Autore: Orma

Contro la moschea a furor di Popolo
Il legno quotidiano, 8 settembre 2007
Come noto, la giunta comunale di Bologna, guidata da un personaggio estraneo alla cultura e all’anima della città, ha deciso una permuta di terreni con una associazione musulmana. Questa permuta – contestata da molti nella valutazione a tutto vantaggio degli islamici – è unita ad una delibera che consentirebbe la creazione della più grande moschea d’europa: a Bologna, nell’area ex Caab (quartiere San Donato). Tale moschea sarebbe affiancata da centro di cultura islamica e probabilmente centri di “accoglienza” e di sostegno per i musulmani.
Troppo facile il sospetto – visti i precedenti di ben più ridotte, nelle dimensioni, moschee in altre città – che il complesso si trasformi in una autentica base, una cittadella nella quale la legge in vigore sarebbe quella islamica e non quella italiana. Una sorta di “santuario”, dotato di extraterritorialità perché non sfugge a nessuno che eventuali irruzioni della Polizia causerebbero violente reazioni di musulmani offesi e anche tensioni internazionali (basti guardare cosa accade per poche innocenti vignette). Quindi un luogo dove i malintenzionati potrebbero ordire le loro trame ed esportare sangue e terrore non solo a Bologna e in Italia, ma in tutta l’europa.
La battaglia contro tale costruzione è appena iniziata e vede in prima fila la Lega e le combattive associazioni costituite per promuovere il referendum contro la moschea. Il quartiere San Donato, i cui abitanti dovrebbero sopportare il peso maggiore dell’eventuale esecutività di tale improvvida decisione, ha organizzato un incontro, nel quale si sono confrontate le opposte parti, alla presenza di una folta cittadinanza, logicamente interessata e coinvolta. L’assemblea è stata accesa. Ne dà il resoconto il quotidiano della nostra città. Spiace constatare che Padre Garuti, direttore del Centro San Domenico, si sia lasciato trascinare dal “politicamente corretto”, andandosene dall’assemblea e dichiarando che “questo è razzismo allo stato puro”. Affermazione che lascia sconcertati, visto che proviene dal rappresentante di una religione che patisce discriminazioni e martiri per mano dei fanatici islamici.
Probabilmente Padre Garuti non è in sintonia con il Popolo del San Donato (e di Bologna) che giustamente teme il fanatismo islamico che si è manifestato anche in Italia con il caso di Hina, trucidata dai suoi famigliari perché voleva riscattarsi dalla schiavitù di essere donna musulmana. E che Padre Garuti non sia in sintonia con il Popolo bolognese lo dimostra il sondaggio del Resto del Carlino che, in merito alla questione della moschea si è espresso con un netto “no” da parte del 93,9% dei partecipanti, contro uno striminzito “sì” del 6,1%. Risultato persino più netto rispetto a quello che sta emergendo nel nostro (ben più modesto e ruspante) sondaggio qui a fianco aperto fino al 30 settembre.
Padre Garuti, invece di lasciarsi andare ad una esternazione banale e “politicamente corretta”, dovrebbe domandarsi se quello che lui chiama “razzismo” non sia invece Amore per la propria Identità, per la propria Storia, per la propria Terra. In sostanza se quelli che lui taccia di “razzismo” non siano invece coloro ai quali il Papa si rivolge per riaffermare le radici Cristiane (e Romane) della Civiltà, dell’Occidente e dell’Italia. E’ sicuramente più “papale” il cartello della Lega “Italia terra Cristiana, mai musulmana”, dello scatto di nervi del direttore del Centro San Domenico. Che avrà, comunque, occasione di riscattarsi, perché la battaglia è appena iniziata e potrà fornire anche il suo contributo per vincerla: per Bologna, per l’Italia, per le radici Cristiane (e Romane) dell’Occidente.
Calderoli vuole un "maiale day" contro la costruzione di moschee
Reuters Italia, 13 settembre 2007
MILANO (Reuters) - Dopo la notizia che il comune di Bologna ha dato l'ok alla costruzione di una moschea, il leghista Roberto Calderoli si dice pronto ad organizzare un "maiale day" per rendere i terreni potenzialmente edificabili "infetti" per le persone di religione musulmana.
"Metto personalmente fin da subito a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea", dice in una nota il vicepresidente del Senato Calderoli.
Il dirigente leghista ha affermato di averlo già fatto a Lodi, in Lombardia, dove era in progetto progetto di costruire una moschea su un terreno che, "dopo la passeggiata del mio maiale, fu considerato infetto e pertanto non più utilizzabile".
Calderoli, non nuovo ad attacchi alla religione e alla cultura islamica -- la maglietta con una vignetta su Maometto che indossò durante un programma tv gli attirò contro le critiche della comunità musulmana e gli costò le dimissioni da ministro -- invita poi all'organizzazione di un "maiale-day", ovvero "concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica".
Mega Moschea a Bologna: la Lega porta il caso in Parlamento
Modena 2000, 13 settembre 2007
"Ormai è chiaro a tutti che i dilettanti che guidano l'amministrazione bolognese sulla questione della Moschea ne hanno combinata una più di Bertoldo. Forse pensavano che nessuno dell'opposizione avesse il coraggio di contrastare la loro politica filo islamica. Non hanno però fatto i conti con l'asse tra la Lega Nord e la Lega Anti Diffamazione Cristiana che oramai ha smontato pezzo per pezzo questa scellerata idea di costruire a Bologna la più grande moschea del Sud Europa. Mi fa piacere che altri partiti politici finalmente si accodino alla battaglia. Certo, avessero seguito prima il coraggio della Lega Nord, ora avremmo risultati ancor più importanti". E' quanto afferma l'on.Gianluca Pini, deputato della Lega Nord eletto in Emilia Romagna e presidente della Lega Anti Diffamazione Cristiana che riunisce il fronte anti moschea e si è fatto promotore del referendum cittadino contro la realizzazione del mega-tempio islamico a Bologna.
Lo stesso parlamentare annuncia di aver depositato oggi alla Camera una interrogazione al presidente del Consiglio dei Ministri ed ai Ministri degli Esteri, della Difesa e dell'Interno riguardo il "dilettantismo e la superficialità con i quali l'assessore Merola ha gestito una partita delicatissima con il Ministero della Difesa e l'Alleanza Atlantica, quasi fossero due bocciofile di quartiere" - commenta il parlamentare leghista - "è infatti gravissimo e inconcepibile poi che nessuno della giunta Cofferati abbia anche solo informato il comando Nato o il Ministero della Difesa circa l'intenzione di realizzare un'opera su di un terreno al elevatissimo rischio come confermano i vertici dell'aeronautica militare di Parma quando affermano che realizzare li' la moschea è pericoloso".
L'on. Pini ha poi concluso ringraziando Monsignor Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare di Bologna per le "parole coraggiose volte a svegliare le coscienze dei bolognesi sui rischi impliciti derivanti dalla costruzione della moschea e per il legittimo richiamo alla necessità di una consultazione popolare su di un tema così delicato e devastante per la società bolognese".
Intanto la Lega Antidiffamazione Cristiana, sezione di Bologna, in una nota fa sapere di avere provveduto a informare della vicenda, con una lettera corredata di allegati tecnici, il Comando militare dell'Aeronautica di Parma. E per i prossimi giorni, a partire da sabato a Bologna, sulla vicenda della ipotizzata grande moschea sono annunciate manifestazioni politiche con esponenti nazionali delle forze politiche contrarie a tale insedimento.
Moschea, bufera su Calderoli."Porto un maiale al Caab"
Silvia Bignami, La Repubblica-Bologna, 14 settembre 2007
Arrivano fino a Roma le polemiche per la costruzione della nuova moschea al Caab. E Roma si mobilita. Con il senatore Francesco Storace che domani arriverà sotto le Due Torri per dire il suo «No alla moschea più grande d´Europa». Mentre il coordinatore della Lega Nord Roberto Calderoli prima lancia l´idea di un «Maiale Day» anti-islamico a Bologna, scatenando critiche e prese di distanza locali e nazionali, e poi batte in ritirata: «Era solo una provocazione». Ma le acque continuano ad agitarsi anche sotto le Due Torri. E´ l´assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo a puntare l´attenzione sull´equità della permuta dei terreni tra Comune e centro di cultura islamica: «Se ci sono dubbi sulla stima del valore dei terreni bisogna che i tecnici si attivino per chiarirle. Il Comune non deve fare regali».
E´ ancora bufera quindi sulla nuova moschea al Caab. Dopo le obiezioni della Curia e gli attacchi dell´opposizione, si muovono anche i vertici romani. Francesco Storace ha scelto Bologna per presentare il suo movimento, «La Destra», e per dire il suo no al progetto filo-islamico della giunta Cofferati. Domani alle 17 al Baraccano. Ma ad accendere gli animi è soprattutto il vicepresidente del Senato Calderoli, che ieri ha lanciato provocatoriamente il «Maiale Day», cioè una fiera di «concorsi e mostre per maiali da passeggio da tenere nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non centri di culto, ma potenziali cellule terroristiche. A cominciare dal Caab». Un modo per «infettare» il terreno grazie al passaggio dell´animale vietato ai musulmani. Una boutade, assicura in serata il coordinatore del Carroccio, che però per tutto il giorno ha scatenato una ridda di reazioni. Scuse ufficiali ai musulmani dal ministro per la Solidarietà Sociale Ferrero. Condanna degli «anatemi che rischiano di aumentare il radicalismo» dal ministro dell´Interno Giuliano Amato. Mentre sotto le Due Torri piovono dichiarazioni. Ironica quella del Centro di cultura islamica bolognese: «Ci scappa da ridere» sorride il vice presidente Daniele Parracino. Mentre il presidente Radwan Altungi è secco: «Calderoli può mettere a disposizione 50 maiali e non impedirà la costruzione di nulla». Bocciatura anche dal consigliere di An Galeazzo Bignami: «Una banalizzazione pericolosa». «Parole inaccettabili» stigmatizza l´ex assessore Silvana Mura (Idv). Ma a sprecarsi è anche l´ironia. «Si vede che il maiale sta molto a cuore a Calderoli, lo nomina spesso» scherza la vicesindaco Adriana Scaramuzzino. «Se davvero porterà l´animale a passeggio al Caab, allora i maiali saranno due» dice Massimo Melucci, coordinatore cittadino dei Ds. Mentre il Pdci si domanda se il «Maiale Day» non sia il compleanno dell´ex ministro.
Intanto Palazzo D´Accursio freme. Dopo il vertice di maggioranza riunito mercoledì in municipio per ribadire una linea comune, è la giunta a cominciare a scricchiolare. A far discutere è la permuta tra il terreno del Caab e quello di viale Felsina. A parlare è l´assessore Paruolo, della Margherita, che condivide il ragionamento politico dell´amministrazione, ma torna sulle stime di valutazione dei due terreni scambiati da Comune e centro di cultura islamica. «Avevo sollevato il problema anche in giunta - ricorda - , dove dissi che l´unica cosa di cui dovevamo essere certi era che la transazione dei terreni fosse trasparente e regolare». E invece ora a far discutere sono proprio i valori di permuta, con gli islamici che si ritrovano ad avere un terreno, quello di via Felsina, pagato nel 2000 soli 90mila euro e stimato oggi dai tecnici pagati dal Comune ben 1,3 milioni di euro. Com´è possibile? «Se le stime non fossero fatte bene - avverte Paruolo - bisogna che qualcuno ne risponda. E´ essenziale che la permuta sia equa».
Si mobilita anche l´opposizione. «La giunta Cofferati dimostra indifferenza o ostilità verso la cultura di ispirazione cristiana» attacca il deputato di Forza Italia Fabio Garagnani, che caldeggia «la disobbedienza civile verso un progetto eversivo». Dura anche la deputata azzurra Isabella Bartolini, che definisce le moschee «metastasi pericolose» e si impegna a «bloccare quella che sta per nascere a Bologna» con una mozione parlamentare. Mentre il deputato della Lega Nord e presidente della Lega Antidiffamazione Cristiana Gianluca Pini, insieme al parlamentare del Carroccio della Padania Angelo Alessandri presenteranno alla Camera una interrogazione sul caso dell´oleodotto militare che attraversa il terreno del Caab.
«Gesto inutile, per purificare basta l’acqua»
Il Giornale, 14 settembre 2007
«Mi spiace per Calderoli, ma è fuori strada se è convinto di bloccare la moschea portando a passeggio per le strade di Bologna un maiale». Sergio Noja Noseda, già professore di lingua araba alla Cattolica e studioso dell’Islam, è tranchant, almeno quanto il leader leghista.
Professor Noja Noseda, Calderoli vuole compiere un gesto dissacrante.
«Sì, ma non centra il bersaglio».
Perché?
«Perché il musulmano offende Allah quando mangia la carne di maiale, ma il maiale in sé non è un animale impuro o infetto o, peggio, cattivo. Il problema semmai è un altro».
Quale?
«Si può ipotizzare che il maiale faccia i suoi bisogni andando a zonzo con Calderoli».
E allora?
«La pipì, di maiale, di cane o di uomo, è impura. E allora dev’essere lavata. Basta una passata d’acqua e il problema dovrebbe essere risolto. Sarà sufficiente un po’ d’acqua per purificare il terreno e dimenticare in fretta la provocazione di Calderoli. Ma ripeto, in sé il maiale non è un essere immondo; semmai, come il cane e a differenza del gatto che è pulito, è antipatico proprio per la facilità con cui sporca, dunque basta attrezzarsi contro le conseguenze del suo comportamento per superare la difficoltà. Completamente diverso, invece, è il discorso se ci si siede a tavola».
Qui è il Corano a porre il divieto?
«Sì, il Corano vieta senza mezze misure i pasti a base di carne di maiale. Credo che questa proibizione derivi dalla cultura ebraica. In ogni caso, chi vìola la disposizione va contro Allah. Ma solo in quel caso. La legge musulmana spiega solo come rendere puro l’ambiente sporcato dalla pipì. Di uomo o di animale. E proprio per evitare contaminazioni è nato il cosiddetto cesso alla turca».
Moschea, la Curia chiede i conti
Brunella Torresin, La Repubblica-Bologna, 17 settembre 2007
«Una moschea non è solo un luogo di preghiera, né può esser paragonata a una parrocchia: la moschea è anche il luogo dove ci si raduna per discutere e prendere decisioni su aspetti che riguardano la vita della comunità musulmana e dei singoli». Perciò, invocando regole di indispensabile trasparenza, l´Avvenire, il quotidiano della Cei, per voce dell´islamista Giorgio Paolucci e di Paolo Cavana, responsabile dell´Osservatorio giuridico della conferenza episcopale, ha affrontato ieri il delicatissimo tema della nuova moschea. Qual è l´identità giuridica dell´ente proprietario della futura moschea? Chi la finanzia? Chi ne garantirà il mantenimento e la gestione? Chi sceglierà l´imam? Le dimensioni sono commisurate all´entità della comunità musulmana di Bologna, così come dètta la Costituzione?
Sono gli interrogativi che lacerano Bologna, a destra ed a sinistra, e che l´Avvenire invita a non eludere. Richiama la necessità di «non sottovalutare il pericolo che all´ombra dei luoghi di preghiera si svolgano attività di proselitismo per il jihad militare, o si educhi a valori che confliggono con la libertà religiosa, la laicità, la democrazia, la parità tra uomo e donna». Daniele Parracino, vicepresidente della comunità islamica, rassicura: «Sono timori infondati, la nostra moschea è aperta tutto l´anno, e non solo, come da tradizione, l´ultimo venerdì del Ramadam. La trasparenza delle nostre attività è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo acquistato il terreno con il sacrificio dei fratelli della nostra comunità; non abbiamo ricevuto finanziamenti esterni. Le dimensioni sono consone alle esigenze della comunità, affiancare al luogo di preghiera un centro di cultura islamica e di servizi. Invitiamo i nostri fratelli ebrei e cristiani - conclude - a esercitare la stessa apertura nei nostri confronti, per il raggiungimento della pace».
E sempre ieri il cardinale Carlo Caffarra ha benedetto, a Rastignano, la posa della prima pietra della nuova chiesa di San Pietro e Girolamo: «Un sogno vero si sta avverando». E benché fosse inevitabile associare le sue parole alle polemiche, l´arcivescovo ha preferito non rispondere a domande sul futuro centro islamico.
Bologna, rinviata la costruzione della moschea
Adnkronos-IGN, 18 settembre 2007
Bologna, 18 set. - (Adnkronos/Ign) - Il progetto della nuova moschea a Bologna riparte da zero. Il sindaco Sergio Cofferati fa marcia indietro sulla costruzione del luogo di culto che ha acceso un fuoco di polemiche, rinviando la discussione ad ottobre. Il suo esecutivo, infatti, questa mattina ha annullato la prima proposta di giunta sulla costruzione della moschea per avviare un iter di confronto partecipato con i cittadini e le associazioni del Pilastro. Dando poi indicazione del luogo dove poterla realizzare (nell'area Caab del quartiere San Donato), il Comune entro il 30 ottobre delibererà una nuova proposta.
"La giunta ha approvato oggi una nuova delibera - ha spiegato così l'assessore all'Urbanistica Virginio Merola - che, da un lato, ribadisce la necessistà e la volontà di costruire un nuovo luogo di culto islamico, perché la libertà di culto è un diritto e perché l'attuale collocazione della moschea in via Pallavicini è oberata da problemi logistici e di traffico, e dall'altra parte, dà indicazione precisa di collocazione nel quartiere San Donato, nell'area Caab".
La delibera approvata oggi dall'esecutivo di Palazzo D'Accursio, "apre, inoltre, un iter di partecipazione, che sarà gestito dal Quartiere San Donato, cui prenderanno parte - ha aggiunto Merola - il comitato di cittadini residenti, del quale non fa parte la Lega Antidiffamazione Cristiana, i rappresentanti del centro islamico e le associazioni del quartiere, dal centro sociale alle categorie economiche". In quella sede si discuteranno "le dimensioni del nuovo edificio e l'esatta collocazione", all'interno dell'area individuata dal Comune, che si estende complessivamente su 400 mila metri quadrati.
"L'iter, a cui la comunità islamica dovrà presentare uno schema progettuale di massima che indichi gli usi e le attività del nuovo centro di culto - ha precisato l'assessore - dovrà concludersi entro il 18 ottobre. Successivamente raccoglieremo la o le proposte e le porteremo in giunta che, entro il 30 ottobre, delibererà la nuova proposta da sottoporre all'esame e al voto del consiglio comunale".
"Abbiamo revocato la proposta di delibera, avendo deciso per un percorso partecipativo con il quartiere. Credo sia giusto e coerente scrivere la delibera alla fine di questo percorso -spiega Cofferati -, fermo restando che la nostra intenzione è fare la moschea e farla a San Donato nell'area dell'ex Caab, mentre le modalità relative sono affidate al confronto che l'assessore Merola avrà con tutti".
Ai cronisti che gli chiedevano se non sarebbe stato più utile avviare l'iter prima di redigere una proposta, il sindaco risponde di "no", e aggiunge "non c'è stata nessuna sottovalutazione, l'iter partecipativo è nato durante la discussione, non era stato richiesto in precedenza. Siccome abbiamo accolto la richiesta che abbiamo ritenuto ragionevole e che è stata, tra l'altro avanzata, con i toni opportuni, - conclude Cofferati - bisogna essere coerenti con questo percorso di confronto che ha una durata prefissata di 30 giorni esatti da oggi".
Intanto però sui progetti futuri segue l''occhio vigile' della Lega. E il senatore Roberto Calderoli che aveva lanciato la provocatoria idea del "Maiale Day" esulta. "Cofferati sappia che la Lega Nord sarà sempre vigile - assicura il presidente federale della Lega Angelo Alessandri- e non permetterà, né oggi né mai, che progetti di questo tipo si realizzino. Non abbasseremo di certo la guardia".
''Vittoria! Ne è valsa la pena di farmi volutamente insultare da tanti ipocriti ben pensanti - afferma Calderoli- . Può piacere o meno, ma la mia sparata sul maiale day, dopo soli quattro giorni, ha avuto l'effetto di far annullare alla giunta comunale di Bologna gli atti relativi alla costruzione della moschea senza il bisogno di schierare neppure il temuto porcellino d'India. Meglio così, il buon senso dei cittadini e delle istituzioni ha prevalso, ma l'arma del maialino è sempre carica e pronta per l'uso!''.
Imam Bologna: se ci danno posto adatto non c'è problema
Apcom, 18 settembre 2007
Roma, 18 set. (Apcom) - Dopo la decisione della giunta di Bologna di rinviare la costruzione di una nuova moschea, per Said Mahdy, medico dentista e imam alla moschea di Bologna, "se ci danno un posto adatto non c'è nessun problema per noi". "Noi siamo contenti nel posto dove siamo, a via Pallavicini, e speriamo che ci lasciano in questo posto", spiega l'imam. "Ma se c'è un problema per il quartiere, si può cambiare. Ora il parcheggio non c'è, la strada è stretta e nel mese di Ramadan per alcuni creiamo problemi". Secondo Mahdy, tuttavia, il Comune "ha collaborato finora in modo eccezionale. Per noi se ci danno un luogo adatto non c'è nessun problema". La giunta Cofferati ha rinviato la decisione di costruire la moschea al Caab. Il nuovo centro islamico si costruirà comunque nell'ambito urbanistico Caab-Cam.
Moschea, la giunta ferma la permuta
Silvia Bignami, La Repubblica-Bologna, 19 settembre 2007
Sulla moschea la giunta azzera il progetto e revoca la permuta che assegnava al centro di cultura islamica 52mila metri quadri di terreno al Caab per il nuovo minareto in cambio di 7000 metri quadrati in via Felsina. Si ricomincia daccapo e l´impegno è di trovare una nuova soluzione entro ottobre: c´è già un´area individuata vicino a quella fin qui ipotizzata. Dopo settimane di polemiche, dopo il fuoco di fila di Cdl e Curia e i ripensamenti della Margherita arriva la retromarcia di Palazzo D´Accursio. L´assessore all´Urbanistica Virginio Merola, il principale protagonista della vicenda, fa autocritica: «Abbiamo sottovalutato le reazioni della città». Ma il sindaco non vuole sentir parlare di dietrofront: «Abbiamo semplicemente accolto la richiesta dei cittadini di aprire un confronto su luogo e dimensioni della nuova moschea».
Il colpo di scena arriva al termine della riunione di giunta. A dare l´annuncio è un trafelato Merola, nel suo ufficio al piano terra, affiancato dal direttore operativo del Comune Giacomo Capuzzimati. «Abbiamo approvato una nuova delibera che annulla l´accordo di permuta con il centro di cultura islamica» dice. Cade quindi il progetto iniziale del Comune al quale era collegato il referendum della Lega Antidiffamazione cristiana, ma non viene meno la volontà politica di fare comunque il nuovo minareto altrove, assicura Merola: «Si farà, e si farà sempre al San Donato, nell´area di circa 400mila metri quadri tra Granarolo e Castenaso». Ma questa volta a decidere dove sorgerà esattamente la moschea saranno i residenti. «Ora - spiega l´assessore - si aprirà un ciclo di incontri, guidato dal quartiere San Donato, con i cittadini, i comitati, e le associazioni di categoria del territorio. L´obiettivo è raggiungere la soluzione più ampiamente condivisa riguardo a luogo e dimensioni della nuova moschea». Partecipazione, dunque. L´iter si concluderà il 18 ottobre. «A quel punto raccoglieremo le proposte e le porteremo in giunta, per arrivare alla decisione definitiva entro il 30 di ottobre» continua Merola. Si tratta quindi di scegliere un nuovo terreno dove costruire la moschea da cedere, sempre attraverso una permuta, al centro di cultura islamica. Gli islamici dovranno presentare un "progetto di massima" che comprenda strutture e servizi ad uso «esclusivamente religioso». Niente centri commerciali o piscine, insomma, come paventavano Cdl e Lega.
Ma se la giunta cambia idea, il sindaco non ammette che siano stati commessi errori. «Non c´è stato un problema di sottovalutazione del problema moschea - assicura Sergio Cofferati - ma solo una richiesta di partecipazione da parte dei cittadini, e da parte del quartiere, che abbiamo trovato ragionevole». Per questo «è coerente e corretto aprire alla consultazione» aggiunge. Sindaco e assessore negano di aver ceduto alle pressioni della Curia. In via Altabella monsignor Ernesto Vecchi è felice «che si rifletta». Monsignor Gabriele Cavina parla di un «passo saggio» ed esclude ingerenze della Chiesa (come invece denunciato dal Prc): «Il Comune recepisce l´umore della gente, non penso ci siano state pressioni dalla Diocesi e non credo che il Comune abbia bisogno di una autorità alternativa. L´integrazione si fa facendo incontrare le persone e sentendo il loro parere».
Moschea di Bologna, il sindaco Cofferati fa marcia indietro
Emilianet, 19 settembre 2007
BOLOGNA (19 SET. 2007) - Stop alla costruzione della Moschea a Bologna. Almeno fino a quando non sarà sentito il quartiere San Donato, dove dovrebbe sorgere l'edificio di culto, nel progetto uno dei più grandi del nord Italia (anche in considerazione del forte tasso di immigrazione dai paesi del Maghreb in Emilia). L'annuncio è stato dato in serata dal sindaco Sergio Cofferati: "Abbiamo revocato la proposta di delibera, avendo deciso per un percorso partecipativo con il quartiere. Credo sia giusto e coerente scrivere la delibera alla fine di questo percorso, fermo restando che la nostra intenzione e' fare la Moschea e farla a San Donato nell'area dell'ex Caab, mentre le modalità relative sono affidate al confronto che l'assessore Merola avra' con tutti". Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha commentato con queste parole la decisione del suo esecutivo di annullare la prima proposta di giunta sulla costruzione del nuovo centro islamico per avviare un iter di confronto partecipato con i cittadini e le associazioni del Pilastro.
Leghisti e alleati nazionali avevano cavalcato la protesta nelle scorse settimane, arrivando a "minacciare" (con l'uscita del solito Calderoli) di sconsacrare l'area con dei maiali. Lo stesso Calderoli che si era dovuto dimettere da ministro quando era apparso in diretta tv con una maglietta sulla quale erano state riprodotte alcune delle vignette su Maometto contestate dai paesi islamici. La "boutade" dell'allora ministro aveva provocato duri scontri anti-italiani in Libia, durante i quali erano morte numerose persone.
CGIL: ISLAMICI PERPLESSI MA FIDUCIOSI. Informati, perplessi sul 'no' alla moschea vissuto più come un rifiuto alle persone che alla religione, ma fiduciosi che prima o poi un accordo sul minareto si troverà. Così Roberto Morgantini, responsabile del centro stranieri della Cgil a Bologna, descrive gli immigrati islamici che frequentano il sindacato, incuriositi negli ultimi giorni dalle polemiche scoppiate sulla futura moschea.
"Finora non ho sentito posizioni forti e intransigenti da nessuno di loro - spiega Morgantini - Dal delegato di fabbrica al manovale fino allo studente prevale l'idea che in fondo si può pregare ovunque e quindi va bene anche un altro luogo per la moschea". In fondo finora oltre al locale che si trova alla Croce del Biacco, sono numerose le 'moschee' improvvisate in giro per la provincia: ad Anzola, San Giovanni in Persiceto, Casalecchio di Reno, Crevalcore, Bazzano. Anche per questo ai contrasti tra Comune, Chiesa e centrodestra sull'argomento, fra i musulmani bolognesi prevale la perplessità: "In molti sono più colpiti dall'odio esterno che avvertono contro le persone piuttosto che dal rifiuto dell'Islam - continua Morgantini - Alcuni si chiedono: 'Ma devo rinnegare la mia cultura?'". Al contrario per il sindacalista un centro di preghiera unico per il mondo islamico bolognese (almeno 15 mila gli islamici residenti nel bolognese su una popolazione complessiva di circa 70 mila extracomunitari) "sarebbe un riconoscimento importante, un passo avanti per la loro integrazione e per dargli un senso di appartenenza.
Spesso capita che, non praticanti nel loro Paese, quando arrivano in Italia trovano nella religione un elemento identitario forte". Nel frattempo, indifferenti all'ennesima provocazione del senatore leghista Roberto Calderoli e del suo 'Maiale day', gli islamici seguono i continui 'stop and go' del Comune sul progetto e aspettano: "Mi dicono che alla fine prevarrà il buon senso - riferisce Morgantini - magari bisognerà ridimensionare il progetto ma un accordo si troverà".
Gianni Sofri (presidente consiglio comunale a BO) su ritiro delibera Moschea di Bologna
Bologna 2000, 19 settembre 2007
Attualità Bologna - "La notizia del rinvio della decisione sulla Moschea e del ritiro della relativa delibera da parte della Giunta è stata accolta dai politici e dalla stampa, per lo più, con accenti critici o scettici, quando non addirittura sarcastici. Sindaco e Giunta avrebbero ceduto alle pressioni della Curia se non all’inqualificabile minaccia del 'Maiale day' di Calderoli. Vengono avanzati dubbi di vario genere sulle reali (e sospette!) intenzioni che starebbero dietro al rinvio. O, per converso, si assiste a strumentalizzazioni di vario tipo, che giungono fino al cantar vittoria di alcuni in una (fortunatamente) immaginaria guerra di religione".
"Chi scrive aveva espresso al 'Corriere di Bologna', esattamente 10 giorni fa, il suo sincero elogio all’Assessore Merola per la sua proposta di prendere tempo rinviando ogni decisione sulla Moschea: proposta che lì per lì venne anch’essa fatta oggetto soprattutto di critiche e sostanzialmente incompresa e avversata. A me sembrava invece - e lo dissi - che quella proposta di Merola esprimesse doti importanti, ma purtroppo rare e poco apprezzate in politica, come l’umiltà, l’arte del saper prendere tempo, della dilazione e della moratoria. Doti tutte, quelle qui elencate, particolarmente utili quando si tratta di disinfiammare conflitti divenuti troppo accesi.
'Non ho paura – ha detto Merola - di rivedere una decisione'. E oggi sembra a me che sia giusto rinnovare l’elogio e la solidarietà all’assessore, accomunandolo al Sindaco. Entrambi hanno dato prova di saggezza.
Non entro, per ora, nel merito. Ma mi sembra evidente che negli ultimi tempi il mondo politico e para-politico bolognese (destra e sinistra, partiti e cittadini, religiosi e laici) aveva finito per incartarsi in una discussione tanto più sovreccitata e aspra quanto più confusa, nella quale problemi assai diversi si mescolavano tra di loro in un intrico assai difficile da sciogliere: la libertà di culto per ogni religione, i pericoli dell’estremismo islamico e la sicurezza, una permuta di terreni e il relativo referendum, le paure dei cittadini, la localizzazione della moschea, le sue dimensioni, cosa sia poi una moschea (se semplice luogo di culto o qualcosa d’altro: e cosa....), chi l’avrebbe gestita,...e chi più ne ha più ne metta.
E’ noto che quando problemi diversi (magari anche con più protagonisti) si mescolano fra di loro in un tutto pasticciato e indistinto, diventano inestricabili e inafferrabili, ed è impossibile affrontarli e discuterli con pacata razionalità. Da qui, mi sembra la confusione (una confusione non a caso urlata e sovreccitata) degli ultimi giorni. Da qui, anche, il mio assoluto consenso a una decisione che guadagna tempo, frena i nervosismi eccessivi, cura l’infiammazione con una buona dose di medicamenti antifebbrili e cerca di ripartire con pazienza e disponibilità alla ricerca di una soluzione. Con buona pace dei commentatori cinici o strumentali.
Il presidente del centro islamico: "Chiederemo fondi agli arabi moderati"
Quotidiano.net, 20 settembre 2007
Altounji Radwan - Presidente moschea Bologna Bologna, 20 settembre 2007 - «L'abbiamo spiegato non so quante volte. Non abbiamo un centesimo neanche per pagare le bollette del centro di oggi. Chiederemo aiuto ai paesi islamici moderati. Lo abbiamo chiarito anche con il comune. Di certo non arriverà un soldo dall'Iran. Ci rivolgeremo casomai all'Arabia Saudita e agli Emirati. Ma prima dobbiamo aver un progetto. Per ora, invece, non abbiamo niente di sicuro. Se non troviamo risposte, vorrà dire che la moschea dormirà altri cinque anni». Lo afferma in un'intervista a «Qn» Radwan Altounji (nella foto), presidente del centro culturale islamico di Bologna.
Quanto al dietrofront del sindaco di Bologna Sergio Cofferati, Altounji commenta: «Non l'ho capito. Sicuramente ha trovato un problema politico. Ma perchè i cittadini non si sono mossi quando la giunta precedente ha dato gli spazi di oggi? Le dichiarazioni del Comune non sono così chiare, non abbiamo capito tutto. Se c'erano ostacoli, era più intelligente dirlo prima. Mi pare un impegno rimandato per mettere le cose in ordine. Aspettiamo, ma sono deluso dalla città. I progetti vanno avanti dappertutto. Solo Bologna è bloccata».