Casbah Udine 




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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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meno male?

Autore: Orma



da youtube: "meno male che è successo tra loro" (
15 marzo '07)



Alle tre di questo pomeriggio qualsiasi, via della Cernaia sonnecchia. Solo il ronzio di casette gentili, giardini ordinati, ciclisti distratti. Anche qui, all'uscita del sottopasso che porta alla stazione ferroviaria, al "viavai" della casbah, poco si muove.

Ma è un silenzio diverso, quello di oggi. E' come se il rumore assordante dell'omicidio di sabato scorso fosse filtrato sotto l'asfalto. Per scrutarti, di nascosto, con gli occhi di un
giovane immigrato colombiano. La foto di Walter Felipe Novoa Perez è infatti lì, all'uscita del sottopasso dove quegli occhi hanno visto per l'ultima volta. Quel che ha visto, nei suoi ultimi minuti, Walter non ce lo racconterà mai ed è meglio così. Che giaccia per sempre qui, la verità. Sotto l'asfalto di via della Cernaia.

Laddove giaceva il corpo esanime di Walter ora sorge quel che è stato definito, non proprio benevolmente direi, il "cimiterino". Ci sono fiori, qualche biglietto e altri oggetti devozionali, pietosamente posti dagli amici e connazionali del ragazzo. Al centro del santuario, la foto. Una volta messo a fuoco, il sorriso sguaiato di Walter ti lascia impietrito. Non riesci a non pensarlo: è l'espressione di un uomo che nemmeno lontanamente può immaginare cosa il destino gli abbia riservato. E' così, in ogni caso, che i suoi cari hanno scelto di ricordarlo, di farcelo ricordare.



il sottopasso di via della cernaia e il "cimiterino" (aprile 2007)


Un lungo silenzio mi avvolge mentre mi soffermo davanti al cimiterino. Un silenzio rotto dal sopraggiungere di una figura. Un ombra che si affianca alla mia, sopra il santuario.  E' di una donna che ha superato i cinquanta, piccola di costituzione e, la cadenza non mentirà, di origini meridionali. Anche lei, come altri in questi giorni, arresta la sua corsa.  Come gli altri passanti, anche lei è incuriosita. Incuriosito anch'io, mi avvicino per parlarle.


Lavora "alle ferrovie", mi racconta. Ogni santo giorno, a piedi, percorre questo tratto di strada. Refrattaria a farsi taglieggiare nei vari parcheggi a pagamento, anche lei ripone l'auto in una delle laterali di via della Cernaia. A dispetto dell'assidua frequentazione del quartiere, nulla - mi confida - aveva saputo. Dell'accoltellamento, dell'algerino, degli altri inquietanti dettagli rivelati dalla stampa in questi giorni. Nulla. Era convinta che quei fiori commemorassero la vittima di un incidente stradale. La capisco. Lo penserebbe chiunque veda il marciapiede dirimpetto il sottopasso: un chiaro invito al suicidio pedonale.


"cimiterino" (aprile 2007)


La signora dunque, ripeto, non sa che il colombiano Walter è morto per mano dell'algerino Abdelmalek Bayout. Devo dirglielo io. Sempre sconosciuti l'uno all'altra, parliamo per un pò del fatto. Malignamente, registro tutto col telefono cellulare. La donna non se ne accorge, permettendomi di carpire quasi cinque minuti di dialogo.


La coda di questa conversazione è ora nel video proposto in questa pagina. Ascoltate le parole della signora delle ferrovie e trovate, se ci riuscite, una risposta al quesito che esse ci pongono: meno male che è successo tra loro?



da youtube: walter, i cortei, la casbah (15-16 marzo '07)


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