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august 8 - iran. sono dodici e saranno impiccati per reati che vanno dal consumo di bevande alcoliche all'omosessualità

Autore: Orma


from: gaynews.it
august 8, 2007

di MARCO BERTI

Sono dodici e saranno impiccati per reati che vanno dal consumo di bevande alcoliche alla «molestia delle donne altrui». Lo annuncia trionfalmente il comandante della polizia di Kerman, una località dell’Iran occidentale, definendo i condannati «teppisti». Nessuno di loro ha commesso né ha tentato di commettere reati di sangue. Questo succede nell’Iran del terzo millennio.

E ieri, tanto per tenere allenato il boia, un’altra persona è stata giustiziata nella Repubblica islamica, in una località della regione del Golestan, Ghonbad Kavous. Si chiamava Nasser Mohammad Khani ed è stato condannato a morte perché accusato di aver ucciso un agente due mesi fa.

Per quello che sta avvenendo in questi giorni in Iran, in Italia si stanno mobilitando l’associazione “Articolo 21” e “Safety and Freedom” con una raccolta di firme contro l’impressionante ondata di condanne a morte (dall’inizio dell’anno sono state impiccate quasi 160 persone) e, in particolare, contro l'esecuzione annunciata dei due giornalisti curdi Hiwa Boutimar e Adnan Hassanpour, accusati di essere «nemici di Allah». Un’accusa, quest’ultima, che dice tutto e niente, che rimbalza spesso nei Tribunali della Rivoluzione e che giustifica ogni atrocità commessa nei confronti dei prigionieri.

«Nelle ultime ore - si legge in una nota di Articolo 21 - il governo iraniano ha tentato di zittire chiunque si battesse per i diritti civili. Si è dimenticato di fornire risposte credibili sulle continue e ripetute condanne a morte anche nei confronti di cittadini accusati di essere omosessuali. Sarebbe interessante sapere se il governo iraniano considera gli omosessuali terroristi o nemici di Dio, per usare la loro espressione. In ogni caso continueremo a chiedere la sospensione delle pene capitali e a dare voce agli scrittori, ai giornalisti, agli studenti e ad ogni cittadino iraniano che intenda esprimere liberamente il suo punto di vista».

E forse qualcosa avrebbe da dire anche Mohammad Khatami: l’ex presidente iraniano riformista è stato iscritto nel registro degli indagati del Tribunale del Clero (qualcosa che ricorda la Santa Inquisizione) della città santa di Qom per aver stretto la mano ad alcune signore per le strade di Udine nel maggio scorso, durante una sua visita in Italia. Khatami è stato “tradito” da alcuni video girati mentre si trovava nel nostro Paese e diffusi su Internet. A denunciare l’ex presidente iraniano per aver stretto mani femminili (cosa proibita dalla religione islamica) sono stati venti studenti di teologia. Qualora Khatami, un ayatollah, venisse condannato verrebbe privato dell’abito talare e ridotto allo stato laicale.

Sempre dall’Iran giungono notizie che aggiungono tinte ancor più fosche a un quadro già di per sé drammatico. La polizia di Isfahan, l’antica capitale iraniana, ha vietato biciclette, pattini e monopattini alle donne, strumenti sconvenienti per il sesso femminile. Da sempre i conservatori iraniani non vedono di buon occhio la donna in bicicletta. Due mesi fa il quotidiano governativo “Iran” aveva annunciato che era allo studio la produzione di una “bicicletta islamica” per le donne, con una cabina che copre buona parte del corpo della ciclista.

Non basta. Un giovane di Teheran è stato arrestato per aver affisso lungo le strade della città cartelli che chiedevano aiuto per rintracciare il suo cane smarrito. Ma il cane è un animale impuro e per questo, secondo i solerti poliziotti della capitale iraniana, il giovane, mostrando affetto per il suo cane, ha incoraggiato altri a tenere questi animali, favorendo quindi la corruzione.



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