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note fuori dal coro su soldi e friulano

Autore: Orma


Legge sul friulano: Adriano Ritossa e Paolo Ciani fuori dal coro
da: friuli news, 10 settembre 2007

Adriano Ritossa e Paolo Ciani, consiglieri regionali di AN, hanno diramato una lunga ed articolata nota in merito al dibattito che si sta sviluppando in VI Commissione sulla legge sul friulano, una nota che abbiamo ritenuto di pubblicare integralmente perché estremamente interessante perchè esprime dei concetti decisamente “fuori dal coro”, forse non completamente condivisibili (dipende ovviamente dai punti di vista), ma certamente utili perché il dibattito sul “friulano” esca dalla stucchevolezza farsesca dei salottini affollati da tanti che rincorrono questo carro non per amore o convinzione culturale, ma per meno nobili interessi di campanile ed ancora meno nobili interessi economici.

Questa la nota dei due consiglieri regionali:

"Forse ha ragione l'assessore Antonaz a dire che è ora di finirla con la confusione e le polemiche sull'insegnamento del friulano. La legge nazionale 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche, all'articolo 4, lo prevede a chiare lettere: nelle elementari e nelle medie inferiori anche "come strumento di insegnamento", ossia come lingua veicolare. I giochi dunque sono fatti con una legge dello Stato, che in proposito ha superato decisamente le meno avanzate disposizione della legge regionale sullo stesso tema, la 15 del 1996.

Il vero problema in effetti sta nella 482, che è una legge di forte contenuto ideologico, e perciò astratta e di ardua applicazione. E' stato affermato che con essa si passa dal monolinguismo al plurilinguismo, rinunciando all'assioma della vincolante identità di Stato nazione e lingua a favore del diritto umano primario, non alienabile né sopprimibile, della libertà di scelta linguistica (così almeno uno degli ispiratori della 482, il grande linguista Tullio De Mauro, già ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Amato).

Si tratta forse in una posizione condivisibile, se si restasse sul paino delle dichiarazioni di principio. All'atto pratico, lo stesso elenco delle lingue che la 482 tutela presenta serie difficoltà: come ha spiegato Igor Kocijancic, si va da lingue nazionali come il tedesco, lo sloveno e l'albanese a parlate locali con una tradizione scritta assai meno sicura. Senza trascurare il paradosso che in Italia dovrebbero venir insegnati l'occitano e il frano-provenzale, cioè le propaggini italiane di lingue ben più diffuse nella Francia sud-occidentale, che in Francia però sono assai poco tutelate: tanto che del franco-provenzale, descritto per la prima volta dal nostro G.I. Ascoli, i linguisti francesi hanno negato a lungo l'esistenza.

Le difficoltà della 482 si sono viste in Sardegna. La legge tutela la lingua sarda: ma in realtà in Sardegna ci sono due idiomi principali, il logodurose a nord, parlato da circa 400.000 persone, che per esempio dicono "limba" per lingua, e il campidanese a sud, circa 900.000 persone che dicono "lingua" come in latino e in italiano. Dopo l'uscita della 482 una commissione di dieci linguisti, italiani e stranieri, ha formulato nel 2001 le regole della "limba sarda unificada", basata essenzialmente sul logudorese, destinata a diventare la seconda lingua ufficiale della Regione Sardegna. L'iniziativa ha suscitato fortissime polemiche, sia tra gli studiosi e gli scrittori sardi, sia negli ambienti politici, con tutta una serie di interventi a vario livello, non escluso qualche colpo basso, come la pubblicazione su Internet delle delibere di pagamento per i consulenti linguistici (dell'ordine di venti milioni di lire per anno). Nel 2006 il governatore-imprenditore Renato Soru ha posto fine alle discussioni: la "limba unificada" è stata messa da parte ed è stato proclamata l'ufficialità, sia pure a livello sperimentale, di una nuova "limba sarda comuna", nella quale da quest'anno sono tradotte le leggi regionali e di cui è previsto l'insegnamento scolastico. Tra le priorità del provvedimento vi è quella di "creare le premesse di una rappresentanza regionale, come espressione di una lingua minoritaria, nel Parlamento europeo".

"In Friuli - continua la nota dei consiglieri Ritossa e Ciani - all'inizio le cose erano andate in modo diverso per il ruolo svolto dalla Società Filologica Friulana, che ha sempre promosso la tutela del friulano, offrendo anche indicazioni per la progressiva standardizzazione della lingua, però in modo naturale e senza imposizioni, nel pieno rispetto della varietà delle effettive parlate locali. Per la sua moderazione la Filologica è spesso stata il bersaglio delle critiche dei gruppi friulanisti, che hanno cominciato a prendere vigore dopo l'istituzione della Regione (1963), per i quali l'uso pubblico del friulano doveva diventare lo strumento di un programma politico più vasto, in una prospettiva decisamente autonomista. Questa politicizzazione della questione linguistica è andata avanti per oltre trent'anni, tra lunghe pause e improvvise accelerazioni, e ha trovato un primo risultato nella legge "per la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane", la 15/1996 già citata, voluta dalla Giunta regionale presieduta da Sergio Cecotti, alla testa di una coalizione tra centro-sinistra e Lega Nord.

Le attuali proposte sull'insegnamento del friulano sono la derivazione diretta della 15/1996, di cui del resto hanno l'identica matrice politica. La 15/1996 introduce novità importanti: sancisce l'università di Udine "sede primaria" per lo studio della lingua, della storia e delle tradizioni friulane (art. 7); indica varie associazioni come beneficiarie privilegiate dei finanziamenti: accanto alla gloriosa Filologica, per esempio, i Colonos di Villacaccia di Lestizza, la Clape di culture Patrie dal Friul, la Glesie Furlane di ViIllanova di S. Daniele, (art. 8). Soprattutto con la legge 15 la nostra Regione, prima ancora della Sardegna, è intervenuta direttamente in campo linguistico, riconoscendo le regole proposte nel 1986 dal linguista catalano Xavier Lamuela come "grafia ufficiale" del friulano (art. 13); allo stesso tempo vietava ogni finanziamento, anche indiretto, ad associazioni e autori che usassero forme diverse (art. 14).

Come in Sardegna, anche da noi l'intervento dell'autorità regionale in materia linguistica ha suscitato vivaci polemiche, almeno all'inizio; poi si è assistito a un progressivo adeguarsi alle norme della legge 15 per beneficiare dei cospicui finanziamenti messi a disposizione: magari presentando alla Regione un testo nella grafia ufficiale e facendo invece circolare quello scritto secondo l'uso locale (è successo nel Goriziano).

Dopo dieci anni, in ogni modo, gli effetti della 15/1996 sono evidenti. L'università di Udine è diventata un centro importante, anche al livello internazionale, di studi linguistici, soprattutto sul plurilinguismo; sono state compiute iniziative di grande rilievo, come il "Grande dizionario bilingue italiano-friulano". Ma si è assistito anche alla nascita di una miriade di associazioni di assai scarso contenuto scientifico, talvolta su posizioni estremistiche, attive tanto sulla carta stampata che su internet, ma sempre rigorosamente in friulano "ufficiale". In particolare circola ormai un numero notevole di siti Internet che dichiarano di beneficiare del finanziamento regionale, offrendo anche la versione friulano di noti sistemi operativi come Mozilla-Firefox e Office. Particolarmente fiorente il campo della traduzioni: Shakspeare, la recentissima "Odissea" (2007: dopo otto anni di lavoro), e anche un telefilm della serie Star Trek, dove i perfidi Romulani sono doppiati in triestino. Questo però è un capolavoro e forse non è "ufficiale". Assai più inquietante, su un sito friulanista, l'offerta di tradurre testi in friulano per la modica cifra di 14 euro ogni cento parole, rivolta in particolare agli enti pubblici. Così il cerchio si chiude: si passa a pagamento dall'italiano al friulano per beneficiare della legge che tutela il friulano.

E' questo l'indotto che sta dietro alla proposta d'introdurre nelle scuole l'insegnamento del friulano: che magari sarà fatta in buona fede, ma prospetta anche ulteriori cinque milioni di euro da gestire da parte dei soliti enti e associazioni. La legge 482 ha portato con sé conseguenze che contraddicono alla sua impostazione primaria: per una parte d'Italia essa rischia di sostituire all'identità di Stato-nazione-lingua solo una minore identità di Regione-(piccola) nazione-lingua. I casi della Sardegna e del Friuli Venezia Giulia appaiono paralleli: invece di tutelare sollevano polemiche, creano divisioni, rafforzano posizioni estreme".

"Ecco perché - conclude la nota dei consiglieri Ritossa e Ciani - un'amministrazione pubblica non può intervenire con leggi e finanziamenti per attribuire a una comunicazione propria dell'ambito familiare le funzioni di una lingua pubblica e di "uso colto". Questo, al di là di ogni artificiosa distinzione tra lingua e dialetto, è un processo storico che può durare secoli e, come tutte le vicende umane, non presenta un esito certo, ma può creare a taluni solo qualche prurito interessato".



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