Autore: Orma
from: corriere della sera.it
22 agosto 2007
La stazione di Udine e la «casbah friulana»
Caro Beppe,
sono un ingegnere di 25 anni, abitante in un quartiere vicino alla stazione di Udine, definito recentemente la casbah friulana. Dopo l'omicidio di un giovane sudamericano vicino al sottopassaggio della stazione, l'attenzione degli organi d'informazione locali sul mio quartiere è cresciuta notevolmente e, di conseguenza, anche l'interesse dei politici.
Sono dapprima passate le fiaccolate e le proposte di ronde da parte di Volpe Pasini, presidente di Sos Italia mentre, da poco, abbiamo ricevuto l'onore di una ricerca sociologica (da cui il nome casbah) all'interno del festival Udine solidale, organizzato dal Comune e a cui hanno aderito esclusivamente esponenti del centrosinistra. Siamo passati così dal populismo di destra che soffia sulle paure della gente, alle etichette e alla visione univoca di una sinistra illuminata.
Secondo la mia modesta opinione, questo quartiere non può certo essere definito una casbah. Perché ridurre tutta la varietà di culture e religioni a un nome di una singola parte? Cosa può voler dire casbah di fronte a una nutrita comunità cinese, ghanese o albanese che poco hanno a che fare con la cultura araba? Perché agitare lo spettro del musulmano per essere alla moda o per creare una maggiore risonanza mediatica? Perché dimenticare nella suddetta ricerca le altre comunità religiose, come la parrocchia cattolica e le chiese metodista e ortodossa?
Non vorrei che una visione laicista avesse portato a escludere, per partito preso, un pezzo importante della nostra società che talvolta supplisce alla mancanza di politica. A mio parere, nel processo di integrazione della mia comunità, è infatti mancata la vera politica che si avvicina ai bisogni della gente, ascolta, propone e, infine, decide per il meglio. Con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative in città, abbiamo invece avuto personaggi politici o docenti universitari calati nel quartiere da fuori, bravi a pontificare ma molto meno ad ascoltare i segnali e le iniziative che vengono dalle varie comunità.
Non nego i problemi e un sentimento di disagio ma, nella diversità (e io direi la ricchezza), sforziamoci di trovare i punti di contatto, i valori e le necessità comuni. Poi, certamente, garantiamo che chi non si adegua alle regole civili sia perseguito, perché innanzitutto danneggia l'immagine e la vita di tutti gli altri. A quando una proposta concreta e condivisa?
Cordiali saluti,
Luigi Casatta, casatta.646960@libero.it