Autore: Orma
from: repubblica - il piccolo - messaggero veneto - il mattino di padova
august 14, 2007
di Renzo Guolo
Rischia di costare assai cara a Khatami la disponibilità verso i suoi ospiti dimostrata nella visita di primavera a Udine. L'ex-presidente iraniano è stato denunciato al Tribunale religioso di Qom dai talebeh, ferventi studenti di teologia legati alle fazioni più ortodosse del regime, per aver stretto la mano a due donne. Un gesto di cortesia che il filmato, finito in Internet attraverso You Tube, sembra confermare.
Nonostante le smentite affidate dal leader riformista all'istituto di cui è presidente. Nel tentativo di scrollarsi di dosso un'accusa che, nell'attuale clima della repubblica islamica, può diventare micidiale, la Fondazione Baran smentisce che quel gesto sia avvenuto intenzionalmente e parla di complotto. La legge islamica proibisce, infatti, agli uomini i contatti fisici con donne non appartenenti alla propria famiglia. Anche se, proprio durante la stagione riformista guidata da Khatami, l'usanza delle strette di mano tra uomini e donne non legati da vincoli familiari si è diffusa come forma di modernizzazione dei costumi. Tanto più quando coinvolgeva occidentali.
Una pratica che già allora ha sollevato le dure reazioni degli ambienti più ortodossi del regime; ma tollerata purché non avvenisse pubblicamente. Il video dell'incontro di Udine, finito nella Rete, sempre più occhio globale, ha infranto questo tabù politico e religioso. Dando il via all'offensiva contro Khatami, da sempre sospettato dai duri e puri del regime di eccessiva morbidezza nei confronti non solo delle politiche ma anche dei costumi occidentali, in una situazione del tutto diversa in quanto a rapporti di forza. Se fosse condannato dal tribunale di Qom, Khatami potrebbe perdere lo status clericale.
Uno sfregio enorme per una personalità che, pur auspicando una riforma dell'islam è un seyyed, un discendente della famiglia del Profeta ed è cresciuto proprio alla scuola teologica di Qom. I suoi numerosi nemici conseguirebbero poi un non meno importante obiettivo: delegittimare politicamente l'alleanza tra riformisti khatamisti e conservatori pragmatici di Rafsanjani, che ha preso forma durante l'ultima campagna per le amministrative e l'elezione dell'Assemblea degli Esperti, il cui esito è stato disastroso per Ahmadinejad.
Più che l'improbabile ricandidatura di Khatami alle prossime presidenziali, la manovra mira a impedire, come temono i radicali, che si coaguli un largo schieramento contro l'attuale presidente. Quanto a Khamenei, le difficoltà degli avversari permettono alla Guida di continuare a scegliere di volta in volta, mantenendo la propria centralità, con quale fazione allearsi.
La vicenda Khatami rappresenta, dunque, un ulteriore terreno di conflitto tra conservatori religiosi e radicali da una parte e riformisti e pragmatici dall'altra, dopo quello delle esecuzioni pubbliche. Condannate da quest'ultimi, che parlano di talebanizzazione del sistema, e difese strenuamente dai primi che, di quella mortifera pedagogia disciplinare in nome della lotta al crimine ma anche alla «depravazione e la corruzione morale» - definizione designa implicitamente anche le posizioni degli oppositori che chiedono maggiori libertà individuali - fanno uno strumento di lotta politica.
Al di là della difesa dei principi che riguardano le mu'amalat, le relazioni tra musulmani, dietro lo scontro sui costumi a Teheran vi è, come sempre, la partita per il potere.