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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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forum: elisa

Autore: Orma




su: L’odio  ("La Haine", di M Kassovitz, Fr. 1995)


“Fin qui tutto bene”... Questa immagine che ricorre nel film è emblematica della situazione presentata nella pellicola: essa rappresenta una metafora della società che cade e che si dice fin qui tutto bene.

Il regista in questo film riprende la quotidianità di tre giovani provenienti da realtà diverse: l’ebreo Viz, il maghrebino Said e il nero Hubert, in una delle giornate di rivolta tra manifestanti e polizia in uno dei quartieri della periferia della città di Parigi. Quello che si capisce sono i tempi molto dilatati nei quali si svolge la vicenda, i quali non fanno altro che evidenziare il senso di vuoto che circonda gli amici; i giovani infatti non sanno come impiegare il tempo e, cosa ancora più triste, sembrano rassegnati a questa loro condizione. In questa loro routine si legge una perdita della speranza. Un esempio di ciò ci è fornito dall’espressione di Hubert, proprietario di una palestra che è stata incendiata: “Ci ho messo una croce sopra”.

La stessa amicizia tra i 3 protagonisti appare come un patto di sopravvivenza contro tutto e tutti. E’ importante sottolineare però che anche se nata in un contesto particolare è considerata dai ragazzi un valore importante, perché nonostante abbiano dei diverbi, nei momenti di difficoltà si aiutano.

In questo clima di esasperazione l’unico linguaggio conosciuto e utilizzato dai giovani è la violenza. Anche in situazioni in cui non vengono discriminati, in cui possono mescolarsi in mezzo agli altri come nella galleria d’arte, loro non riescono ad interagire se non con la violenza.

Questa loro difficoltà di integrazione è rappresentata dal fatto che essi sono componenti di una subcultura francese che si caratterizza per essere una realtà sociale e culturale con leggi proprie: gli appartenenti hanno un proprio idioma, un lessico colorito, un loro codice, un loro modo di salutare. Emblema di ciò sono alcune espressioni come “donne vere”, “io i conti li pareggio”, “chi è il capo qui?”



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