Casbah Udine 




salta la lista categorie e vai al contenuto

ultimi articoli


Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

.

.


La storia di Khatami a Udine: anticipazioni

Autore: Orma


Cari amici della casbah,

non è senza commozione che mi rivolgo di nuovo a voi, dopo questo lungo silenzio. Scusate la retorica: era per sottolineare che è bello, ogni tanto, risentirsi.

Vi offro qui qualche brano del saggio, ancora
in fieri, con cui intendo raccontare la storia di Khatami a Udine. La ricordate, no? Il festival Vicino/lontano, la conferenza dell'ex presidente iraniano alla chiesa di San Francesco, le polemiche sulla scrittrice iraniana C. Djavann che se ne va indignata senza parlare, e poi - dopo un mese di relativa calma - la scoperta dei video su YouTube che ritraggono  Khatami mentre, fuori della chiesa di San Francesco, stringe le mani a ben cinque donne, il successivo scandalo internazionale, l'accusa di essere un'agente della CIA piombatami addosso a ciel sereno, la denuncia presentata al Tribunale del Clero di Qom in Iran da "5000 talebeh" con la richiesta di spogliare Khatami dell'abito talare, ecc.

E' la storia di cui potete trovare qualche traccia - oltre che in svariati siti internet, provate a farlo se volete - in un breve articolo di mio pugno scritto qualche tempo fa, e soprattutto nella sezione Khatami di questo sito, che raccoglie più o meno tutti gli articoli sullo scandalo usciti nella stampa nazionale internazionale. Ma ci voleva un pò d'ordine, una storia appunto: di qui le mie ultime fatiche notturne sul PC. E la prospettiva: un saggio, esauriente, possibilmente rivelatore.



Quelli che presento sono, ripeto, dei brevi estratti. Li voglio pubblicare così, nella loro prima versione, probabilmente non l'ultima. Non è chiaro se ci saranno altre anticipazioni. Per ora, mi fa piacere condividere con voi questa emozione. L'emozione di ricostruire un evento che ci ha fortemente coinvolti, tutti insieme, appena un anno fa.

Approfitto per salutarevi di nuovo, amici della casbah. Per omaggiare quelli che continuano a venirci a trovare, nonostante l'attività sia finita da un pezzo, manon hanno smesso di attendersi altre sorprese.

Il libro su cui sto lavorando lo sarà, o almeno speriamo.

Udine, 28  giugno 2008
by Marco Orioles

P.S.
Non potevo dimenticare di aggiungere che mi aspetto suggerimenti di ogni tipo per la stesura di questo libro. Se avete il mio numero di telefono, chiamate. Altrimenti usate l'email: è sempre marco.orioles@uniud.it





Il festival e il duplice invito a Khatami e Ramadan


Per le ambizioni culturali di una città vivace come Udine, il mese di maggio 2007 doveva essere un periodo di festa. Il giorno 10 sarebbe iniziata infatti la terza edizione di “Vicino/lontano”, la scintillante kermesse organizzata dall’omonima associazione che, col qualificante sottotitolo “Identità e differenze al tempo dei conflitti”, è giunta alla sua terza edizione. A dispetto della giovane età, l’iniziativa gode oramai di ampio prestigio e risonanza, al punto di essere considerata – scontando l’enfasi del cronista compiacente – un «punto di riferimento della primavera culturale friulana» . 

Le copiose anticipazioni uscite sulla stampa, a partire dal ricco carnet di ospiti, confermano questa immagine sontuosa. Per il Messaggero Veneto, Vicino/lontano «anche quest’anno, promette di trasformare la città nella capitale delle culture a confronto».  Una promessa impegnativa e non priva di rischi, dato che – come dichiara alla vigilia uno degli organizzatori, Marco Pacini - il leit-motiv del confronto, sorta di biglietto da visita dell’intera manifestazione, sarebbe stato applicato questa volta ai «temi connessi all’islam». 

Vicino/lontano decide dunque di gettarsi a capofitto in uno dei topoi più roventi della storia contemporanea, almeno da quando, l’11 settembre 2001, diciannove seguaci di Maometto hanno evidenziato, non senza enfasi, le difficoltà del dialogo con la seconda fede del pianeta. Dedicare all’Islam la propria terza edizione è però una scelta indovinata; tanto più sensata alla luce dell’ormai robusta presenza musulmana insediata nel Vecchio Continente. Venti milioni di soggetti ormai, secondo alcune stime, molti dei quali alle prese con le contraddizioni della doppia appartenenza, con le apparenti incompatibilità tra i valori e gli stili di vita autoctoni e quelli caldeggiati dal Corano e dai suoi odierni interpreti e, soprattutto, esposti alla temibile calamita del fondamentalismo. Una convivenza, quella tra europei e islamici, segnata insomma da alcune stringenti ambivalenze e da, fortunatamente rare, fiammate di incomprensione o di violenza, come il celeberrimo caso delle “vignette di Maometto” in Danimarca ha tristemente evidenziato. Argomenti di cui parlare, insomma, ce ne sono parecchi. Ben fatto, Vicino/lontano.

Peccato però che, per affrontare l’ostico argomento, gli organizzatori abbiano scelto di affidarsi a due sorprendenti atout. Come dichiara ancora Pacini al Messaggero Veneto, Vicino/lontano ha deciso infatti di penetrare nel groviglio dei rapporti con l’Oriente, e delle intricate questioni dell’islam in Occidente, «portando a Udine due protagonisti indiscutibili della scena europea e mondiale della cultura e della politica islamica: l’intellettuale Tariq Ramadan e l’ex presidente dell’Iran Mohammad Khatami». Due personaggi che lo stesso giornale, di fatto portavoce ufficiale della manifestazione, presenterà in questo modo al pubblico udinese:

[Khatami] è un intellettuale iraniano e filosofo della politica che ha rivestito la carica di presidente dell’Iran per due mandati dal 1997 al 2005. Ricordato come primo presidente riformatore del paese dopo la rivoluzione islamica del ’79 si è scontrato con la linea dura del clero conservatore, promuovendo una politica fondata sul diritto, la tolleranza, la democrazia, il liberismo. Ha inaugurato una politica estera improntata alla teoria del “dialogo fra le culture”. [Ramadan invece è] docente di filosofia e islamologia a Oxford: personaggio carismatico e controverso, si è formato in Svizzera e al Cairo, ed è stato al centro di feroci polemiche per il suo essere un intellettuale di cultura interamente europea e moderna, ma che rivendica con forza un ruolo per l’identità islamica anche sul suolo europeo. È considerato l’intellettuale musulmano europeo più noto e autorevole e più ascoltato dalle seconde generazione dei giovani musulmani d’Europa. Consulente di Prodi e Blair sui temi del terrorismo islamico, è stato definito uno dei cento protagonisti del dibattito politico internazionale».

Tariq Ramadan e Mohammed Khatami, dunque, verranno e parleranno a Udine. Il primo, come recita il programma della kermesse, animerà l’evento di apertura: il confronto intitolato “In nome di chi? Quando i conflitti invocano le religioni” previsto per la serata del giovedì 10 maggio. A fargli compagnia, il nostrano sociologo delle religioni Stefano Allievi e il ben noto storico parimenti italiano Franco Cardini. L’ex presidente iraniano sarà invece protagonista della conferenza “Nemici per forza?”, la mattina del sabato successivo, sostenuto dal giornalista locale Valerio Pellizzari nel ruolo di intervistatore.

La scelta dei due interlocutori vuole essere, immaginiamo, la dimostrazione dell’alto profilo ormai raggiunto dalla manifestazione. Ambedue i personaggi, in effetti, godono di notevole visibilità e di riconoscibilità a livello popolare, Khatami in particolare. Per un festival che ambisce ad attirare l’attenzione su di sé, l’invito è sicuramente azzeccato. Peccato, tuttavia, che le reputazioni dei due personaggi siano caratterizzate, come più di qualcuno sottolinea, da un certo numero di note stonate. Note ignorate nelle pillole di presentazione del Messaggero Veneto ma che altri, meno distratti, non si sono certo fatti scrupolo di denunciare a chiare lettere.

Gli organizzatori erano certo consapevoli che delle polemiche sarebbero venute fuori. Un invito così, poi, sarebbe stato senz’altro considerato la palese dimostrazione dell’orientamento politico della manifestazione, orientamento sfuggito a non pochi dei partecipanti delle precedenti edizioni. Vicino/lontano, tuttavia, gioca d’anticipo, Nella già citata intervista di presentazione della kermesse, Pacini si vede rivolgere questa domanda: «Alcuni inseriscono vicino/lontano nel novero delle manifestazioni “di sinistra”», chiede il giornalista. «Sottoscrive?». La risposta di Pacini, ovvio, è: «No. Cerchiamo di affrontare i temi sempre con un’ottica alta. Chiamando esperti della materia, non partigiani di una tesi, accogliendo voci dal pensiero di sinistra come da quello di destra» . Grazie Pacini, ma per la cronaca, il trattamento vellutato riservato ai tuoi ospiti confermerà ampiamente il sospetto adombrato con gentilezza dal tuo intervistatore. Ogni cosa, comunque, a suo tempo.

Veniamo anzitutto a Tariq Ramadan. Intellettuale di grido, ma anche controverso: questo lo aveva ammesso anche il Messaggero Veneto. Le controversie che lo riguardano vanno in un certo senso al di là dello spessore del personaggio. Persino un suo acerrimo avversario come Magdi Allam, seppur in chiave ironica, è stato costretto ad ammetterne le qualità. «Se la rivista americana “Time” nel 2003 l’ha designata come uno dei cento pensatori che hanno “modellato il mondo, se ha raccolto attestati di stima e ammirazione di diversi ambienti non solo musulmani, se è corteggiato e osannato da molte comunità islamiche europee, è evidente che lei è una personalità carismatica, ha uno spessore ideale, religioso e culturale, dispone di una eccellente capacità comunicativa e di manipolazione dei media» .

Ci sono però almeno tre problemi. Uno, che dal setaccio delle varie polizie internazionali sono emersi contatti e frequentazioni a dir poco sospetti; ragione per cui Ramadan si è visto interdire l’ingresso in Francia prima e negli Stati Uniti poi. Due, il viscerale antisionismo di Ramadan, materiale che egli sa certamente essere altamente infiammabile e di cui fa un uso smodato proprio per questo motivo. Tre, il cosiddetto «riformismo islamico» propinato da Ramadan in numerose opere e saggi, oltre che in innumerevoli conferenze e incontri pubblici, non risulta poi così cristallino né sui contenuti né sulle intenzioni. L’intervista a Carlo Panella che presenteremo più avanti servirà, almeno speriamo, a chiarire questi punti e a farci così un’idea più precisa su chi sia davvero Tariq Ramadan.

Quanto a Khatami, beh, le ragioni per storcere il naso sono anche qui più di una. La più importante è l’altissimo ruolo istituzionale ricoperto, e dunque le relative responsabilità, in un regime che non si è certo distinto per una scrupolosa tutela dei diritti umani. Piccola precisazione, utile soprattutto alla stampa italiana. A dispetto della fama di «riformista», Khatami non ha di fatto cambiato  di una virgola il regime disegnato da Khomeini e dai suoi collaboratori. Si è, al più, reso protagonista di una brevissima stagione di distensione, presto stroncata da quelli che contano . Insomma, nella più benevola delle versioni, Khatami è stato un intellettuale forse illuminato ma inadatto al difficile compito, forse pavido nel tentarci, sicuramente incapace di non deludere tutti quei giovani,studenti, donne, e i tanti moderati che lo avevano votato per ben due volte, e plebiscitariamente. No: Khatami non è stato il Gorbaciov iraniano. Ha consegnato, praticamente intatto, la vecchia macchina  khomeinista nelle mani dello zelante Mahmoud Ahmadinejad. Basterebbe questo, per non essere ansiosi di sprecare una mattinata per ascoltare Khatami. Ci sarebbero peraltro tanti altri motivi, ma ne parleremo a tempo debito. Giusto per anticipare qualche punto, segnaliamo la difficile compatibilità tra l’aspirazione a farsi promotore di un dialogo tra le civiltà e il sostegno mai rinnegato al terrorismo in Medio Oriente, oltre che, ma questo è quasi inutile ricordarlo, l’incessante critica allo Stato di Israele.

Ben note a chi segue con attenzione le vicende internazionali, queste scottanti tematiche atterrano ora a Udine. Generando, sebbene non nelle proporzioni che ci si poteva attendere, una serie di polemiche. La prima monta giusto alla vigilia dell’inaugurazione del festival
. Il 9 giugno, una voce denuncia con veemenza le storture del Festival. Protagonista della sortita è Gianfranco Leonarduzzi, combattivo esponente dei Radicali friulani e attento, come gran parte dei suoi colleghi di partito, alle questioni internazionali. Osservando il programma di Vicino/lontano, Leonarduzzi non può fare a meno di rilevare una palese contraddizione: da una parte, la conferenza di Khatami; dall’altra, l’attribuzione del “Premio Terzani”, un punto qualificante della kermesse, alla memoria di Anna Politkovkaja, la coraggiosa giornalista russa trucidata in patria con, a quanto pare, il complice consenso delle autorità governative.

Agli occhi di Leonarduzzi, l’accostamento tra Khatami e la Politkovkaja è semplicemente offensivo, quasi criminale. Per dirla direttamente con le sue parole, «ha il sapore di un insulto». L’indignazione dell’esponente radicale lo spinge così a diramare al sito del Comitato nazionale del suo partito un comunicato che comincia a squarciare, almeno tra le pieghe di internet, l’immagine compiacente di Vicino/lontano:


Quest'anno, il  premio Terzani, che si terrà questo fine settimana, sarà assegnato alla memoria di Anna Politkovkaja. Sembra quasi una beffa, se non un insulto, il riconoscimento alla memoria per la giornalista russa, di fronte all'eccitazione degli organizzatori per la presenza a  Udine dell'ex presidente dell'Iran, un'esponente del fondamentalismo islamico  che  con la libertà di  stampa e con il concetto di  democrazia, ha sempre avuto un rapporto obliquo. E' incomprensibile il compiacimento che suscita fra  gli organizzatori, chi ha coltivato l'idea della negazione dell'olocausto, della distruzione di Israele e alimentato forme di antisemitismo, negazionismo, terrore e fondamentalismo a larga  presa sulle masse musulmane. Recentemente, l'invitato di  lusso a Udine Khatami ha  avuto modo di regolare sbrigativamente le questioni con alcuni  stati: Morte a Israele, Morte all'America.

La posizione di Leonarduzzi è, come si può notare, oltremodo chiara. Anzitutto, rasenta l’assurdo premiare in pompa magna una giornalista simbolo della libertà di stampa violata e invitare al tempo stesso un uomo politico che, nel corso del suo duplice mandato presidenziale, ha assistito inane ad una delle più feroci strette sulla libertà di stampa mai avvenute in Iran. Le cronache degli anni di Khatami non lasciano dubbi: per la libera informazione, la sua presidenza è stata praticamente una iattura.  La dimostrazione più limpid può essere desunta dalle testimonianze contenute nel pregevole lavoro del giornalista italo-iraniano Ahmad Rafat. Una lettura, quella de L’ultima primavera, che pagina dopo pagina lascia attoniti dinanzi alla lunga teoria di chiusure arbitrarie di giornali, incarcerazioni, torture ed esili avvenuti nell’Iran di Khatami. 

In secondo luogo, prosegue Leonarduzzi, l’idea di un “confronto” sui temi dell’Islam assieme ad un illustre ex capo di stato potrà anche suscitare «compiacimento» in chi l’ha concepita. Peccato, però, che l’invitato abbia più volte assunto posizioni non proprio propedeutiche ad un clima di reciproca comprensione. Difficile dialogare con un uomo, sottolinea Leonarduzzi, che mentre porge un retorico ramoscello d’ulivo, è uso liquidare «sbrigativamente» questioni cruciali per il dialogo Occidente-Oriente come, per citare solo la più calda, lo status di Israele. Sarà insomma davvero improbabile secondo Leonarduzzi cavare qualcosa da «un esponente del fondamentalismo islamico» che solo il miope e accondiscendente giornalismo nostrano qualifica tout court come «riformista», glissando così sul clamoroso insuccesso dell’esperienza di rinnovamento da lui blandamente tentata in Iran oltre che sulle non poche zone d’ombra che ne caratterizzano la visione politica.

Nell’opinione di Leonarduzzi l’invito a Khatami appare dunque del tutto fuori luogo. Una posizione che trova sostanzialmente concorde la seconda voce dissonante alzatasi sullo sfondo di Vicino/lontano: quella di Giorgio Linda, presidente dell’Associazione Italia-Israele del Friuli nonché presidente federale delle Associazioni Italia-Israele. Decisamente sintonizzato con quello di Leonarduzzi, l’affondo di Linda allarga tuttavia il discorso toccando un’altra serie di elementi interessanti.

“Dialogare è giusto ma perché il dialogo sia costruttivo è necessario che tutti i partecipanti siano disposti al confronto. Altrimenti è tutto inutile. Per questo ritengo che probabilmente, al posto di Khatami e Ramadan, gli organizzatori di vicino/lontano avrebbero fatto meglio a chiamare altri esponenti dell’Islam”. La critica arriva da Giorgio Linda, presidente dell’Associazione Italia-Israele del Friuli che pur giudicando positivamente l’iniziativa di vicino/lontano e condividendo il fine di sollecitare una riflessione su confronto fra diverse culture, punta il dito conro la scelta degli esponenti chiamati a rappresentare l’Islam. […] “L’obiettivo della nostra associazione – continua Linda – è quello di rimuovere i fraintendimenti e le barriere culturali fra Italia e Israele favorendo, attraverso la conoscenza, comprensione, amicizia e solidarietà. Vogliamo che Israele venga presentato e giudicato per quello che é. E da questo punto di vista forse Khatami e Ramadan non sono le persone più indicate. Quello che mi stupisce è la cecità e la stupidità di questo Occidente che continua ad attribuire all’interlocutore una condivisione di valori che non c’è. Per noi la democrazia e la parità fra uomo e donna sono valori acquisiti e imprescindibili, per altri ancora no.

Dialogare è giusto, necessario e doveroso, sostiene Linda: è, confermiamo anche noi, l’unica ricetta per favorire «attraverso la conoscenza, comprensione, amicizia e solidarietà». A patto, però, che vi sia una sincera predisposizione ed un autentico atteggiamento di apertura da parte di tutti i partecipanti. Ciò che, secondo Linda, non caratterizza affatto Khatami e Ramadan. Queste, anzi, sono le persone meno «indicate» per confrontarsi con il pubblico udinese, ma se è per questo con l’Occidente in senso lato. Un Occidente che invece a Udine, grazie ai buoni uffici di Vicino/lontano, sta per dare l’ennesima prova di quella «cecità» se non «stupidità» che induce ad «attribuire all’interlocutore una condivisione di valori che non c’è» e, peggio, a chiudere gli occhi di fronte a quelle venature anche profonde di «fondamentalismo» che caratterizzano i due personaggi.

Su questo punto, Linda è fermissimo: quali punti in comune, e dunque quale dialogo, possono farsi strada quando entrambi i tuoi interlocutori sono indaffarati a impedire che «Israele venga presentato e giudicato per quello che è», ma semmai condannato senza attenuanti? È di questi giorni, peraltro (stiamo scrivendo a 2008 inoltrato), la volitiva adesione di Tariq Ramadan all’infame boicottaggio della Fiera del Libro di Torino del maggio 2008, dedicata al Sessantesim dello Stato di Israele: un’altra occasione per evidenziare il proprio originale concetto di pace. Ma poi, quale esito può sortire un confronto con chi nega tendenzialmente quei «valori acquisiti e imprescindibili», almeno per noi occidentali, che sono «la democrazia e la parità fra uomo e donna»? Li avete letti i libri dei Fratelli  Musulmani o no, e se è per questo, quelli dell'italianissima UCOII? Nessuno può escludere un miracolo, ma raggiungere un consenso tra i valori della costituzione e quelli coranici difesi dall'UCOII sarà senz'altro questione di lungo termine. Vi siete invece mai avventurati nella scrittura avviluppata, ripetitiva ed arzigogolante di Tariq Ramadan, riversata in numerosi saggi tutti editi in Europa negli ultimi anni? Se l’avete fatto, rimarrete con pochi dubbi. Compiaciuto della loro cripticità, le lezioni di Ramadan sul «riformismo islamico» e sul «come essere un musulmano europeo» potranno entusiasmare qualche incauta anima irrequieta ma non ci aiutano, per ora, a chiarire da che parte stia questo popolare intellettuale. Dalla parte di un Islam europeo, pronto ad allinearsi alle istituzioni vigenti che  pure dovranno addivvenire a certi compromessi con le istanze musulmane; o dalla parte di un Europa islamica, utopia alimentata anche da Ramadan con le dovute sofisticazioni e dissimulazioni?

Dopo gli interventi di Leonarduzzi e Linda, le contraddizioni dell’invito a Khatami e Ramadan sono ormai palesi. È a questo punto che la casbah di Udine, il nostro piccolo sito amatoriale, decide di scendere in campo. Consapevole dell’ormai indifferibile necessità di svolgere una valutazione sul tipo di “dialogo” che si sarebbe celebrato a Udine assieme ai due celeberrimi personaggi, la casbah di Udine opta per introdurre una terza voce nel dibattito. E non una voce qualsiasi, bensì quella di un analista del mondo islamico che conosce bene il profilo e il curriculum di entrambi gli ospiti: Carlo Panella.


Una telefonata su “YouTube” con Carlo Panella

Concepita per proseguire nell’opera di (contro)informazione avviata ormai da Leonarduzzi e Linda sull’imminente visita di Khatami e Ramadan, l’idea di contattare Carlo Panella nasce in un incontro con un vecchio amico della casbah destinato anch’egli, come vedremo, a svolgere un ruolo dietro le quinte di questa vicenda.

Professore poco più che cinquantenne di matematica all’Università degli Studi di Udine, Elio Cabib è soprattutto un cittadino italiano nato a Livorno ma di origine ebraica che ha molto a cuore le sorti di Israele, da lui strenuamente difesa con una frenetica e volontaria attività culturale. Un’identità, questa, che è valsa ad Elio la menzione nell’infame lista dei professori “ebrei” presenti nelle Università italiane circolata nell’autunno 2007 su internet : un fatto gravissimo che a Udine, purtroppo, è passato del tutto inosservato. Non una protesta, non una lettera di solidarietà.

Di Carlo Panella non occorrono invece lunghe presentazioni. Volto televisivo molto noto, analista del mondo islamico e autore di numerosi saggi in materia, Panella è uno degli esponenti più impegnati del dibattito che da tempo anima il nostro paese sulle questioni dell’Islam fondamentalista . Una discussione cui Panella ha contribuito, oltre che con copiose collaborazioni giornalistiche e una fitta produzione editoriale, con un’algida e irremovibile denuncia del nemico islamista insediato dentro e fuori i nostri confini.

Elio Cabib aveva conosciuto Panella durante la presentazione dell’ultimo saggio dello studioso, tenutasi pochi giorni prima nel comune di Buja, vicino Udine. Lo scambio dei recapiti telefonici effettuato dai due in quell’occasione tornerà immediatamente utile. La sera del 9 maggio, il sottoscritto ed Elio Cabib decidono infatti di approfittare del numero di Panella per realizzare con lui un’intervista telefonica da diffondere prontamente su “YouTube”, a beneficio se non altro dei pochi ma interessati seguaci del nostro sito . Al nostro contatto, Panella offre generosamente la sua disponibilità, dedicandoci quasi un’ora del suo tempo e snocciolando per noi una approfondita e quanto mai sfiziosa introduzione alle figure di Khatami e Ramadan (guarda l'intervista: parte 1 - parte 2 - parte 3 - parte 4).

Sin dalle prime battute, anche Panella mostra di non avere dubbi: il doppio invito a Khatami e Ramadan è un errore. Chi ha ritenuto di imbastire con costoro una discussione sui «temi connessi all’Islam» lo avrà fatto, forse, in buona fede. Ma la scusante non è sufficiente ad assolvere gli organizzatori, rei invece di aver contribuito ad appioppare sulle ambigue figure di Khatami e Ramadan un’etichetta decisamente fuorviante:

Cioè come fa Khatami a porsi come dialogatore con l’Occidente nel momento in cui rifiuta di riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele? Come fa Tariq Ramadan a porsi come un riformatore e una persona che vuole il dialogo con i cittadini di Udine, quando si rifiuta di condannare seccamente con un sì o con un no il terrorismo kamikaze degli ebrei?
 
Panella si allinea dunque al pensiero di Leonarduzzi e Linda. Invitare due inveterati avversari di Israele presentandoli come «dialogatori» è, al meglio, un falso storico; al peggio, una mistificazione che rischia di seminare non poca confusione nel pubblico che ne ascolterà le tirate oratorie. La confusione, d’altro canto, non riguarderebbe solo le acuminate frecciate antisraeliane tirate ad ogni più sospinto dai due invitati salvo poi essere abilmente dissimulate. Il problema, semmai, toccherebbe l’immagine ingannevole dell’Islam destinata probabilmente ad emergere dal confronto. O meglio, riguarda la concreta possibilità, per il pubblico, di cadere vittima del doppio gioco abilmente compiuto tanto dallo sciita Khatami quanto dal sunnita Ramadan. Un doppio gioco che Panella sceglie di sottolineare evocandone il prototipo più famoso e funesto: quello della conferenza di Monaco del 1938, la ben nota debacle diplomatica europea nei confronti di Adolph Hitler.

[A Udine] si agirà dentro la dimensione culturale di Monaco. Si cercherà [cioè] di parlare con degli interlocutori sbagliati, non avendo minimamente idea che sono degli interlocutori sbagliati, cadendo nella trappola che pongono questi falsi dialogatori. […] Chi ha invitato questi due totalitari non ha la minima idea di quello che ha fatto. Si è affidato a delle mode, al volemose bene, quindi dando sponda alle mistificazioni di questi personaggi. […] È un po’ come se qualcuno negli anni ’30 avesse voluto stabilire un dialogo col regime fascista italiano e avesse deciso di parlare con Bottai e Ciano. Perché questa è la loro funzione. Né Khatami né Ramadan mettono minimamente in discussione i principi totalitari dello stato musulmano fondamentalista. Agiscono al loro interno e cercano di modificarli. Cosa che nei confronti delle anime belle e positive, diciamo, degli italiani e degli udinesi che vogliono porsi il problema di non fare la guerra, sicuramente ha un fascino.

Le posizioni di Panella possono essere parziali, e sicuramente speculari a quelle degli organizzatori di Vicino/lontano, ma non fanno certo difetto di chiarezza. Una chiarezza abbacinante e, aggiungeremmo, anche un pò inquietante. Come a Monaco, secondo Panella, Udine tenderà infatti la mano a due «totalitari» che però rifiutano seccamente di qualificarsi come tali. Come a Monaco, si omaggeranno individui che, se si trovano perfettamente a loro agio nelle spoglie dei «dialogatori», nutrono in realtà una concezione assai peculiare del dialogo. Un dialogo, per così dire, monco, perché viziato dall’inveterata abitudine a non dire tutto, o a dire il falso, per compiacere i propri interlocutori.

Questo è un atteggiamento che, ricorda opportunamente Panella, in arabo si chiama taqyia, letteralmente «occultamento». Di qui l’ammonimento, che vale la pena riportare per esteso, a tutti coloro che presenzieranno agli incontri con Khatami e Ramadan:

Ci sono alcune risposte che loro si rifiuteranno di dare per occultare […] le loro vere convinzioni che sono assolutamente contrarie a ogni possibilità di dialogo. […] Vedrete, sarà molto difficile tirare fuori delle risposte nette da Khatami [e Ramadan], perché sono bravissimi nell’eludere le domande. […] È la taqyia, cioè la dissimulazione, che era all’inizio l’esatto parallelo del nicodemismo, cioè del lecito occultamento della propria fede per evitare la morte, che è stato utilizzato durante le guerre di religione tra protestanti e cattolici dopo la Riforma. Sono bravissimi  nel fare questo, sono bravissimi nell’usare un linguaggio apparentemente buonista che in realtà nasconde le proprie idee. Ci sono alcuni passaggi chiave che riguardano soprattutto il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, la condanna del terrorismo musulmano, ma anche il diritto all’apostasia, cioè il diritto alla libertà opinione, il diritto ad uscire dall’islam, che sono rivelatrici […] Chiedete a Khatami che cosa pensa della proposta di Ahmadinejad. Chiedete a Khatami soprattutto, per smascherare questo groviglio difficilmente snodabile: bisogna riconoscere il diritto all’esistenza di Israele o no? […] Che qualcuno chieda a Khatami, che qualcuno chieda agli organizzatori di questa festa di chiedere a Khatami se i Bahai hanno diritto o no di praticare la loro religione in Iran, e perché sono stati perseguitati e uccisi in questi anni. In Iran, le uniche religioni ammesse sono oltre all’islam, il cristianesimo, l’ebraismo e lo zooastrismo. […] Il culto di tutte le altre religioni, buddismo, Bahai per primo, è assolutamente vietato. Ci sono state delle condanne a morte in Iran per dei musulmani che si sono convertiti. Chiedete se un musulmano si può convertire al cristianesimo in Iran. Chiedete a Tariq Ramadan se secondo la sua visione dell’islam è lecito che un musulmano si converta al cristianesimo, e nel caso che si converta quali pene secondo lui devono essere comminato dallo stato musulmano che propugna. […] Chiedete a Khatami se è d’accordo con la regola della legislazione iraniana che prevede che nei procedimenti in tribunale ci vogliono due testimonianze di una donna per contrastare quella di un maschio. […] Chiedete a Khatami che cosa pensa della pratica del martirio islamico così in voga in Iran, che cosa pensa degli appelli agli shahid, ai martiri, che in Iran vengono fatti quotidianamente dagli Ayatollah. Chiedetegli cosa pensa della decisione di Khomeini durante la guerra Iran-Iraq di togliere la patria potestà ai genitori per permettere che centinaia di migliaia di bambini diventassero martiri nelle paludi dello Shatt-el-Arab.

Panella non va per il sottile e inanella, uno per uno, i motivi per cui l’operazione dialogo si rivelerà probabilmente poco più che un’impostura ben organizzata. Impossibile attendersi un confronto sincero con individui che si prodigheranno nel negare o sminuire ogni possibile motivo di controversia, a partire da quelli, davvero numerosi, segnalati da Panella. Impossibile comprendere alcunché di ciò che sta accadendo nel mondo, islamico e non solo, con interlocutori che tenderanno al più a puntare il dito dall’altra parte, ossia verso Occidente, per individuare le cause delle odierne incomprensioni. Impossibile, soprattutto, perché i compiacenti organizzatori  – con una scelta oculata delle figure che fiancheggerano gli oratori -  si sono cautelati in anticipo perché queste contraddizioni non saltino fuori.

Già sufficienti per trarre delle conclusioni, le note di Panella non finiscono qui. Nel corso della lunga conversazione telefonica, puntellato dalle domande del sottoscritto e di Elio Cabib, il giornalista mettere infatti meglio a fuoco per noi le figure dei due ospiti, consentendoci di distinguere tra le insidie poste dal dialogo con Khatami e quelle procurate dal confronto con Ramadan.

Le note addizionali di Panella sono dedicate, ancora una volta, a Khatami. Che a dispetto della fama e del fascino goduto ancor’oggi in Occidente:

[oramai] non rappresenta nulla. Khatami rappresenta il fallimento dell’esperienza riformatrice del regime iraniano. Oggi in Iran non conta niente, e i poveri studenti iraniani che l’hanno seguito, che si sono illusi della sua prospettiva riformista o sono in galera, o sono morti, uccisi dai pasdaran, oppure sul piano politico sono stati costretti a votare nell’ultima elezione per Rafsanjiani, avversario di Khatami, che sarebbe come nella Germania hitleriana votare per l’elegante e colto Von Ribbentrop contro Hitler. Cioè un’evidente, sterile scelta. […] Tutto il suo progetto politico riformista è svanito come la neve al sole. Basta chiedere agli studenti iraniani che si oppongono al regime cosa pensino di Khatami per avere le orecchie che fischiano dagli insulti… Di Khatami si può soltanto dire che ha segnato il fallimento di qualsiasi ipotesi di riforma dall’interno del regime degli Ayatollah e che le sue idee sul mondo sono apparentemente interessanti per l’Occidente, gli fu aperta una enorme linea di credito in Occidente a suo tempo ma alla resa dei conti ha tradito qualsiasi aspettativa, anche perché […] in realtà la sua visione del mondo è una visione del mondo assolutamente integralista, convinto sostenitore della necessità di cancellare Israele, anche se non lo dice con la totale chiarezza di Mahmoud Ahmadinejad. Agli organizzatori di questo incontro va ricordato che il suo primo provvedimento legislativo quando fu eletto presidente per la seconda volta fu un finanziamento per alcuni milioni di dollari ad Hamas. Va ricordato che durante la sua presidenza scoppiò lo scandalo della Karine A, quella nave piena di armi proveniente dall’Iran, senza dubbio, che fu intercettata nel canale di Suez diretta ad Hamas; che mai ha rivolto una parola di condanna, naturalmente, per le stragi di civili israeliani durante la sua presidenza, e che anzi ha sempre appoggiato quelli che vengono considerati in Italia e nell’Unione Europea dei terroristi, un movimento terrorista, Hamas stesso. Non solo, ma Khatami si è sempre schierato a favore del progetto nucleare iraniano che è iniziato sotto la sua presidenza; sotto la sua presidenza è iniziato quindi un progetto non solo, [...] e sarebbe anche giusto e accettabile, per centrali nucleari per la produzione di energia elettrica, ma per ricerche sul nucleare finalizzate alla costruzione della bomba atomica. Non è un uomo di pace, anche sei i media internazionali gli hanno stoltamente dipinto questa immagine, e ha sempre usato del suo potere sul piano internazionale per favorire in realtà situazioni di guerra.  

La lunga digressione di Panella su Khatami si compendia perfettamente in una delle sue ultime affermazioni: «Non è un uomo di pace». Nonostante l’abilità retorica, i modi affabili e l’indiscutibile savoir faire diplomatico che gli hanno guadagnato in Occidente l’«enorme linea di credito» ricordata da Panella, l’ex presidente iraniano ha alle sue spalle un curriculum per lo meno a tinte fosche. A partire dal fattivo sostegno ad Hamas, movimento che persino l’irenica Europa ha alla fine riottosamente incluso nella lista dei terroristi. Per non parlare poi dell’appoggio alle mire atomiche del regime, oggi prima preoccupazione della comunità internazionale che vi intravede, e non senza ragione, una minaccia per la sicurezza del mondo intero. E per culminare, quindi, con il sostanziale seppur meno vocale allineamento con i duri e puri del regime degli ayatollah, convinti come lui «della necessità di cancellare Israele».

Sullo sfondo di questi tutt’altro che risibili dettagli, si cela però soprattutto un enorme, indiscutibile dato di fatto. L’esperienza riformista di Khatami, che tanta fama e benevolenza gli guadagnò in Occidente, dovrebbe essere trattata per ciò che è stata effettivamente: un clamoroso insuccesso. In otto anni di presidenza, il regime dei mullah potrà aver vissuto qualche sprazzo di distensione sul piano della repressione del dissenso, delle macroscopiche disparità di trattamento femminile e, più in generale, del controllo della società civile. Ma è stata solo una fiammata, breve e soprattutto reversibile. Già sotto il suo mandato, infatti, l’offensiva degli avversari conservatori e radicali di Khatami è riuscita ad avere la meglio su qualsivoglia velleità di rinnovamento. La persecuzione di donne, omosessuali, studenti e dissidenti – sui giornalisti abbiamo già detto -  è ricominciata ben dentro la sua presidenza, per proseguire col massimo zelo dopo la sua uscita di scena e l’ingresso trionfale del pasdaran Mahmoud Ahmadinejad.

Vai alla parte II


Aggiungi il Tuo Commento:




Inviando questa risposta dichiaro di aver letto ed approvato le condizioni di utilizzo di questo sito web.

(*) = campo obbligatorio.


Condizioni di Utilizzo

1 - Tutte le risposte inviate a questo sito saranno sottoposte a moderazione manuale da parte dell'amministratore al fine di evitare il fenomeno detto "SPAM".

2 - Tutti i dati inseriti nel modulo di risposta verranno pubblicati in questa pagina ad eccezione dell'e-mail. Tale informazione viene richiesta ed archiviata dagli amministratori al fine di scoraggiare un utilizzo non consono del blog.

3 - Non utilizzare le risposte per pubblicizzare il tuo sito web. Tale tentativo verrà cancellato dall'amministratore. In ogni caso ai link inseriti nelle risposte viene applicato il "nofollow" per cui non ti portano vantaggi.