Autore: Orma
from: il gazzettino
august 15, 2007

Il suo volto è rimbalzato in tutto il mondo. Dai siti internet alle foto pubblicate sui giornali estremisti dell'Iran: se non fosse stato per le telecamere dell'équipe di studenti guidati dal docente dell'Ateneo udinese, Marco Orioles - che ha ripreso passo dopo passo gli incontri storici della rassegna Vicino/Lontano - sicuramente l'ex presidente moderato dell'Iran, Khatami, non si troverebbe ad affrontare la tempesta scatenata contro di lui dal tribunale religioso di Qom innervato di fondamentalismo puro, alla Ahmadinejad. Se Khatami rischia di vedersi togliere per sempre l'abito talare dopo un processo rigorosissimo, la responsabilità ricade anche su quelle mani di donne (impure per la legge coranica) che hanno toccato l'autorità religiosa.
Le riprese degli incontri ravvicinati - proibiti dall'Islam - sono rimbalzati da Youtube fino ai canali internazionali. Nel gruppo delle donne che hanno provocato, a loro insaputa naturalmente, una campagna d'odio contro Khatami, c'è anche Maurizia D., 51 anni, nata a Udine e residente in una frazione di Mortegliano, una no-global pacifista dichiarata, come la dipinge un parente del marito Giuseppe, Gianfranco Savani che di professione fa il pittore edile a Lavariano. La famiglia Savani abita nella stessa via, S.Antonio, solo che la casa di Maurizia e del consorte Giuseppe adesso è chiusa. I coniugi, insieme alle figlie, si trovano lontanissimi dall'Italia, in un camping dove della querelle iraniana non arriva nemmeno un'eco. La conferma della galeotta stretta di mano arriva proprio dai parenti dei Savani: «Una sera, quasi per scherzo, Maurizia ci ha raccontato che era anche lei fra quelle che hanno salutato fisicamente l'ex presidente; sicuramente non avrebbe mai immaginato che quel gesto poteva provocare un'ondata di ritorsioni simili...».
Fra il meravigliato e lo scocciato, Gianfranco (bombardato di telefonate da tutti i media nazionali, Corriere in testa, ndr) spera soltanto che questa vicenda non crei troppi guai all'artefice di un tentativo di riformismo in Iran. Di Maurizia parla come tutti quelli che la conoscono, e cioè i compaesani, il parroco don Giovanni, le Donne in Nero, l'associazione La Torre: ideali in stile arcobaleno scritti nel dna, leggi pacifismo ad oltranza, strenua combattente contro tutti gli armamenti bellici, contro le guerre umanitarie, contro le bombe della liberazione.
La ricordano sfilare convinta e agguerrita, senz'armi però, in tutte le manifestazioni contro la base Usa di Aviano, ferma sostenitrice della riconversione anti-bellica, oltre che nei cortei contro l'ampliamento della base americana a Vicenza. Nelle prime file durante i sit-in in piazzetta Lionello, nella nostra città, a fianco delle Donne in nero, stile minimal, senza fronzoli e orpelli che poco si adattano a uno spirito - come raccontano i parenti - tipicamente deciso ed essenziale. Restia a farsi etichettare nelle collocazioni politiche, anche se il marito ha militato nello schieramento del Pc, Maurizia ha voluto stringere le mani di Khatami quasi per voler confermare la ricerca di un equilibrio possibile fra due mondi che parlano lingue diverse.
Non si sente responsabile Maurizia, questo lo si capisce bene parlando con il gruppo di compagne di lotte pacifiche: "Ha sempre detto che non intende vedersi imputare qualche accusa in quanto ha 'osato' avvicinarsi all'ex presidente", spiega una donna in nero, Francesca M. Insomma in Occidente ci sono ben altre regole che non possono essere ignorate o messe tra parentesi per il presunto rispetto di regole opposte che vigono nel paese di provenienza dell'ospite di Vicino/Lontano. Ripensamenti sul gesto fatto? A sentire la cerchia di amici e conoscenti nessuno. Se la devono vedere in patria, noi qui - questo il pensiero riportato di Maurizia - ragioniamo in altre maniere. A ribadire che, nei fatti, il punto di contatto fra Est ed Ovest è terribilmente complesso da decidere, ci pensa la legge coranica. A intrecciare le sua mani con quelle dell'imputato eccellente anche una delle figlie, anche lei in camping.
Irene Giurovich