Casbah Udine 




salta la lista categorie e vai al contenuto

ultimi articoli


Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

.

.


Internet -1

Autore: Orma


Da: Marco Orioles, GxG: una comunità telematica di giovani per i giovani, Rapporto di ricerca, Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Economia, Società e Territorio, dicembre 2003


Correva l’anno 1983, quando la rivista americana Time nominò “uomo dell’anno” un personal computer. Allora, una simile scelta poteva sembrare anomala se non bizzarra. Col senno di poi, invece, la mossa della redazione del celebre magazine a stelle e strisce ci pare assolutamente azzeccata, o meglio ancora, lungimirante.

Di lì a poco infatti il PC, in sinergia con la pattuglia delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione (ICT) scaturite nel contempo dallo stesso ambiente, avrebbe fatto da battistrada ad un colossale processo di trasformazione. Un’onda lunga che, investendo pressoché ogni ambito dell’attività umana e interferendo con inveterati costumi ed abitudini, rischia di mutare drasticamente l‘assetto e il volto della società. Di tutte le società.

[…]
 
È una trasformazione ingente e complessiva, quella promossa dai pc, da internet e soprattutto dalle prime generazioni dei loro utenti. Ce lo suggerisce bene anche quella spia vigile e densa di significati che è l’immaginario cinematografico.

Fino a poco tempo fa, vale la pena ricordarlo, il grande schermo ci presentava spauracchi come l’elaboratore “HAL” apparso nel capolavoro di Stanley Kubrick, 2001 Odissea nello spazio: un vero e proprio ammonimento sull’espropriazione dell’umanità dal controllo dei propri destino. Come ebbe a dire la voce metallica di un altro oscuro e minaccioso terminale, questa volta nel film Alien,
l'equipaggio era «sacrificabile». Oggi, grazie al cielo, questi presagi non sembrano più così impellenti. Pur tra luci ed ombre, il timone parrebbe di nuovo nelle mani dell’uomo. Anzi, degli uomini, intenti a costruire tra le pieghe di internet e del World Wide Web nuovi scenari di libertà ed autonomia.

[…]

La letteratura e le testimonianze giornalistiche sul mondo di internet non fanno però difetto di annunci negativi. Annunci che non si limitano, sulla scia di quanto fatto recentemente da Paul Virilio [2002: 47], a sconfessare con veemenza «l’impostura» creata dai «simulatori di prossimità» creati dalla tecnologia, ma affastellano denunce e preoccupazioni di ogni ordine e grado: dal rischio di una imminente “balcanizzazione” dei rapporti sociali; ai pericoli insiti nella “anonimità” dei “legami deboli” coltivati nelle interazioni in rete; fino alla paventata estinzione delle culture locali. Nel funesto presagio di un critico statunitense, il futuro digitale potrebbe essere vissuto all’insegna del «più io, meno noi» [Auletta 1994].

Dalla stessa letteratura ricaviamo tuttavia anche indicazioni di tutt’altro verso. Non vi è antitesi più eloquente forse dei cosiddetti community network, o se si preferisce delle webcommunity. I pionieristici esperimenti descritti da Manuel Castells [2002: 139-40] offrono motivo di incoraggiamento. Portando alla ribalta «interessi, preoccupazioni, valori e voci di cittadini [un tempo] isolati tra di loro ed esclusi dalle loro istituzioni locali», le nuove reti civiche incardinate su internet potrebbero seriamente rappresentare i prodromi di una futuribile democrazia cittadina. Un modello, aggiungasi, valido probabilmente su scala globale.

Radicate in queste esperienze realizzate altrove, queste “premesse” ci sembrano sufficienti per coltivare un certo ottimismo. Potrebbero non bastare però per superare una certa qual diffidenza nei confronti di una vita on line ritenuta fittizia, lontana dalle vere esigenze di una comunità radicata su un territorio. A chi nutre simili convinzioni dovremmo ricordare una realtà che la nostra generazione, antecedente a quella dei ragazzi del GxG, ha sperimentato in prima persona: la realtà dei mass media.

Quali spazi avevano i cittadini, giovani e non, quando l’universo della comunicazione era rappresentato da strumenti come i giornali, la radio e la televisione? La domanda è naturalmente retorica e non richiede risposte dettagliate. Potrebbe non essere inutile al contrario rievocare le parole chiave del dibattito sulla comunicazione di massa d’un tempo: quella, appunto, di giornali, radio e televisioni. Saremmo costretti a ricordarci della diffusione di espressioni allarmanti se non apocalittiche come massificazione, omologazione, atomizzazione, eterodirezione, manipolazione, condizionamento di massa, lavaggio del cervello. 

Non dimentichiamocelo: la vita a una dimensione descritta quarant’anni fa dal filosofo Herbert Marcuse parve a molti il destino ineluttabile della condizione moderna.  Sembrava quasi non rimanere altro, secondo la celebre battuta di Neil Postman, che «divertirsi da morire»: approfittare cioé delle copiose risate televisive mentre tutto intorno appassisce, ingegno e cultura compresi. 


[…]

Nutrire aspettative nei confronti delle reti telematihe non significa confidare nelle virtù salvifiche della tecnologia. L’adesione acritica a quel «culto» diffuso che vede in internet la levatrice di un mondo migliore e pacificato è quanto di più lontano dalle nostre idee personali. Un simile «feticismo tecnologico», per dirla con Dutton [2001: 109-111], ci pare non meno dannoso delle contrapposte fobie informatiche ed elettroniche.
 
Panacee, come sappiamo, non esistono. Sappiamo però anche qualcos’altro: che internet rappresenta il definitivo superamento della comunicazione verticistica e unilaterale incarnata dai vecchi mass media. Da questo punto di vista la rete può essere considerata alla stregua di una promessa che si basa sulla premessa di essere uno strumento aperto a tutti.

Se mantenuta, la promessa potrebbe avvicinare di qualche spanna gli scenari delineati da John Keane. Il mondo ideale all’era di internet, secondo Keane, arebbe solcato da miriadi di reti “locali”, tutte autonome e autogestite ma interconnesse nel sistema globale. Questi fermenti potrebbero anche riuscire nel miracolo ovviamente precluso agli autoreferenziali mass media: «penetrare […] i pori della società civile e costruire reti di significato tra vari gruppi di cittadini». Dei benefici esistono già, come si diceva, le prime prove: dalla nascita di «nuove forme di solidarietà, che bilancino gli effetti atomistici della società moderna», alla possibilità di «fornire risposte al bisogno dei cittadini di fare radici nella società civile mediante forme associative che preservino memorie particolari del passato, una misura di stabilità nel presente e particolari aspettative per il futuro».  

[…]

I mezzi di comunicazione, suggeriva Marshall McLuhan [1967], non veicolano solo i contenuti trasmessi in modo manifesto. Sotto la trama di questi ultimi si può intravedere l’immagine della società che li ha inventati e li adopera, li sfrutta, li piega a proprio vantaggio, ne diventa dipendente eccetera […] Nel mentre si va radicando nella «fisiologia» della nostra civiltà [Longo 1998: xii-xiii] Internet potrebbe non comportare “effetto” più potente dell’immagine che ci propone della nostra società. Immagine di apertura, integrazione, trasparenza e di dialogo sistematico tra tutte le componenti sociali: individui, gruppi ed istituzioni.


Bibliografia

AULETTA, K., The Magic Box, in «The New Yorker», April 11, 1994.
BRETON, P., Il culto di Internet. L’interconnessione globale e la fine del legame sociale, Testo&Immagine, Torino, 2001.
CASTELLS, M., Galassia Internet, Feltrinelli, Milano 2002:
DUTTON, W. H. (a cura di), La società on line. Politica dell’informazione nell’era digitale, Baldini & Castoldi, Milano, 2001
KEANE, J., The Media and Democracy, Polity Press, Cambridge 1991
LONGO, G. O., Il nuovo Golem, Laterza, Roma-Bari, 1998:
MARCUSE, H., L’uomo a una dimensione, Einaudi, Torino 1964
MCLUHAN, M., Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1967
POSTMAN N., Divertirsi da morire, Marsilio, Venezia 2002
VIRILIO, P., L’incidente del futuro, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002



Aggiungi il Tuo Commento:




Inviando questa risposta dichiaro di aver letto ed approvato le condizioni di utilizzo di questo sito web.

(*) = campo obbligatorio.


Condizioni di Utilizzo

1 - Tutte le risposte inviate a questo sito saranno sottoposte a moderazione manuale da parte dell'amministratore al fine di evitare il fenomeno detto "SPAM".

2 - Tutti i dati inseriti nel modulo di risposta verranno pubblicati in questa pagina ad eccezione dell'e-mail. Tale informazione viene richiesta ed archiviata dagli amministratori al fine di scoraggiare un utilizzo non consono del blog.

3 - Non utilizzare le risposte per pubblicizzare il tuo sito web. Tale tentativo verrà cancellato dall'amministratore. In ogni caso ai link inseriti nelle risposte viene applicato il "nofollow" per cui non ti portano vantaggi.