Autore: Orma
da: il gazzettino
25 luglio 2007
Tre esperti hanno riconosciuto le manie di persecuzione e i deliri di Abdelmalek Bayout, l'algerino che lo scorso marzo in via Cernaia uccise a coltellate il colombiano Walter Felipe Novoa Perez. Corrado Barbagallo, consulente del gip, Marco Stefanutti per la Procura e Rodolfo Tesei per la difesa, sono concordi nel rilevare la malattia mentale di Bayout, in passato già in terapia per i suoi problemi psichici, ma sono giunti a conclusioni diverse sulla sua capacità di intendere e volere nel momento in cui ha ammazzato Novoa Perez scambiandolo per uno dei dominicani che, qualche ora prima, lo avevano deriso e preso a cinghiate vicino all'autostazione, ferendolo al volto.
Le perizie psichiatriche era state affidate con la formula dell'incidente probatorio e ieri sono state illustrate al gip Paolo Milocco e al pm Claudia Danelon. Barbagallo ha evidenziato che la capacità di intendere di Bayout era gravemente scemata, mentre la capacità di volere era assente. Per Stefanutti entrambe erano grandemente scemate e l'algerino avrebbe agito per vendetta, in seguito alle cinghiate ricevute dai ragazzi che lo avevano preso in giro per gli occhi dipinti con il kajal. Per il consulente della difesa - l'avvocato Tania Cattarossi - erano completamente assenti e Bayout sarebbe incapace di stare in giudizio.
Sono valutazioni che ora il pm dovrà analizzare per formulare il capo di imputazione finale. Non è escluso che venga riconsiderata l'aggravante della premiditazione, inizialmente contestata. Nella ricostruzione fatta dalla polizia, infatti, era emerso che Bayout si era preparato all'omicidio procurandosi un coltello, aspettando davanti a McDonald's la sua vittima, seguendola nel sottopasso di via Cernaia fino a colpirla ripetutamente. Poi l'algerino aveva nascosto il coltello sotto un cespuglio, si era tolto gli indumenti chiazzati di sangue, li aveva messi in una bacinella d'acqua e su invito dell'imam era andato al pronto soccorso per farsi medicare il naso malconcio in seguito alla cinghiata.
L'incidente probatorio è servito anche per la perizia sulle tracce di sangue trovate nel coltello e nei vestiti sequestrati a Bayout. Il biologo Pasquale Linarello e il chimico Oscar Ghiziani hanno accertato attraverso il test del Dna che il sangue appartiere a Novoa Perez. Anche sul giubbotto dell'algerino c'erano schizzi di sangue e, sotto la manica, tracce che potevano far pensare a un tentativo di difesa da parte del colombiano: anche in questo caso il Dna ha portato l'attesa conferma.