Autore: Orma

su: possiamo vivere insieme?
Possiamo vivere insieme? E’ una domanda difficile, con molte risposte già viste e già sentite, tutte fumose e poco chiare. Ma non possiamo aspettarci altro, perché una domanda che focalizza l’attenzione su un contesto così ampio e sconfinato, non può presumere ricette ben definite. Ci sono piuttosto molte risposte, personali e individuali, che riflettono i comportamenti di ognuno.
La risposta “no” è soggettiva, ed è esplicitata da un atteggiamento di conservazione di propri valori, di risalto alle proprie realtà e al proprio modo di organizzare la vita. La risposta “sì” è spesso espressa in un atteggiamento di ascolto e di interesse nei confronti di ciò che è nuovo e diverso.
Personalmente credo molto nella profezia che si autoadempie di Robert Merton, che nel 1948 afferma: “una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, conferma in tal modo la propria veridicità”, e che il sociologo americano Thomas definisce così: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.
Una persona immigrata, che si trova in Italia a svolgere un mestiere assai meno qualificato rispetto al suo titolo di studio del paese d’origine (molti degli immigrati erano laureati nel loro paese), con difficoltà a capire l’italiano, con difficoltà economiche, non ha certo bisogno di insulti o scotimenti del capo. Sento molti italiani lamentarsi del fatto che le persone immigrate non vogliono integrarsi, che addirittura cercano di avere il sopravvento sulla cultura italiana. Sentirsi dire così è frustrante, mortificante e certo non dispone bene verso chi pronuncia queste parole. Invece dimostrare interesse, ascolto, empatia, fa sentire più vicini, e crea le basi per un confronto comune.
Io cerco di realizzare quotidianamente questo atteggiamento, e credo che porti alla convivenza possibile.
Si può vivere insieme? Non lo so, ma è una ricchezza che assolutamente non voglio perdermi.