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(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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per la regione friulano il 64% degli abitanti

Autore: Orma


da: il piccolo
9 agosto 2007

di Martina Milia


TRIESTE. In Friuli Venezia Giulia solo un abitante su quattro non parla il friulano. Così, almeno, dicono i numeri: numeri che derivano dalla delimitazione dei comuni friulanofoni fissata dalla legge regionale 15 del ’96. Se tale delimitazione rimarrà immutata, se nessuno chiederà di uscirne e se il disegno di legge per l’insegnamento a scuola sarà accolto favorevolmente dalle famiglie, tre studenti su quattro nei prossimi anni potranno imparare la lingua friulana in classe. I comuni che rientrano nell’area in cui vale la tutela del friulano, come previsto dalla normativa, sono infatti 175 su 219. E includono il 64,3 per cento della popolazione totale del Friuli Venezia Giulia: 782.745 persone.

LE PROVINCE «Isola» a parte è Trieste, l’unica provincia che resta completamente esclusa dalla attuale mappatura, con i suoi sei comuni e i suoi 239.717 abitanti. Spostandosi verso ovest, invece, si vede che a Gorizia, ad esempio, il territorio è spaccato a metà, così come vuole il fiume Isonzo. Sono infatti 13 i comuni inclusi e corrispondono a 66.148 abitanti. Gli altri 12 – che hanno però una popolazione maggiore pari a 75.172 abitanti – sono fuori. In provincia di Pordenone il numero degli inclusi tende a salire: più di due terzi rientrano infatti nella «cartina» dei friulanofoni, pari a 196 mila abitanti sui 303 mila totali. La situazione più omogenea, come scontato, è offerta dalla provincia di Udine dove il friulano è la lingua che va per la maggiore. I comuni che entrano nella mappa della marilenghe sono 125 su 137 e corrispondono a 519.924 abitanti, la quasi totalità della provincia di Udine, da soli quasi la metà degli abitanti del Friuli Venezia Giulia.

GLI INCLUSI Stando ai numeri, dunque, solo un abitante su 4 della regione non è friulanofono. Ma è davvero così? Se in provincia di Udine i comuni che rientrano nell’area friulanofona hanno mantenuto vivo l’uso della lingua corrente, in ambito privato ma anche pubblico, più complessa è la situazione per le altre due province, Pordenone e Gorizia. La Destra Tagliamento, ad esempio, registra una diffusione importante del friulano nella fascia pedemontana e nei comuni più vicini a Udine. Diversa la situazione per l’area che guarda al Veneto come ad esempio Pordenone stessa, Fontanafredda, Polcenigo, e per quella che confina con il Portogruarese che pur rientra nella delimitazione fissata dalla legge 15. Nell’Isontino la spaccatura, sempre secondo la «mappa» decisa per legge, un abitante su due dovrebbe conoscere la lingua friulana.

GLI ESCLUSI Solo un comune su cinque risulta dunque «friulano free» e solo una provincia su quattro. Nessuna provincia, però, è perfettamente omogenea. Anche a Udine ci sono gli esclusi: la vera minoranza, in questo caso, sono quei 12 comuni (dove risiedono poco più di 11 mila persone) rimasti fuori. Nel Pordenonese, invece, non entrano nella mappa 14 comuni su 51, tra cui Sacile, Prata e Pasiano di Pordenone, Azzano Decimo e Brugnera.

I CAMBIAMENTI Se la delimitazione sarà confermata, pertanto, in 175 comuni scatteranno gli strumenti di tutela previsti dal disegno di legge presentato dalla giunta regionale: un ddl che, a settembre, andrà all’esame della commissione. Nella proposta di giunta, però, come ricordato da Roberto Antonaz, c’è la facoltà per i comuni inseriti nella mappa decisa nel ’96 di ripensare alla loro scelta e uscire dalla «grande famiglia» del friulano. In dieci anni, infatti, molte cose sono cambiate: l'alta percentuale di immigrati, ad esempio, ha sicuramente «annacquato» il numero delle persone che realmente conoscono la lingua friulana. Il disegno di legge offre ovviamente ai comuni esclusi anche la possibilità di entrare ma è un’ipotesi ritenuta più difficile. Per modificare la scelta di dieci anni fa, avallata con voto del consiglio comunale, è necessario un altro voto dello stesso consiglio ovvero la richiesta del 15% della popolazione. La maggior parte dei comuni ha rimandato una discussione approfondita sulla materia a dopo ferragosto ma le incertezze sul da farsi, soprattutto nell’Isontino e nel Pordenonese, non mancano.

A SCUOLA Una delle tutele più discusse riguarda l’insegnamento del friulano a scuola. Il disegno di legge, su proposta del presidente Riccardo Illy, rilancia infatti il silenzio assenso: non saranno le famiglie a dover chiedere esplicitamente l’insegnamento della lingua friulana, ma saranno i genitori contrari a dover domandare per iscritto che i figli siano esentati dalla materia. Una scelta quest’ultima, che non è stata accolta di buon grado dai sindacati. Cgil e Uil hanno chiesto un incontro con Illy, dopo la pausa estiva, per discuterne. Diverso l’atteggiamento della Cisl: «Francamente non credo ci siano grossi problemi se si decide per il silenzio assenso o per una richiesta esplicita da parte delle famiglie interessate allo studio del friulano – dice Paolo Moro -. L’una o l’altra scelta non modificano in modo sostanziale l’impianto del disegno di legge. Ritengo che questo tipo di discussione competa al consiglio regionale quando la legge darà dibattuta».


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