Autore: Orma
Terzo attentato, moschea nel mirino
Massimo Pisa, La Repubblica-Milano, 24 ottobre 2007«Sono uscito un attimo per andare a lavarmi le mani e ho visto quella gran fiammata. Non ho avuto il tempo di pensare, ho fatto un salto indietro e ho sentito il secondo botto. Allora ho capito. Paura? Certo non è stato un bel momento. Anche perché di giorno noi veniamo per pregare, non per farci tirare le bombe addosso». Sono due quelle tirate al centro islamico Alif Baa di Abbiategrasso, alle 14.20 di ieri pomeriggio, per la terza volta in tre mesi. L´attentatore è un uomo col casco scuro e sciarpa bianca: pochi danni, tanto spavento. Il testimone racconta piano, è quasi rilassato adesso, dopo aver raccontato ai carabinieri della compagnia di Abbiategrasso, coordinati dal capitano Paolo Palazzo, e a quelli del Nucleo informativo del colonnello Andrea Chittaro. La molotov, la prima, si è incendiata a non più di due metri di distanza dal suo naso. «Eravamo in tre, io e i miei due amici, anche loro egiziani. Stavamo facendo qualche fotocopia, orari di autobus, cose così. È arrivato all´improvviso. Quello che non capisco è: perché a noi? Io sono in Italia da dieci anni, amo questo paese, lavoro e sono regolare, la maggior parte di noi lo è. Non facciamo mai casini. Perché a noi?».Il centro Alif Baa raccoglie turchi e tunisini, albanesi e marocchini, egiziani e cingalesi. Il venerdì è di preghiera, il resto della settimana il cancellone verde è aperto e può entrare chi vuole, quando vuole. Per lanciare le altre molotov e il tubo esplosivo ripieno di polvere pirica e chiodi, per gli attentati del 19 luglio e del 10 agosto, erano arrivati alle 3 di notte e all´alba. Stavolta, dopo gli attestati di solidarietà, le condanne e gli annunci di una sorveglianza potenziata, quasi diuturna, il gesto vandalico arriva nella forma più sfrontata, in pieno giorno, terzo in tre mesi. «È una questione che continuiamo a seguire con tutta l´attenzione possibile - garantisce il prefetto Gianvalerio Lombardi - vigiliamo il centro periodicamente con delle pattuglie. È chiaro che il nuovo gesto non è da sottovalutare, ma l´impressione è che non ci sia un allarme particolare». Del resto, anche l´orientamento degli investigatori è quello di considerare la catena di attentati poco più che una balordata, di sicura natura anti-islamica e razzista ma di valore politico poco rilevante. Nessuno ha rivendicato finora le sei molotov, da luglio ad oggi, nemmeno un gruppuscolo fantomatico o sedicente. Più probabile che la mano incendiaria sia da ricercare tra qualche cane sciolto, gravitante nell´orbita dell´estrema destra locale, ispirato da motivi futili. Si attende un errore, un passo falso, per far scattare le manette.Meana Meana, responsabile del centro, di professione mungitore, da 15 anni ad Abbiategrasso, è corso subito in via Crivellino non appena saputa la notizia. Sospira. «Siamo a metà tra l´impauriti e il rassegnati, ci stiamo abituando». Del resto, intimidazioni e minacce li avevano subiti anche i Testimoni di Geova, i precedenti titolari dell´ex fabbrica. Nel pomeriggio, a consolare la comunità islamica, è arrivato in visita l´assessore alle politiche ricreative Francesco Lovetti. Il signor Giovanni, il pensionato 72enne con finestra sul cortile della moschea, questa volta non ha assistito all´attentato: era in cucina, stava finendo di mangiare. Indicazioni migliori le dovrebbe dare la telecamera di una ditta, a un centinaio di metri dal centro Alif Baa, le cui immagini erano state esaminate già dopo il secondo agguato del 10 agosto: via Crivellino è a senso unico, lo scooter bordeaux, questa volta descritto da due testimoni oculari - l´egiziano e l´operaia della ditta di spedizioni - dovrebbe essere passato con certezza sotto il suo occhio.
Abbiategrasso, molotov contro la moschea
Paola Fucilieri, Il Giornale, 25 ottobre 2007Chi si occupa di queste cose, i cosiddetti «esperti», non hanno dubbi: «Deve trattarsi per forza di un fatto squisitamente locale». Una deduzione forse non lapalissiana, ma nemmeno estremamente complessa quella che commenta il terzo episodio in 4 mesi di molotov lanciate contro il centro islamico di Abbiategrasso, l’ex falegnameria di via Crivellino. Stavolta, anziché di notte, come in precedenza, è accaduto poco prima delle 14.30 di ieri. E l’autore sarebbe un giovane con il volto coperto da una grossa sciarpa, arrivato in sella a uno scooter e scomparso così come era arrivato, in un baleno. Ma stavolta non prima che una telecamera della zona l’avesse immortalato.
«Più che due esplosioni due fiammate! Anche perché gli ordigni sono sempre molto artigianali - spiegano i carabinieri -. La prima, la più piccola, ha annerito il marciapiede del cortile interno; l’altra ha lasciato segni più evidenti sull’asfalto».
Il centro islamico - un cortile dove ha sede da due anni un luogo di preghiera (la moschea) e il centro culturale «Alif Baa» - era stato già bersaglio di un attentato incendiario nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso. Episodio bissato qualche giorno dopo, nella notte tra il 9 e il 10 agosto, quando altri due ordigni artigianali vennero lanciati attraverso i cancelli chiusi del centro ed esplosero, mentre un tubo pieno di polvere pirica venne fatto rotolare accanto agli ordigni ma rimase (fortunatamente) inesploso. Fino a ora nessuna rivendicazione.
«Adesso abbiamo davvero paura» confida Hamid, 46 anni, gli ultimi 16 in Italia, portavoce del centro.
Abbiategrasso, la molotov contro la moschea esplode a casa di un imprenditore
Michele Perla, Il Giornale, 26 ottobre 2007Tre attentati certi in pochi mesi al centro islamico di via Crivellino ad Abbiategrasso, e un quarto in cui l’attentatore deve avere sbagliato indirizzo. Lanciando l’altra domenica in piena notte i suoi ordigni al numero civico 14, dove sorge la casa di un imprenditore, anziché al 24 dove è ospitata la sede che accoglie per la preghiera, i musulmani della zona. Risultato: a pagare le conseguenze della follia incendiaria che sta pervadendo un quartiere di Abbiategrasso, è stata la famiglia dell’industriale. Le molotov lanciate contro il garage, ha infatti provocato un incendio che ha mandato in fumo le due auto custodite all’interno.
Un episodio al quale era stato pressoché impossibile dare spiegazioni plausibili, visto il profilo per bene della famiglia finita nel mirino, e che adesso viene invece letto con un'ottica diversa, alla luce di quanto accaduto mercoledì pomeriggio. «Ma adesso basta - sbotta la gente che abita nella via - ; sarebbe ora che s’intervenisse con decisione per acciuffare questi delinquenti che hanno preso di mira il centro islamico, ma soprattutto la nostra zona.È inutile nasconderlo: anche noi viviamo con la paura, temendo che prima o poi qualche folle al posto delle molotov possa lanciare bombe vere, capaci di fare danni seri. «Preoccupazione, ma anche irritazione per le indagini che ristagnano e per la tranquillità perduta, dopo l'insediamento dei musulmani nella struttura che un tempo ospitava una falegnameria. «Noi non abbiamo nulla da recriminare a questi stranieri che si ritrovano nella loro sede, senza arrecare disturbo a nessuno - aggiunge la gente - ; purtroppo però questa convivenza sta diventando sempre più pericolosa. L'altro giorno, quando alle 14,30 quel giovane sconosciuto ha lanciato le sue bottiglie incendiarie, per strada avrebbero potuto esserci anche i nostri figli...».Insomma anche se l’ultimo attentato non ha provocato feriti né danni importanti, la presenza del centro islamico in via Crivellino, comincia a diventare ingombrante per molte famiglie. «Non riusciamo a capire perché ci abbiano presi di mira - hanno spiegato alcuni musulmani del centro -. La nostra comunità non dà fastidio a nessuno in questa città; è ben integrata, collabora con il comune ed anche con la chiesa locale. Abbiamo creato questa associazione culturale col solo scopo di aver un punto di riferimento per incontrarci e per pregare». A guidare il sodalizio «Aliff Baa», che conta circa 600 iscritti, è un egiziano venuto in Italia nel 1979, Mehana Mehana; l'uomo vive a Cisliano dove fa il mungitore e non si ritiene affatto un Imam. Nel 2005 ha preso in affitto i locali di via Crivellino, dove ogni sera in media si ritrovano una ventina di stranieri. «Ma dove andremo a finire? In questa via ci abito da una vita e ho sempre sentito soltanto il gracchiare delle rane - ricorda un anziano -. Ora sento le bombe». Quelle fatte esplodere nella tra il 9 e il 10 agosto, in quella tra il 25 e il 26 luglio , il 14 ottobre per sbaglio, e l'ultima mercoledì in pieno giorno.