Autore: Orma
from: corriere della seraaugust 14, 2007UDINE — La sua mano stretta a quella dell’ex presidente riformista dell’Iran Mohammad Khatami è finita su YouTube e ha fatto il giro del mondo accompagnata da aggettivi-didascalie che stanno l’una all’altra come il giorno e la notte, come l’Oriente e l’Occidente: «stretta di mano storica», «vergognosa», «blasfema», «falsa». Tra le tante una è sicuramente sbagliata: l’ultima. Perché adesso lei racconta: «E’ vero, ho stretto la mano all’ex presidente Khatami. E mia figlia, accanto a me, ha fatto la stessa cosa».
Capello corto sale-e-pepe, camicia bianca e bretelle: lei è Maurizia, ha 51 anni, è una casalinga ed è una delle quattro donne a capo scoperto che lo scorso maggio hanno stretto la mano del volto moderno dell’Iran in visita a Udine. Lo ha salutato così proprio qualche istante dopo che sua figlia, che di anni ne ha 17, aveva fatto la stessa cosa: Rosa è la ragazza con i capelli scuri e la maglietta a righe bianche e blu diventata l’icona del processo aperto dal tribunale religioso diQomcontro l’ex presidente. L’accusa: aver violato con quelle strette di mano a donne straniere la legge coranica.
Nel paesino di mille anime alle porte di Udine, la casa di Maurizia è aperta perché «qui si vive bene anche senza cancelli ». Ci sono i gerani e le surfinie alle finestre, i pomodori e i fiori di zucca nell’orto, una copia de il Manifesto nella cassetta delle lettere e una «ombrella» appesa al muro del garage con sotto la scritta «for home use only no take away».Un cartello alla porta invita a «non disturbare prima delle ore 8.30». Anche se è molto più tardi lei però al campanello non risponde. Micia, come dal parroco ai vicini tutti in paese la chiamano, non c’è. L’auto di suo marito Beppo la sta portando, insieme con le figlie Rosa e Valentina, in vacanza nel cuore dell’Europa. Lontano dal caldo ferragostano e soprattutto da quelle che Maurizia chiama «vergognose strumentalizzazioni». «Quanto rumore per una stretta di mano...», sibila di malavoglia al telefono Maurizia. «Ho seguito la conferenza perché vedo nell’ex presidente Khatami un importante punto di contatto tra due mondi così diversi, poi all’uscita ho aspettato che si avvicinasse e gli ho teso la mano». Un «gesto normale», di «buona educazione». «Non ho mai pensato — continua lei—che con quel saluto potessi creare un incidente di questa portata. Non sapevo di questo problema della mano. Sì, insomma, non avevo mai sentito dire che la legge islamica vieta agli uomini di avere contatti fisici con donne che non siano della famiglia». Le parole di Maurizia riportano veloci allo scorso maggio. Quando Khatami spiazzò la platea della manifestazione culturale «Vicino/Lontano » dicendo: «Ma allora, qui le domande le fanno solo gli uomini? Possibile che le donne di Udine siano più riservate delle musulmane?».
«Fu amore a prima vista», racconta un conoscente ricordando l’impegno della signora sale-e-pepe per la causa femminile. Erminio, un altro amico di lunga data, ricorda quando in occasione dell'ultima rievocazione storica in paese portò in piazza la messa al rogo delle streghe, e dice: «Micia mi abbracciò e urlò: "Bravo, era ora che parlaste delle donne"». Lei però minimizza: «Seguo sempre il premio Terzani e così ho fatto anche quest’anno. Era l’occasione per vedere da vicino un personaggio tanto diverso. Curiosità, niente di più. Quanto a quello che è successo dopo mi dispiace, penso che sia stato creato un problema sul niente. Un problema loro, nel quale io non voglio entrare ». Guai a chiederle così di dare un’interpretazione al processo aperto dai talabeh contro Khatami o alle nostrane letture politiche del caso. Cattolica? Di sinistra? «Ma cosa c’entra», taglia corto. Erminio non si sorprende: «Lei è fatta così, il suo cuore batte a sinistra ma non è organica a nessun partito. Beppo, sì, suo marito, qui in paese è stato segretario del Pci. Inaugurammo la sede mentre sfilava la Madonna in processione... ». E sua moglie Lucia, presidente dell’associazione culturale La Torre, gli dà di gomito e aggiunge: «Micia invece è tutta passione e movimento, le sue idee sono le sue azioni: a modo suo è una no global».
Una disobbediente delNordest? «Sì, una disobbediente, anche se non si vede». E’ don Giovanni, profugo istriano e da 38 anni «pastore » delle mille anime del paese, a declinare la disobbedienza di quella che per lui è sempre una «cara ragazza» nella vita di tutti i giorni. «Micia adesso in chiesa non si vede quasi più, suo marito invece...», «Micia si dà un gran da fare all’ambulatorio medico», «Micia è anche una delle donne in nero, sa...», un’associazione udinese di donne contro la guerra gemellate con Sarajevo. «Averne di persone così... Tra Valentina e Rosa, è quest’ultimache più le assomiglia ».
Ad Aviano e a Vicenza, ricordano in paese, era in prima fila a manifestare contro le basi-Usa: «Con lei Beppo e Rosa». E non si perse nemmeno quella volta quando il Rabbino di Trieste Umberto Piperno e il vicepresidente dell’Unione comunità islamiche in Italia Hamza Piccardo rischiarono di entrare in rotta di collisione durante un confronto tra religione ebraica e islamica. Ma è ancora l’amico Erminio a dare la sintesi dell’impegno della signora sale-e-pepe: «Sa, la nostra terra è da sempre un ponte tra l’Occidente e tutto quello che sta ad Est, la rassegna cinematografica Far-East ne è un po’ il manifesto. Vuoi che Maurizia non andasse a stringere la mano a Khatami? Per lei quell’uomo rappresenta davvero la punta di contatto tra due mondi». Che ora si conoscono di più. Maurizia ne è certa: «Se oggi incontrassi di nuovo Khatami — dice — la mano probabilmente non gliela tenderei più».