Autore: Orma

su: L’odio ("La Haine", di M Kassovitz, Fr. 1995)
“Fin qui tutto bene” è sicuramente una frase che fa riflettere, in particolare nel contesto del film. Un’eterna giornata come tante di tre giovani immigrati a Parigi.
E’ una frase che da l’idea di un’assenza di progettualità. Fin qui tutto bene perché non so dire cosa sarà poi e comunque anche fin qui non ho potuto fare programmi. E’ una frase che fa pensare ad una vita ferma, statica ed imprevedibile allo stesso tempo. Statico perché è confinato in luogo, confinato dal giudizio degli altri, confinato nella possibilità di immaginarsi di cambiare. Allo stesso tempo è sempre nuova e imprevedibile perhè quasi ti scorre davanti senza che tu possa essere padrone, nonostante la voglia di qualcosa di più sembra impossibile avere il controllo, sei vittima di quello che succederà.
Lo so che queste sono solo suggestioni che una frase e un film hanno provocato in me (e credo anche in altri) però mi hanno fatto entrare almeno un po’ in un mondo. Fin qui tutto bene è la rassegnazione a qualcosa di grande che non si ha la forza di cambiare e che ti lascia quel piccolo spazio vitale che forse non ti fa morire fisicamente (ma non è detto) ma ti fa morire dentro perché ti toglie il futuro.
Per smetterla con le frasi di sentimento posso dire che questa frase mi fa pensare e mi lascia interedetta a chiedermi se forse anche io, anche noi viviamo senza renderci conto che “fin qui tutto bene”.
Ed è proprio questo che rende difficile convivere, lasciare le proprie abitudini, le proprie idee sull’altro e cioè la nostra certezza, il nostro fin qui tutto bene) per andare a cercare, a conoscere veramente le cose. Continuano ad essere parole ma forse no…