Autore: Orma
Gli ulema ‘friulani’ di casa a Pordenone
il friuli.itPossiamo vivere con l’Islam? “Perchè no?”, rispondevano alcuni pordenonesi che abbiamo intercettato durante la giornata islamica trascorsa nel Centro di via Monte Pelmo 8. Qui siamo stati accolti da disponibilissimi islamici che ci hanno spiegato, con dovizia di particolari, il volto della loro religione, i progetti e le difficoltà di ogni giorno. Facce un po’ sospettose si affacciavano dalle finestre dei condomini vicini: fra lo scetticismo e qualche mezza parola, pronunciata fra i denti, che invitava i dirimpettai a cambiare aria. “Sarebbe meglio che non ci fossero”, borbottava un signore anziano, ma, a sentire la comunità musulmana, i contrari alla loro presenza sono molto pochi. Buon vicinato, dunque, anche se non nascondono che stanno cercando un luogo più isolato, più distante dalle abitazioni, in modo che non si crei disagio per i residenti. E le firme del quartiere per cacciarli? “Una bufala, non ci risulta nulla”, smentiscono. Insomma, un caso montato ad arte.Da un anno la comunità ha trovato il suo luogo di ritrovo in questa strada. Prima era a Cordenons. Sono circa 3 mila 500 gli islamici a Pordenone di cui l’80 per cento risulta praticante. Ogni venerdì si ritrovano un centinaio di seguaci di Allah, mentre ogni domenica suonano le campanelle per una trentina di bambini-alunni che frequentano le lezioni coraniche. La ‘madrassa’ pordenonese, da ottobre a giugno, non vuole solo insegnare arabo e Corano, ma anche dare gli strumenti informatici: i corsi di computer, quindi, affiancano la parola di Maometto. Durante la nostra visita, intorno a noi ecco l’imam Mohamed Ouatiq (dal ’96 è ‘colui che si mette davanti’, secondo il significato letterale di imam), il responsabile del Centro Mustafà Haris, un saggio che interviene per spiegare la verità della loro religione e alcuni fedeli interessati dalle pressanti domande.Ad attirare l’attenzione, inevitabilmente, il carisma del loro ‘saggio’, figura di riferimento non solo per Pordenone, ma anche per Udine. Niente foto, niente nomi. Del resto, si sa, il buon praticante spesso può essere scambiato per integralista, come nella religione cattolica. Chiediamo se il suo ruolo può essere assimilato a quello degli ulema (i saggi). Alcuni sorridono, ma dicono di sì, che è proprio come se fosse il loro sapiente. Non era neanche troppo fuori luogo il quesito, visto che si ipotizza, per ora sotto forma di progetto, di istituire, magari a livello regionale, il primo consiglio degli ulema del Friuli Venezia Giulia. Giriamo la domanda all’imam Ouatiq.
- Potrebbe essere un’idea dar vita a un’equipe di esegeti che vivano qui e possano rappresentare un riferimento per l’esatta interpretazione dei vostri testi sacri?
“Sì. Potrebbe essere una soluzione quella di creare il gruppo di esperti. Noi, oggi, se abbiamo qualche dubbio di natura interpretativa, quasi sempre contattiamo gli ulema via Internet, o magari il consiglio dell’Ucoi (Unione delle comunità islamiche in Italia, ndr). Internet è lo strumento più agile, ma sarebbe auspicabile un consiglio anche a livello territoriale”.
- L’Islam è nel mirino: non si capisce dove finiscono gli integralismi e dove iniziano le voci moderate. Con chi possono dialogare i friulani?
“Qui siamo tutti moderati, tutti sunniti, nessun estremista. Anzi, bisognerebbe eliminare dal vocabolario la parola moderato, perché il vero Islam è intrinsecamente moderato e non ha mai espresso fondamentalismi. Lo storia lo prova: nella conquista della Mecca non è stata uccisa una sola persona. Tanti accusano l’Islam di essere intollerante: ma allora qualcuno mi deve spiegare come mai sono rimaste le chiese a Gerusalemme”.
-Insomma, basta con l’equivalenza Islam uguale mostro?
“L’Islam è venuto per salvare l’umanità da tutte le ingiustizie, è venuto per togliere l’aggressività contro l’essere umano, l’Islam non è venuto per torturare o uccidere o fondare le guerre. Le origini dell’Islam sono convivenza, tolleranza, misericordia e pietà. Noi siamo legati a una legge eterna e non alla legge degli uomini”.
- Ma come giustificate, alle luce di queste affermazioni, quanto capita in Irak, in Afghanista, in Pakistan? Qui l’Islam è tutto fuorché moderato, o no?
“Un conto è la guerra dove è giustificato che un soldato combatta contro il soldato giudicato nemico; quanto alle bombe, ai kamikaze, ebbene noi diciamo che quello non è l’Islam. Un vero musulmano non può mettere delle bombe in un mercato affollato o fuori da una moschea: chi si macchia di queste atrocità non appartiene all’Islam, lo vogliamo ripetere forte e chiaro. Come vogliamo ribadire che l’Islam è innocente e non ha nulla a che vedere con le forme di violenza che qualcuno gli vuole attribuire”.
- Qualcuno chi?
“Innanzitutto i mass media, impegnati in una campagna di falsificazione della verità, tanto da equiparare ciò che Islam non è con l’Islam. Una parte rilevante, in questa operazione di mascheramento, è data dall’ignoranza diffusa sull’autenticità della nostra religione”.
- E’ giusta la guerra santa?
“Che domanda: chiaro che sì. Se siamo invasi nelle nostre Nazioni, forse non dobbiamo respingere gli invasori? Insomma, anche voi italiani avete combattuto la vostra guerra santa contro i tedeschi, o no? Ma jihad non significa soltanto questo, è prima di tutto lo sforzo religioso, l’impegno nella propria fede”.
- Da più parti si sente l’accusa che vede gli islamici come i nuovi colonizzatori, coloro che vogliono convertire l’Occidente tutto. Allora l’Occidente potrebbe fare la sua jihad contro voi invasori?
“Per spiegarmi meglio, ricorrerò a una metafora: poniamo che metà globo sia affetto dall’Aids. L’Islam possiede l’unica medicina in grado di curare la malattia. E’ evidente che metà dell’universo si rivolgerà all’Islam, ma non saremo noi a imporre la medicina, bensì saranno gli ammalati, spontaneamente, a venire a cercarci, senza alcuna forma di dominio o di costrizione da parte nostra”.
- Come sono i rapporti con la Curia pordenonese e con i cittadini?
“Buoni. Dispiace, però, che ogni tanto capitino episodi che ci intristiscono profondamente, quando, per esempio, al supermercato ci fanno passare avanti nella fila, come se avessero timore o paura di noi; oppure quando sui treni nessuno vuole sedersi vicino a noi, come se sospettassero di accomodarsi accanto a un terrorista”.
- Riuscite a conciliare la preghiera con il lavoro in fabbrica?
“Non abbiamo discriminazioni sul posto di lavoro: i colleghi ci vedono come colleghi e basta, i superiori come dipendenti e basta. Certo, per la preghiera di cinque minuti che dobbiamo pronunciare nella fascia oraria che va dalle 13 alle 17 ci si affida al buon senso del datore di lavoro. I non musulmani fanno la pausa-caffè o sigaretta, noi chiediamo quello stesso tempo per pregare”.
- Dite anche voi che andate a prendervi un caffè, allora...
“Il bravo musulmano non mente. E poi, mentire sulla pratica della nostra religione? Mai”.
- Che cosa pensate delle donne musulmane che non portano il velo?
“Non sono praticanti, visto che il velo è un obbligo del Corano”.
- La vostra ritualità vi impone una certa procedura per ammazzare gli animali. Dove comprate la carne?
“Va a Cordenons il macellaio musulmano dotato di autorizzazione a eseguire lo sgozzamento degli animali, come prescrive il nostro rito, manzo, carne bianca e rossa, con l’esclusione della carne di maiale che per noi è proibita. Poi si vendono i prodotti nelle tre macellerie presenti a Pordenone”.
- Questione mense scolastiche: avete problemi?
“Un po’. Infatti chiediamo che ai nostri figli non sottopongano alcun tipo di carne. Finora non c’è stata la possibilità di avanzare la richiesta di poter inserire nelle mense anche la carne secondo i nostri riti di macellazione”.
- Cimitero islamico: a che punto è l’iter?
“Abbiamo parlato con il Comune. Ma il meccanismo non si è ancora messo in moto. Non capiamo però perché gli ebrei possono avere il loro posto e noi no; dobbiamo sobbarcarci notevoli spese per il rimpatrio delle salme”.
Alla fine della chiacchierata, l’imam ci regala due libri: Conoscere l’Islam, di Abul A’la Maududi, detto Sayyid, e un manualetto sulla preghiera di Mario Abdullah Cavallaro, della Moschea di Napoli. “Non si sa mai che ti converti...”, ha sorriso l’imam.