarci vengono a casa nostra a fare i furti (e hanno anche il coraggio di fare l'elemosina per strada). Ancora un bell'esempio di amministrazione da parte di Cecotti & C. che per fortuna tra qualche mese è costretto ad andarsene.

inviato da enzo bassi
il 17 agosto 2007 alle 16:10
iniziativa esclusivamente personale dell'Assessore. molti ma....... nessuna condivisioni alle suoe considerazioni............. Bassi Enzo

inviato da uno...
il 18 agosto 2007 alle 07:50
ho vissuto in campo zingari qundo ho avuto dei problemi a casa...mi hanno ospitato e dato da mangiare...non generealizziamo! non solo lori che rubano da noi sono quelli "veneti" informati.... un furlano emigrato

inviato da Indignato
il 20 agosto 2007 alle 10:55
Alla fine apaghare per questi è semrpe la gente onesta, chi se ne frega, vivano come vogliono, loro non sono affare nostro.

inviato da Meli Elena
il 20 agosto 2007 alle 14:39
Non ho parole......................ma quanti aiuti???!!! Ma perchè non vengono mai stanziati dei fondi per i cittadini onesti, rispettosi verso la legge e lavoratori che pagano le tasse??!!

inviato da riccardo romanello
il 20 agosto 2007 alle 17:20
"mantenere l'identità culturale sposando nel contempo le regole del vivere comune" solo un politico può smentirsi nella stessa frase! Mi rivolgo a lei signor Cortolezzis. Nostro dipendente in quanto pagato con soldi pubblici e non soggetto ad una valutazione meritoria in quanto lei può fare tutte le cappelle che vuole e nessuno la licenzia. L'identità culturale degli zingari è quella dei popoli nomadi. Realtà decisamente anacronistica nel 2007. lei mi spiega come si mantengono dei nomadi? Solo mandando in giro le donne assieme agli innumerevoli figli a mendicare? Facendo lavori di piccolo artigianato? Mi spieghi lei come si procurano le Mercedes! Come le mantengono? Come mai certe loro donne vanno in giro cariche di gioielli d'oro? E senza avere un lavoro? Ce lo spieghi che lo facciamo anche noi poveri stupidi che andiamo a lavorare e paghiamo le tasse e le multe! A proposito, mantenere l'identità culturale significa anche mantenere i loro matrimoni organizzati dai capifamiglia?

inviato da elpieri
il 22 agosto 2007 alle 22:55
Ultimamente fanno certamente notizia tutte le minoranze che vengono ad accamparsi da noi perchè siamo molto, troppo tolleranti, anzi, a detta di qualcuno dovremmo addirittura farci rom o convertirci all'Islam altrimenti potremmo apparire come dei razzisti, altra parola che ultimamente fa scalpore ( ma se si pensa di preservare il nostro friulano perchè chi ci rappresenta non pensa a preservare anche Noi friulani e il nostro territorio ?)

inviato da Roberto B.
il 24 agosto 2007 alle 10:49
"Il terreno quindi è di proprietà del demanio e il Comune non può concedere autorizzazioni edilizie che sarebbero abusive. I servizi sociali sono il principale strumento adottato" e ancora «Questo non significa però – precisano gli uffici – , che i rom ricevano un trattamento diverso da quello riservato a tutti i cittadini italiani». Qualcuno mi spiega pacatamente con quali permessi hanno costruito i rom gli edifici che sorgono sulla proprietà demaniale in via Monte Sei Busi? Si tratta di case non di roulotte...Io sono d'accordo che i rom devono vivere da qualche parte e passi anche che lo facciano a nostre spese, ma non mi sta bene che un politico eletto da noi venga a raccontarmi la favoletta che loro vivono con le regole di tutti gli altri italiani...forse dei furbetti che si trovano sia al nord che al sud, sia a destra che a sinistra...

inviato da depobsrl
il 24 agosto 2007 alle 12:33
Il Comune deve spianare a zero il campo nomadi e al suo posto deve fare una lottizzazione per costruire villette con giardino,giardino nel quale potrà esserci anche una roulotte,per la salvaguardia della loro cultura.Nel garage il Comune dovrebbe anche mettere una Mercedes meglio se di grossa cilindrata,così tanto per non svilire la tradizione.Dovrebbe poi assegnare a ciascun Rom una ricca pensione,anche ai giovani,ottenendo in cambio la promessa di non rubare.Le risorse il Comune potrebbe trovarle inasprendo l'ICI e l'addizionale IRPEF ai cittadini Italiani.Più facile di così?!

inviato da war21
il 24 agosto 2007 alle 17:08
i soldi per il campo nomadi di via monte sei busi non sono mal spesi...anzi, proporrei un'altro finanziamento per innalzare un bel muraglione di cinta, una dogana all'entrata e una squadra di cenerini armati che effettuano perquisizioni a sorpresa.....

inviato da daniela
il 04 settembre 2007 alle 07:56
anche secondo me nn e giusto se il comune a dei soldi in piu ke nn sa cosa farsene...............li usi per le famiglie ke ne hanno bisogno veraqmente..........................

inviato da ANTONIO
il 04 settembre 2007 alle 10:00
Anche noi vogliamo dignità, italiano lavoratore dipendente, pagante le tasse da 20 anni sposato senza figli e un mutuo trentennale appena iniziato...e mia moglie? un lavoro per lei no eh!? Pensiamo solo ai rom con tutti i guai che ci procurano, cari signori governatori figli della vecchia furbizia democristiana che vi ha aperto la strada della ricchezza alle nostre spalle.A proposito, non datemi del razzista, sono siciliano e i miei problemi al nord li ho avuti anni fa. Salve




il caso rom
il gazzettino, 14 agosto 2007

Il caso Rom rischia di trascinare l'Italia davanti alla Corte di giustizia europea che potrebbe infliggere al nostro Paese pesanti sanzioni. Il governo italiano - spiegano gli uffici del commissario Ue agli affari sociali - ha tempo fino al prossimo 27 agosto per rispondere a Bruxelles, che nel giugno scorso ha aperto una procedura di infrazione accusando il nostro Paese di non aver ancora attuato completamente e correttamente la direttiva contro le discriminazioni razziali ed etniche.

A ricevere una lettera formale dalla Commissione Ue, lo scorso 27 giugno, non è stata solo l'Italia, ma anche altri 13 Paesi: Spagna, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. A tutti Bruxelles contesta di non aver adeguato la propria legislazione sulla minoranze etniche alle norme comunitarie. Quelle della direttiva «Razza ed origine etnica», che l'Ue ha varato nel 2000 e che tutti gli Stati ammoniti non hanno ancora adeguatamente trasposto nel proprio ordinamento.La lista delle inadempienze denunciate dalla Commissione Ue è lunga. Negli Stati messi in mora da Bruxelles non sarebbero garantiti a sufficienza - per minoranze come i Rom o i Sinti - l'integrazione nel mercato del lavoro, la formazione professionale, un'adeguata protezione sociale, l'istruzione. E anche l'accesso ai beni e ai servizi pubblici, compresi gli alloggi. All'Italia, poi, vengono contestati tre punti in particolare: la mancanza di condivisione dell'onere della prova, una limitata protezione contro gli abusi e le ritorsioni, una definizione sbagliata nella legge di molestie razziali.

Nel frattempo è giunta una precisazione da parte del Viminale: «La direttiva comunitaria n.43 del 2000 contro le discriminazioni etniche e razziali promossa dalla Presidenza Prodi è stata attuata dall'Italia con decreto legislativo n. 215 del 9 luglio 2003». Il Viminale, annunciando una conferenza nazionale sui rom in ottobre in vista delle «necessarie e giuste iniziative legislative» con l'obiettivo di «cominciare a rimuovere i pregiudizi verso» di loro, risponde così alla Commissione Europea, sottolineando che se è vero che il decreto «è stato ritenuto non soddisfacente rispetto a tre aspetti specifici della direttiva e per questo è stato oggetto dei rilievi sollevati in sede Ue», si tratta di aspetti che «vanno corretti e che, tuttavia, non riguardano la specifica questione dei rom»

Ora, secondo le procedure della Commissione Ue, l'Italia dal 27 giugno aveva due mesi di tempo per rispondere alle osservazioni di Bruxelles. Mancano quindi quattordici giorni per evitare il deferimento alla Corte Ue. E se i magistrati di Lussemburgo dovessero riconoscere le ragioni dell'esecutivo europeo, per l'Italia - ricordano in Commissione - potrebbero scattare anche delle sanzioni.

I Rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. Lo rivela il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005. L'Italia, sulla base dei dati dei Rapporti del Consiglio europeo, non ha una politica ben precisa sulla gestione dei Rom. In particolare, mancano disposizioni precise in materia di documenti d'identità e di soggiorno, contrariamente a quanto accade negli altri Paesi dove le popolazioni nomadi hanno la carta di soggiorno e passaporti.

Nel mondo gli zingari sono 36 milioni. La Romania è il Paese con il maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale del 2002 registra una minoranza che si aggira tra il milione e 200mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400mila, Regno Unito (300mila), Macedonia (260mila), Repubblica ceca (300mila), Grecia (350 mila). L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa, che si aggira sui 120mila.




nel nordest sono 5 mila e sempre meno girovaghi
il gazzettino, 14 agosto 2007


Cinquemila, forse un po' di più a Nord Est. Difficile il censimento diromesinti, nonostante siano ormai quasi tutti stanziali. E adesso è arrivata la nuova emergenza, i nomadi rumeni che possono viaggiare tranquillamente nella Ue dopo l'allargamento della Comunità. Per questo non se la sente di azzardare cifre Renata Paolucci, insegnante in pensione, presidente di Opera Nomadi Padova e segretaria del movimento nazionale. «Sappiamo di loro che stanno arrivando in tanti, ma non ancora se vogliono restare». Dice, abituata a convivere con una realtà da sempre di difficile definizione. E spiega che il dibattito solleva un problema drammatico, che si può risolvere senza campagne ideologiche.

La ricetta di Opera Nomadi è in quattro punti. Primo, «un patto di conciliazione nazionale con la minoranza più discriminata d'Europa». Secondo, una politica del lavoro per irom. Terzo, «la scolarizzazione dei bambini, che sono irome lerumri di domani». Quarto, l'individuazione dell'habitat ideale perchè vivano nel rispetto della loro identità. «Chiediamo che i grandi concentramenti vengano superati, sostituendoli con l'assegnazione di case o con microaree residenziali. Solo in Italia esistono i campi nomadi, sacche di emarginazione e veri e proprilager». Renata Paolucci accusa. «È la precarietà di vita a causare tragedie come a Livorno».

VENETO.Una stima attendibile è di 5.000romosinti in Veneto. A Mestre c'è il grande campo di via Vallenari, a Verona quello di Borgomantico. A Padova si progetta (d'intesa con l'amministrazione Comunale) il Villaggio della Speranza che gli stessirom, addestrati come muratori, costruiranno. Altri campi si trovano a Belluno e Vicenza, micro-aree a Rovigo. A Treviso un campo è stato smantellato (dopo un primo stop del questore al sindaco) quando è stata trovata una sistemazione alternativa.

VENEZIA.Per la provincia di Venezia esiste l'unica attendibile stima della popolazione. La si deve al Coses e ai ricercatori Stefania Bragato e Luciano Menetto che hanno calcolato una presenza di 1.466 persone, di cui 898 residenti, 111 non residenti e 399 minori. A Mestre-Venezia le presenze sono 457, a S. Stino 119, a S. Maria di Sala 77, a San Donà di Piave 68. I minori sono il 44.4 per cento del totale, stessa percentuale per le donne. Tra le cittadinanze accertate, 653 sono italiane, 359 kosovare e 156 dell'ex-Jugoslavia.

FRIULI.Nei Comuni capoluogo del Friuli-Venezia Giulia sono presenti circa 400 rom. A Trieste 55 nuclei familiari (200 persone) si trovano nel campo di Largo Pietraferrata. A Udine è aperto da anni il campo di via Monte Sei Busi, periferia nord, che ospita 110 persone, appartenenti a 29 famiglie, su un totale di 200 rom censiti. Gorizia e Pordenone non sembrano conoscere il fenomeno. Ma insediamenti su terreni di proprietà sono segnalati in altre località.

SPOSI-BAMBINI.La popolazione rom-sinti in Italia è stimata in 150 mila unità da Opera Nomadi e in 120 mila dal Ministero dell'Interno. Si tratta dello 0.1-0.2 per cento della popolazione totale. Il dato è riferito al 2006 e precede l'apertura delle frontiere ai rumeni. È una popolazione giovane, per il 70 per cento al di sotto dei 21 anni. L'età media al matrimonio è inferiore ai 18 anni, molte ragazze si sposano prima dei 16 anni. A 30 anni si ha la piena autonomia decisionale, a 50 anni si può già essere bisnonni. Un rom a 70 anni non ha un ruolo economico, si dedica a rinsaldare i legami familiari.

13 MILIONI NEL MONDO.Sono circa 13 milioni i rom/sinti che si trovano al di fuori del subcontinente indiano, il luogo dove questo "popolo di una nazione transnazionale senza territorio" ha avuto origine. In Europa sono circa 9 milioni, due dei quali nel territorio dell'Unione, fino all'ingresso della Romania che avrebbe secondo stime ufficiali almeno un milione e mezzo di nomadi. Nella Ue la graduatoria è condotta da Spagna (650-800 mila), seguono Francia (280-340 mila) e Grecia (160-200 mila). L'Italia è al terzo posto.

G. P.



dopo i maxi sgomberi...
il gazzettino, 14 agosto 2007


(ir.gi.) - Dopo i maxi-sgomberi, fra il '99 e il 2000, dei nomadi assiepati in via Friuli la situazione a Udine si è progressivamente normalizzando: 200 i rom che vivono nel capoluogo friulano di cui 111 si trovano nel campo di via Monte Sei Busi che accoglie complessivamente una trentina di famiglie.

Anche se l'assessore ai Servizi sociali, Daniele Cortolezzis (nella foto), assicura che nella nostra città, al momento, non si registra alcun grado di allarme e che il capitolo-nomadi risulta sotto controllo istituzionale, non si può negare una grossa piaga dentro il campo di via Monte Sei Busi: la sicurezza e l'igiene lasciano a desiderare, molto. Ogni anno che passa significa un anno perso sul fronte della lotta alla prevenzione nei confronti di episodi casuali, incidenti, mal funzionamenti che potrebbero consumarsi nell'accampamento e mietere qualche vittima innocente. L'urgenza la conosce bene l'assessore che ricorda la necessità di attuare interventi all'insegna delle security e delle regole basilari dell'igiene (tanto per capirci, non ci sono servizi igienici nel campo). Ma c'è un grosso punto interrogativo: per ora palazzo D'Aronco ha le mani legate e non può mettere in piedi alcuna operazione di adeguamento, visto che il terreno su cui sorge l'accampamento è di proprietà demaniale.

Già anni fa il Comune aveva inserito il terreno nella lista di quelli da acquisire, ma ancora dal Demanio non è arrivato responso. Adesso, anche alla luce del tragico caso di Livorno dove sono morti carbonizzati quattro bambini rom, palazzo D'Aronco ritornerà alla carica per ottenere il tanto sospirato campo e dare inizio, con priorità assoluta, alle azioni anti-incidenti e pro mantenimento della buona salute, direttamente proporzionale alla salvaguardia igienica. «A parte questo problema da risolvere non appena avremo la proprietà - spiega Cortolezzis - possiamo fieramente collocare Udine fra i capoluoghi del Nordest con minore disagio provocato dai rom, anzi, a livello regionale, spicca come capoluogo più tranquillo». Secondo l'assessore a determinare una decrescita degli episodi di microcriminalità imputabili all'etnia rom/sinti contribuiscono i progetti di assimilazione&integrazione portati avanti da anni dall'amministrazione, in testa alla classifica regionale relativamente all'action plan contro la dispersione scolastica: «Questi progetti stanno dando esiti proficui, tanto che li rafforzeremo a partire da settembre: i nomadi sui banchi di scuola significano nomadi tolti dalle strade e dalla quasi sicura deriva dell'accattonaggio».

Resta aperta la questione-casa: poco meno di una novantina di nomadi, dopo un processo di integrazione lavorativa e sociale, si sono accasati grazie all'Ater. C'è chi, si sa, una casa tradizionalmente intesa non la vuole proprio. Invasione evitata: la tanto temuta invasione dei rom in Friuli, dopo l'entrata nell'Ue della Romania (1 gennaio 2007), non c'è stata: non si è registrato un solo rom in più nel nostro territorio, garantisce il Comune. Intanto, anche le donne rom vengono espressamente seguite dalla Caritas friulana che ultimamente è riuscita a 'recuperare', grazie a un progetto Interreg di frontiera, sette donne di questa etnia. Eppure, il friulano resta tendenzialmente molto diffidente verso i rom, un'altra barriera che tiene distante due mondi diametralmente opposti. «C'è una discriminazione diffusa - ammette il presidente della Regione, Riccardo Illy - ma va favorita l'integrazione. Certo che pensare di integrare chi vuole mantenersi nomade appare contradditorio. Ma l'isolamento non deve essere una scusa per chi vuole delinquere. Non a caso, la Regione ha stipulato un accordo con il Comune di Trieste per realizzare sul Carso la realizzazione per i nomadi di un campo stanziale e di uno di transito».





"via gli zingari da via chiusaforte"
messaggero veneto, 28 agosto 2007


"Ora basta! L'amministrazione comunale sta prendendo in giro i cittadini perché in via Chiusaforte sono tornati a bivaccare i soliti zingari che sono stati già mandati via in passato per motivi igienico-sanitari e di ordine pubblico, con ordinanza emessa il 27 settembre deoo scorso anno". Così Diego Volpe Pasini, consigliere a Palazzo D'Aronco per il movimento Sos Italia che, a suo tempo, segnalò il problema al sindaco e alla polizia municipale.

"Se non verranno fatti sgomberare immediatamente i camper degli zingari da via Chiusaforte, come poi da qualunque altra area pubblica della città - dichiara Volpe Pasini - , provvederemo a denunciare sia il sindaco Sergio Cecotti, sia il comandante dei vigili urbani Giovanni Colloredo alla procura per omissione di atti d'ufficio e mancato adempimento dell'ordinanza. Infatti, siamo stufio delle scuse, delle giustificazioni e delle mancate risposte che Cecotti, la sua maggioranza, compresa quella che una volta era leghista e ora evidentemente corteggia anch'essa gli zingari, continuano a mettere in campo".

Poi il rappresentante di Sos Italia si rivolge all'Arma: "Ci appelliamo ai carabinieri e al tenente Fabio Pasquariello i quali hanno sempre dimostrato di essere pronti, e spesso soli, a contrastare la presenza abusiva e criminale degli zingari in città". "La popolazione - continua Volpe Pasini - è al limite della sopportazione e si evitano tensioni facendo applicare almeno quelle norme e ordinanze emesse dal comune stesso. In assenza di prontissima rispostya manderemo tutta la documentazione alla Procura. Si fa presente, comunque, che non può essere un problema dei cittadini di Udine il fatto che uno degli zingari sia agli arresti domiciliari e, allo stesso tempo, sia anche senza fissa dimora: i magistrati gli trovino una sistemazione non abusiva oppure lo rimettano in carcere, certo non possono scaricare sulla gente il problema. Con un vero sindaco in carica cose del genere non sarebbero mai capitate".



presto i rom ci invaderanno
di augusto dell'angelo, il friuli, 29 dicembre 2006



Basta guardare alla banlieu parigina per vedere il nostro domani. Sbaglia chi crede all’esclusiva del Meridione come terra promessa per l’immigrazione clandestina (e per il fenomeno collegato della criminalità): il muro fatto erigere recentemente a Padova e il fossato anti-Rom scavato a Schio dimostrano che, se al Sud arrivano le ‘carrette del mare’, qui siamo invasi attraverso frontiere-gruviera.

E lo saremo ancor più ora che, dal primo gennaio, con l’entrata nella Comunità europea di Romania e Bulgaria, sarà abolito il visto d’ingresso per i Rom, cittadini Ue a pieno titolo. L’allarme nel Triveneto è al diapason e le stime della Caritas confermano il pericolo. Il rapporto parla di un milione di immigrati dall’Est già nel nostro Paese, il 40% del numero complessivo degli extracomunitari. Ne ospitiamo circa la metà rispetto alla Germania, ma oltre il doppio in confronto ai 400 mila dell’Austria, dove però rappresentano il 55% sul totale delle presenze.

Sono circa 250 mila i nomadi già in Italia, in massima parte provenienti dalla Romania: rappresentano il gruppo più numeroso, davanti agli albanesi (240 mila) e ai polacchi (70 mila). Ma adesso si teme che arriveranno altri 35 mila Rom su un totale di 100 mila nuovi immigrati. L’invasione sarà completata da 27 mila ucraini, 15 mila albanesi, 10 mila polacchi e 8 mila moldavi.

BANDE CRIMINALI - Il ‘vallo’ di Schio è la dimostrazione che è già da tempo in atto la prima ondata dell’invasione degli zingari. Ma il proliferare dei campi nomadi non allarma soltanto il Triveneto: se ne è avuto sentore anche in Lombardia e la stessa polizia britannica ha stilato un rapporto in cui lancia l’Sos. Aumenteranno i crimini, dice Scotland Yard, in particolare furti e rapine nelle case e ai bancomat (già adesso i Rom ne sono responsabili nell’85% dei casi), borseggi, prostituzione, contrabbando. Non basta: in Italia, la nuova ondata dall’Est potrebbe unirsi alle reti del crimine organizzato, e non soltanto a mafia, camorra, n’drangheta e Sacra corona unita.

SUMMIT AL VIMINALE - Il ministero dell’Interno ha già cominciato ad affrontare il problema delle carovane di nomadi che si spostano da un comune all’altro. Infatti ha organizzato un vertice per esaminare le leggi regionali in materia sulla base della presenza dei Rom in alcune città.

I PRECEDENTI - Il ‘caso Schio’ ha fatto clamore, ma non è il primo. Infatti nel 2003, in un paese della Bassa Padovana, il sindaco confiscò un terreno acquistato dagli zingari col pretesto che non era stato provvisto di allacciamenti e scarichi fognari. E 10 anni fa l’allora sindaco-sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, fece scavare un fossato per impedire che una carovana si installasse in un campo a ridosso dello stadio di rugby. “Ci difendiamo dai barbari”, disse, ma il fatto è che ora diventano nostri concittadini europei. Ma sono misure efficaci? A Mariano, nel Comense, si fece la stessa cosa, ma i nomadi riempirono il fossato e dovettero intervenire i vigili. Il sindaco era di Centro-sinistra, come quelli oggi alla ribalta in Veneto. Ed era un ‘verde’ anche quello di Osnago, nel Lecchese, che fece scavare una piccola trincea lungo la ‘statale’ per impedire lo stanziamento delle prostitute.

L’ARGINE DEL NORD - Il Settentrione, in particolare il Triveneto, alza gli argini per affrontare il problema della microcriminalità: scippi, furti e rapine nelle case proprio in coincidenza con l’arrivo delle carovane. La soglia d’allarme è già stato superato, figurarsi adesso…





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