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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society"
(siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)

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Forum - Andrea

Autore: Orma





su: L’odio  ("La Haine", di M Kassovitz, Fr. 1995)

“Fin qui tutto bene” è la frase conclusiva del film “La Haine”, prodotto nel 1995 e funesta previsione di fatti accaduti realmente in Francia dieci anni dopo (incendio periferie parigine 2005).

Il film esprime una realtà precisa, quella parigina, ma la cultura non è totalmente quella parigina poiché si vede che musiche e costumi non sono propriamente patrimonio culturale francese (il rap ad esempio è nato in America). Il film dunque esprime una realtà precisa sì, ma rappresentativa di dinamiche generali, definibili in termini di “subcultura”: un gruppo che appartiene ad una popolazione ma che condivide solo una parte più o meno grande della cultura di quel paese.

Ecco quindi che ritroviamo tratti in comune (l’africano e il poliziotto in borghese si capiscono benissimo) ed elementi dissonanti; vi è una contrapposizione esasperata (ragazzi e donne parigine nella galleria d’arte).

Queste dinamiche si sono instaurate a seguito di scelte urbanistiche francesi sbagliatissime: ammassare e concentrare una grande quantità di immigrati in un luogo ristretto. E’ bellissima nel film la scena della mucca: rappresenta proprio il fuori posto.

Tra i gruppi vi è allora contrapposizione di valori? Io credo di no. Quella differenza tra donne parigine e i ragazzi non sta nei valori, ma nel grado di esasperazione a cui questi sono portati. L’esasperazione dei valori produce un blocco: è una mina che esplode.

Come depotenziare questi segni? I fatti francesi ci dicono che bisogna stare attenti a non compiere scelte urbanistiche sbagliate. Poi si torna sempre a noi, futuri insegnanti, e alla consapevolezza di quanta responsabilità abbiamo nei confronti della società, nel far conoscere ai bambini il pluralismo culturale.

Questo compito, affidato alla scuola, è cruciale per non innescare potenziali “bombe”. Italia e Francia sono paesi diversi ma anche a casa nostra la demografia ci dice come gli immigrati stiano aumentando e gli italiani diminuendo. Di conseguenza, le subculture non sono più piccoli gruppi come in passato ma diventano sempre più grandi.


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