Autore: Orma
da: "Il Messaggero Veneto"
23 giugno 2007
di Cristian Rigo
Il sociologo Orioles: preoccupa la mancanza di regole, ma ci sono opportunità d’incontro e integrazione»
Ghanesi, cinesi, albanesi, romeni, ma anche bengalesi, ucraini, indiani. Sono le nazionalità maggiormente presenti in Borgo stazione che sempre di più si sta trasformando in un quartiere multietnico: un cittadino su tre residente nelle principali vie che si sviluppano attorno alla stazione infatti è straniero, ma in alcune vie si arrivano anche a percentuali del 45% come nel caso di viale Europa Unita. Senza contare gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e quelli non registrati che dimorano nel quartiere senza però essere residenti. La percentuale reale delle presenze potrebbe quindi arrivare anche al 40%.
A rivelarlo è una ricerca dell’università di Udine che verrà presentata stamattina in piazza Duomo nel corso della quarta edizione di Udine solidale, il festival dedicato ai migranti. Analizzando l’andamento demografico del quartiere, il docente di sociologia Marco Orioles ha individuato una zona circoscritta di Borgo stazione, identificata come la “Casbah” del capoluogo friulano in cui la concentrazione di stranieri è particolarmente alta e dove l’integrazione – assicura il professore universitaria – «è nel contempo più complessa, ma più avanzata rispetto al resto della città: c’è preoccupazione da parte di molti residenti soprattutto per la mancanza di regole e per la difficile convivenza, ma ci sono anche opportunità di incontro ed esempi concreti di integrazione».
Affianco ai dati numerici raccolti in collaborazione con l’ufficio anagrafe e statistica del Comune, Orioles ha effettuato anche una cinquantina di interviste e quasi 100 ore di registrazioni insieme ai suoi collaboratori e studenti che sono in parte consultabili sul sito internet www.casbahudine.org. In origine il termine arabo casbah indicava un palazzo o una fortezza, oggi si usa per definire un centro fatto di strade strette e tortuose attorno alla moschea dove si affacciano bazar e piccoli mercati. Un luogo che diventa anche una fabbrica di idee, dove diverse realtà si incontrano e si esprimono liberamente, una sorta di spazio di ritrovo. Tutto questo, secondo Orioles, è oggi Borgo stazione. Su 1.510 residenti in via Croce, piazzale D’Annunzio, viali Europa Unita e Leopardi, piazza Repubblica, vie Roma e della Rosta gli stranieri residenti sono 456 (di cui 267 maschi e 189 femmine), ossia il 30,2%. «Allargando l’analisi ad altre vie limitrofe – spiega Orioles – la percentuale scende intorno al 20% ma tenendo conto che il tutto il territorio comunale gli stranieri sono circa il 9% della popolazione è evidente che in quest’area ci sia una concentrazione molto alta di migranti». I più presenti sono i ghanesi (113), seguiti da cinesi (46) e albanesi (39), che sono la comunità maggiormente presente in tutto il territorio comunale con circa 1.700 persone.
«È naturale che in una situazione così eterogenea ci siano costumi diversi e difficoltà di convivenza – prosegue Orioles –, oltre a una diffusa preoccupazione che nasce non tanto da una sensazione di mancanza di sicurezza quanto piuttosto dalla paura delle diversità. Quando abbiamo intervistato una signora di una certa età, vedova di un ferroviere che abita proprio nei pressi della zona dove di recente c’è stato l’omicidio, ci ha spiegato di essere preoccupata per come è cambiato il quartiere e subito dopo ha aperto la porta ai suoi vicini egiziani per occuparsi del bimbo di una donna col velo».