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Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the
Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society" (siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)
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Autore: Orma
Non sono un esperto, di mestiere faccio il chirurgo, però ho un'impressione: mi sembra di vivere in un mondo in cui sta cambiando - anzi in qualche misura è già cambiato - il senso delle parole e diventa difficile capirsi, ci troviamo in una specie di torre di Babele.
[...]
[Una] parola a cui è stato cambiato senso è la parola terrorismo. Forse a questa parola noi non vogliamo dare il significato appropriato perché nella nostra testa, e nella testa di milioni di esseri umani, alla parola terrorismo viene associato solo quello che ci è stato fatto vedere del terrorismo: le immagini ripetute in modo ossessionante della caduta delle torri gemelle a New York.
Nessuno però ha mai visto nemmeno uno dei 5.000 morti civili caduti in Afghanistan dopo il 7 ottobre 2001 e nei mesi successivi; non li hanno fatti vedere, ma ci sono stati. In Afghanistan noi li abbiamo visti e non ci è stato permesso di parlarne, perché ogni volta che si cercava di raccontarlo venivamo tacciati di essere amici dei terroristi.
Credo che anche la parola democrazia abbia oggi un senso profondamente diverso. Faccio fatica a utilizzare questa parola per molti paesi che definirei democratici, primo tra tutti gli Stati Uniti d'America, perché alla mia nozione di democrazia è associata in modo inscindibile la nozione di partecipazione delle persone.
Quando vedo lo Stato militarmente più potente e probabilmente più ricco, nel quale solo un cittadino su tre partecipa all'attività elettorale e nel quale, alla fine del periodo elettorale una Corte dichiara, "non si contano i voti alle elezioni, ha vinto lui", il mio concetto di democrazia entra in crisi.
Ed entra in crisi anche il mio concetto di diritto quando vedo spacciare per diritti quelli che sono i privilegi di pochi, che per un puro caso sono anche i più potenti, i più ricchi e i più armati.
[...]
Credo che ci sia una sola soluzione, che i cittadini incomincino a riprendere in mano i destini dei loro rispettivi paesi e impongano ai governi che venga messa al bando la guerra. Perchè fino a quando noi non metteremo la guerra al bando, cioè fino a quando non escluderemo la guerra dalle opzioni possibili per risolvere i problemi, la fine è inevitabile anche perché sulla guerra c'è chi guadagna mliardi di dollari. [...] L'unico modo [è] dividere il mondo tra i cittadini con un'etica e le bande criminali che hanno in mano la politica in moltissimi paesi, compreso il nostro.
[...] è la guerra, che oggi si identifica con il terrorismo, il vero mostro da combattere, perchè non si può continuare a parlare di terrorismo pensando al terrorismo islamico. Bisogna cominciare a non usare più quella parola, ma a unificare le due parole e a dire che la guerra è terrorismo e che il terrorismo è guerra; che venga fatta da individui, da gruppi, da Stati o da eserciti con un'uniforme, è terrorismo se nove volte su dieci sono i civili a essere massacrati. E' questa cosa che va messa al bando. Io non so come si faccia; noi di Emergency abbiamo un ruolo molto piccolo, al quale però teniamo molto.