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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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Fotografia dell'immigrazione by Ministero dell'Interno

Autore: Orma


Immigrati: colti, bilingue, almeno due figli. Di noi dicono:"Italiani brava gente"
La Repubblica, 11 ottobre 2007

ROMA - Istruzione medio-alta, conoscenza di due-tre lingue, tre su quattro hanno un lavoro. E sono 620 mila i bambini figli di stranieri nati e residenti in Italia. Per una volta c'è un'indagine all'incontrario che fotografa la realtà dei tre milioni di stranieri che vivono ufficialmente in Italia. Non solo cioè crimini, carcere, devianza e clandestini ma famiglie numerose, laboriose, che cercano di migliorare e migliorarsi e che se per il 55 per cento vorrebbe avere la cittadinanza italiana, il restante 40 per cento sogna di tornare prima o poi a casa. Sono i punti principali dell'indagine sugli immigrati che è stata voluta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, eseguita dalla società Makno e presentata stamani alla Camera dei deputati dal ministro e dal sottosegretario Marcella Lucidi. La ricerca si basa su interviste a mille italiani e 2000 immigrati.

Il livello di istruzione e la conoscenza dell'italiano - Una quota "consistente" tra gli immigrati è composta da persone dotate di un'istruzione "medio-alta" e una quota notevole ha istruzione "superiore". Inoltre Il 27 per cento degli immigrato parla italiano in casa e il 30 per cento parla italiano con i figli. Tre su quattro ritengono di saper parlare "molto o abbastanza bene l'italiano" e il 60 per cento conosce anche francese o inglese.

Il lavoro - Tre su quattro hanno dichiarato di avere un lavoro mentre il 25 per cento (soprattutto studenti e casalinghe) è in cerca di un lavoro. Tra chi ha un'occupazione "la maggior parte" ha un contratto regolare; il 25 per cento è pagato a ore, il 16% svolge un'attività autonoma. La stima dei lavoratori a nero è di circa 76 mila. Le occupazioni più diffuse sono operaio, badanti, colf a ore, cameriere. Tra quelle autonome: negoziante, ristoratore e artigiano. Il 35 per cento non risponde alla domanda quanto guadagni al mese; una reticenza analoga arriva anche dal campione degli italiani. Il 10 per cento sostiene che il proprio guadagno dipende "da quanto lavoro riesce a trovare". Significa che circa 150 mila vivono in una condizione di incertezza di reddito. Sul fronte della retribuzione mensile nessuno degli intervistati ammette di andare oltre i mille e cento euro. I più si attestano tra gli 800 e i 1.100. Il 15 per cento dichiara di non avere praticamente tempo libero durante la settimana.

Casa - Il 44 per cento degli immigrati vive con la propria famiglia che diventa "un fattore di stabilizzazione", qualcosa che mette ordine. Il 30 per cento divide la casa con amici o parenti; il 17 per cento con altre persone e il 10 vive da solo.

La cittadinanza - Ci sono bambini - uno o due - in tre famiglie su quattro. Più della metà degli immigrati (il 53%) ha figli nati in Italia: in tutto sono 620 mila, il numero che ha fatto aumentare le nascite in Italia. Il 55 per cento è interessato ad avere la cittadinanza, soprattutto sudamericani e africani. Il 20% non è interessato e dice che prima o poi tornerà a casa. Il 25% è indeciso.

Cosa pensano loro di noi - La sintesi è il titolo di un film: "Italiani brava gente". Alla domanda cosa pensano gli immigrati degli italiani le risposte più frequenti sono state: "brava gente"; "ti aiutano se capiscono che sei sincero"; "sono attenti all'educazione dei figli"; "rispettano gli anziani"; "non capiscono la cultura e le tradizioni del mio paese".

Cosa pensano gli immigrati degli immigrati - tre le risposte più frequenti: "preferiscono stare tra gente dello stesso paese"; "si impegnano a imparare la lingua"; "non capiscono che bisogna rispettare le leggi italiane".

Gli italiani e l'immigrazione - Il 55,9 per cento degli italiani ha un atteggiamento di apertura nei confronti degli immigrati. Il 25,2% ha un atteggiamento di chiusura convinta e il 18,9% di chiusura problematica. Il sentimento di ostilità nasce dal fatto che "la presenza di altri utenti ha peggiorato la qualità dei servizi, la disponibilità degli alloggi e la qualità dei trasporti". Più che un problema di razzismo l'ostilità sembra quindi nascere da una percezione di peggioramento della propria qualità della vita. A questo si aggiungono, peggiorando la situazione, "la questione sicurezza, e l'associazione di idee immigrazione-clandestinità-illegalità. Del tutto assenti, nell'immaginario degli italiani, gli altri volti dell'immigrazione: quella che lavora, produce e contribuisce al bilancio dello Stato. Non riusciamo ad avere memoria di quello che siamo stati noi neppure un secolo fa.


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