Autore: Orma
da: il gazzettino
3 agosto 2007
L'italiano è già un'abitudine dentro la moschea di Udine. Per gli oltre dieci mila islamici presenti nel capoluogo friulano, il 90 per cento dei quali risulta praticante, ascoltare prima l'arabo delle prediche dell'imam Mohamed Erbesch, detto il 'libico', poi le traduzioni in italiano del portavoce Bouraoui Slatni, algerino, è una realtà apripista nello stivale. Nonostante in altre regioni l'iter verso la 'nazionalizzazione' della lingua usata dentro le moschee sia in ritardo, Udine riesce a fare da capofila nazionale per un'esperienza da integrazione-modello alla quale nemmeno l'Ucoii è arrivata (l'Unione delle comunità islamiche ha da poco affermato di stare ancora lavorando per l'introduzione effettiva dell'italiano in moschea). "Noi abbiamo l'abitudine di tradurre in italiano i discorsi dell'imam", fa sapere Slatni.
In pratica, chi conduce le preghiere si serve dell'arabo, ma è sempre assicurata la trasposizione in italiano: il venerdì avviene la traduzione simultanea, mentre per le preghiere del mercoledì e del giovedì si approntano addirittura traduzioni scritte. "Pensiamo che sia una mossa importante anche in vista dell'integrazione degli islamici, in fondo vivono qua, lavorano qua, è giusto che anche attraverso la lingua acquisiscano una consapevolezza di appartenenza". Morale: "E' una riprova in più che noi non vogliamo nascondere nulla e facciamo tutto alla luce del sole". Ed è così che l'appello lanciato dal leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, sulla necessità che le prediche degli imam siano tenute in italiano, in modo che si realizzi un'attività di controllo su quanto avviene dentro i luoghi consacrati ad Allah, è concretezza in Friuli.
Il veicolo della lingua si presta anche ad annullare i sospetti di derive fondamentaliste, in un periodo in cui si fa pressante l'allarme su possibili affiliazioni fra neobrigatismo e jihaidismo. "Noi non abbiamo nulla da nascondere", ribadisce il portavoce Bouraoui Slatni, in un tempo in cui le attenzioni di tutti sono focalizzate sulle moschee viste sempre più spesso come cabina di regia del nuovo odio islamico contro l'Occidente e l'imperialismo americanocentrico obiettivo pure delle nuove stelle a cinque punte. "Sono tutte fantasie: la nostra comunità cerca la convivenza pacifica, accoglie chi è in difficoltà, ma certamente non presta il fianco ad azioni o pensieri di matrice terroristica; lo si deve capire una volta per tutte che nell'islam che si vive a Udine non c'è spazio per il terrorismo, neppure per propagande armate o rivoluzionarie", scandisce a chiare lettere il portavoce. Del resto, non si può restare indifferenti alle minacce, al clima di caccia alle streghe che si sta creando attorno ai centri islamici, anche in Friuli."Lo diciamo da sempre: ci battiamo per il dialogo, le nostre porte sono aperte anche ai non musulmani, vogliamo farci conoscere per quello che siamo: gente pacifica, che crede tanto e crede soprattutto nella forza non armata della religione".