Autore: Orma

Il pm: "Trent'anni al padre di Hina"
Gabriele Villa, Il Giornale, 25 ottobre 2007,Brescia - Si sfoglia l’album dell’orrore nell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia di Brescia. Le immagini che mostrano le 28 coltellate inferte a Hina, dirette soprattutto al volto, quelle del suo corpo martoriato che viene disseppellito nell’orto della casa paterna a Sarezzo, quelle dell’autopsia. È un macabro crescendo cui è difficile reggere senza versare una lacrima, senza voltare gli occhi dall’altra parte.Eppure Mohammed Salem, quel padre che, l’11 agosto in quella casa la sgozzò come un agnello sacrificale, fa galleggiare lo sguardo nel vuoto. E tace. Tace per tutte le otto ore dell’udienza. Tace anche e soprattutto quando il pubblico ministero, Paolo Guidi, dopo due ore di requisitoria, mette sulla bilancia della Giustizia le sue pesanti richieste: trent’anni per quel padre pachistano che, quattordici mesi fa decise di punire nel modo più barbaro la figlia ventenne per i suoi usi e costumi oramai più italiani che pachistani. E trent’anni anche per i due cognati della ragazza, attribuendo quindi loro un ruolo tutt’altro che passivo nel delitto. Si era sempre parlato e scritto di una esecuzione decisa dopo un gran consiglio di famiglia e ieri il pubblico ministero Guidi pur rifuggendo da terminologie giornalistiche, ha pienamente confermato con la sua requisitoria, la ricostruzione dei fatti lasciando fuori dall’omicidio soltanto lo zio materno di Hina, per il quale ha chiesto due anni di carcere solo per occultamento di cadavere. In buona sostanza, secondo il pubblico ministero, Hina Salem sarebbe stata uccisa dai maschi di casa per «salvare l’onore della famiglia».Da qui l’aggravante dei «futili motivi» oltre a quella della premeditazione, tenuto conto che la giovane, che aveva scelto in primavera di andare a convivere con un giovane operaio bresciano, Beppe Tempini, sarebbe stata attirata nella casa dei genitori con la scusa della visita di una parente, quindi sarebbe stata portata in mansarda e qui sgozzata. «È meglio, molto meglio che il mio assistito non sia stato presente in aula, e non abbia visto quelle foto», commenta Loredana Gemelli, l'avvocato di parte civile di Beppe Tempini. Di certo per quel giovane, che pure con la sua ostinazione, con la sua cocciuta preoccupazione per l’assenza di Hina, aveva costretto i carabinieri a scavare nell’orto della casa di Sarezzo e a scoprire quella verità agghiacciante, sarebbe stato un ultimo durissimo colpo.
Omicidio Hina, chiesti 30 anni per padre e cognati
Il Messaggero, 24 ottobre 2007 BRESCIA (24 ottobre) - Il pm Paolo Guidi ha chiesto 30 anni di reclusione per il padre di Hina Saleem e due cognati della ragazza pachistana uccisa l'11 agosto 2006 per essersi ribellata alle tradizioni imposte dalla sua cultura. In aula lo zio materno e uno dei cognati si sono proclamati estranei all'omicidio. Il pubblico ministero ha chiesto due anni per lo zio materno di Hina, accusandolo di concorso nell'occultamento del cadavere della ragazza (circostanza ammessa dall'imputato), ma non di concorso nell'omicidio. Hina dopo l'omicidio era stata infatti seppellita nell'orto della villetta in cui viveva la famiglia a Sarezzo, nel Bresciano. La seconda udienza del processo con rito abbreviato a carico del padre della 20enne, dello zio e dei due cognati, davanti al gup di Brescia Silvia Milesi è iniziata questa mattina a porte chiuse. Ha deposto un consulente che ha eseguito l'autopsia sul corpo della ragazza ha deposto e, poi, il pm Paolo Guidi ha iniziato la requisitoria. Secondo quanto riferito dall'avvocato di parte civile per il fidanzato di Hina, Loredana Gemelli, uno dei cognati di Hina ha raccontato di non essersi accorto di nulla, arrivando nella casa di Sarezzo, in Valle Trompia (Brescia), nella quale Hina è stata sgozzata e seppellita nell'orto.
Daniela Santanchè, An, ha aspettato fuori dal tribunale e ha detto che le sarebbe piaciuto «che il processo fosse stato a porte aperte perché Hina avrebbe voluto diventare il simbolo dell'integrazione». La Santanchè spera, inoltre, che «l'Italia non si dimentichi di Hina» e per questo vorrebbe «una sentenza esemplare, durissima». L'onorevole è stata poi accompagnata da Souad Sbai, presidente dell'associazione Donne marocchine in Italia, al cimitero di Brescia per rendere omaggio alla salma di Hina. «Siamo qui per tutte le Hina che anche nel nostro paese soffrono perché vittime dell'integralismo islamico - ha spiegato la Sbai -. Non vogliamo dimenticare quanto accaduto. L'unica nota positiva di questa giornata erano i tanti ragazzi e ragazze pakistani che sono venuti in tribunale. Rappresentano la speranza di un futuro di integrazione per i musulmani in questo paese».
Hina, chiesti 30 anni per padre e cognati, fu uccisa perché troppo "occidentale"
La Repubblica, 24 ottobre 2007BRESCIA - Chiesti 30 anni di reclusione per il padre di Hina Saleem e i due cognati della ragazza uccisa perchè "troppo occidentale". Due anni invece la richiesta per lo zio materno, accusato solo di concorso nell'occultamento del cadavere. La sentenza attesa per il 13 novembre: a poco più di un anno da quel tragico 11 agosto 2006 quando, nel giardino di una tranquilla casa di Gardone nel Bresciano, fu ritrovato il corpo della ventenne pachistana."L'hanno uccisa - ha detto il pm nella requisitoria - per salvare l'onore della famiglia". Fu sgozzata e sepolta nel giardino di casa dei genitori Hina, colpevole di essersi ribellata alle tradizioni e alla potestà paterna. "Non volevo diventasse una puttana come le altre", dichiarò il padre Mohammed quando lo arrestarono. "Hina si vestiva e si comportava da occidentale", aggiunsero gli altri parenti. "Addirittura era andata a convivere con un italiano cattolico".Il processo con rito abbreviato si è svolto davanti al gup di Brescia Silvia Milesi. Stamani ha deposto il consulente che eseguì l'autopsia. Poi è cominciata la requisitoria del pm Paolo Guidi. Seguirà nella prossima udienza l'intervento dell'avvocato del fidanzato della ragazza, un carpentiere bresciano che si è costituito parte civile; quindi la sentenza, ridotta di un terzo per via del rito abbreviato.Prima che il pm pronunciasse la sua richiesta di condanna, lo zio materno ed un cognato della ragazza pachistana si sono proclamati estranei all'omicidio. L'uno ha ammesso di aver solo partecipato all'occultamento del cadavere - tesi accolta dal pm - l'altro ha raccontato di non essersi accorto di nulla: "C'era solo un'atmosfera strana in casa".Davanti all'aula di giustizia dove il procedimento si è svolto a porte chiuse, stamane c'era la madre e il fratello di Hina. Dopo la conferenza stampa rilasciata dalla madre all'indomani dell'omicidio, Busrha non ha più voluto parlare con i giornalisti. Allora disse: "La colpa di quanto accaduto è solo di mio marito e di nessun altro. Non c'entra la nostra vita in Italia, non c'entra nemmeno il fatto che Hina fosse fidanzata con un italiano. La colpa è di Mohammed. Non voglio più saperne di lui. Non lo perdono".Presente al processo anche l'onorevole Daniela Santanché e la vice presidente lombarda dell'Associazione donne marocchine in Italia, Dounia Ettaib, aggredita nel giugno scorso vicino alla moschea milanese di viale Jenner, per punirla di aver partecipato alle manifestazioni a favore di Hina. "Mi aspetto una sentenza esemplare", ha detto il deputato di An. "Non voglio che l'Italia si dimentichi di Hina".
Brescia, il giallo della pakistana sgozzata
La Repubblica, 13 agosto 2006BRESCIA - Trovata l'auto del padre di Hina Saleem, la ragazza pakistana ventunenne uccisa a coltellate e sepolta nel giardino della villetta di famiglia. La Nissan rossa di Mohammed Saleem era a Gardone Valtrompia, poco lontano da Sarezzo (provincia di Brescia) dove vivono i Saleem. O, forse, si dovrebbe dire "vivevano" perché l'intera famiglia è scomparsa lasciando dietro di sé il povero corpo di Hina, appena vent'anni, avvolto in qualche sacchetto di plastica, sotto un metro scarso di terra.La scoperta dell'auto aiuta poco gli inquirenti. Il sospetto è chiarissimo, quasi una certezza. Si pensa che la ragazza sia stata uccisa dai famigliari, probabilmente dal padre stesso aiutato da due cognati, a causa di un "comportamento", di uno stile di vita che non rispettava le regole islamiche della "sharia". Hina, insomma, aveva rotto con famiglia e tradizioni, se n'era andata di casa, era andata a vivere a Brescia con il suo fidanzato. Forse era stata promessa a qualcun altro. Tutto questo potrebbe essere all'origine della sua atroce morte e della scomparsa contemporanea di tutti i suoi famigliari: tredici persone tra fratelli, sorelle e cognati.La decisione di non adeguarsi ai costumi dell' islam e di vivere all' occidentale rifiutando il burqa o altri segni distintivi e indossando jeans e maglietta, gli stessi che aveva quando è stata uccisa, potrebbe essere la causa che ha scatenato chi tra venerdì e sabato ha ucciso la giovane, la quale ha tentato di difendersi, come dimostrano alcune altre escoriazioni sul corpo. Il padre, dunque, è il principale sospettato, magari con l'aiuto di alcuni uomini di famiglia. Si pensa che, prima di uccidere Hina, abbiano mandato via le donne e i bambini di famiglia: forse all'estero.Secondo le testimonianze di vicini e conoscenti le tensioni tra Hina, il padre e i parenti più prossimi sono nate diverso tempo fa, prima che conoscesse quello che da circa un anno era il suo fidanzato e il suo convivente: Giuseppe T. bresciano, di religione cattolica con cui risiedeva nel centro del capoluogo.Le ricerche di Hina erano cominciate nei giorni scorsi in seguito alla denuncia del fidanzato che non riusciva più a trovarla. Poi, in seguito alla testimonianza di un vicino che ha detto di aver visto quacuno scavare nel giardino della villetta abitata dai pakistani, le ricerche si sono concentrate fino alla terribile scoperta. Giuseppe T., profondamente turbato e spaventato, si trova adesso presso alcuni parenti in una zona nota solo agli inquirenti che si stanno preoccupando della sua sicurezza.Le ricerche del padre di Hina si concentrano in modo particolare nel Bresciano e nella zona bergamasca del lago d'Iseo. Il padre della vittima, con altre due persone, un parente e un conoscente, presumibilmente non si sono allontanate di molto dopo la fuga avvenuta nel pomeriggio di ieri.
Italy: Slain Pakistani girl remembered in poetry and music event
AKI, 19 ottobre 2007
Alba, 19 Oct. (AKI) - A young Pakistani woman, Hina Saleem, murdered by her father last year in northern Italy in an 'honour killing' will be remembered in an innovative afternoon of Arab and Italian poetry readings and music next month in the northern town of Alba.
It is the first cultural event being organised in Italy for a mixed group of immigrants and Italians.
Leaders of Muslim women's groups in Italy, the well-known Arab women poets Maram al-Masri and Youmana Haddad, as well as immigrants from all over northern Italy, especially women and their families, are due to attend 'Poems for Hina' in Alba on 10 November.
The women poets will read their work unveiled in Arabic to an audience of Muslim women living in Italy, who will also be without their veils. Al-Masri and Haddad will also read their poems translated into Italian by one of Italy's most prominent translators, Valentina Colombo.
Hina (photo), who dressed in western clothes, worked in a pizzeria in the northern town of Sarezzo and lived with her Italian boyfriend was found with her throat slit buried in the garden of her family home, her head facing Mecca in August 2006.
Her father Mohammed confessed to her slaying.
Prosecutors allege he murdered Hina with the aid of other male relatives after they decided Hina had 'dishonoured' the family.
The young Moroccan woman Dounia Ettaib, who received threats after calling for justice for Hina that then prompted the Italian authorities to grant her citizenship, is due to attend the Alba event. Italian Moroccan women's assocation president, Souad Sbai, will also be present.
The Italy-based Moroccan musician, singer and choreographer of Berber descent, Nour Eddine, is slated to perform some of his distinctive music at the event, along with other artists.
Musicans, poets and members of the public will be invited to attend an Arab dinner, prepared by local staff under the supervision of a female Moroccan chef.
'Poems for Hina' is being sponsored by Alba's town council, and organised by the local tourist board and local business associations.