Autore: Orma
su: possiamo vivere insieme?
Nella nostra società ci sono sempre più scambi, movimenti di persone che hanno lingua, religione, cultura diversa. Questi flussi migratori sono sempre esistiti, oggi se ne parla molto. Sembra quasi che invece di aprirci verso gli altri ci si chiuda in se stessi, nella propria "casa" che si vuole mantenere tale e quale.
Dall'altra parte stiamo anche noi uscendo dai confini, attraverso viaggi, i mezzi di comunicazione; ma quando osserviamo una persona che magari non è come noi (anche solo per il colore della pelle, la lingua o semplicemente il modo di vestire) molto spesso abbiamo la sensazione che voglia "invadere" il nostro territorio. Siamo portati ad essere diffidenti verso gli altri, ad osservarli con una "lente etnocentrica" dove siamo il centro e il giusto.
Non diamo la possibilità agli altri di farsi conoscere per quello che sono, ma li etichettiamo secondo quello che sappiamo della loro società. Quello che sappiamo deriva dalle notizie che apprendiamo dai mass media, perciò quasi sempre di cronaca nera (che produce maggiori ascolti).
Per esempio se vediamo al telegiornale che una persona vestita in un certo modo ha compiuto un atto terroristico, tendiamo a diffidare e guardare male tutti quelli così vestiti o pettinati; anche se magari sono nati nel nostro paese e non condividono altro che il popolo di appartenenza con il soggetto della notizia. Tendiamo come a generalizzare a tutti quella che può essere solo una eccezione.
Non sarebbe giusto guardare le altre culture o volerci imporre su di loro, nessuno ci dà questo diritto. Sarebbe invece giusto cercare di conoscere gli altri nella loro diversità.