Non abbiamo motti fissi, alla casbah. Li scegliamo di volta in volta. L'ultima volta, comunque, la scelta è stata facile: "We do not want to publish the address of the Internet site where this film can be seen, in order to avoid propagating corruption in society" (siasat-e rouz & agence france presse, 11.6.07)
"CESTIL" PRESENTAZIONE A CURA DELL'AUTORE ANDREA RUSSO
Oggetto: da Andrea Russo su Via Riccardo di Giusto Data: 24 agosto 2007 15:58:59 GMT 02:00 A: casbah@casbahudine.org
Cari lettori,
Penso che il quartiere di Udine est, meglio conosciuto come Via Riccardo di Giusto, rappresenti per molti un modo di essere, uno stile di vita, la realtà della vera periferia. Vivendo in quartiere da più di vent'anni, ho avuto modo di frequentare la scuola media statale Bellavitis, preso parte per un decennio alle gloriose vittorie ed amare sconfitte dello squadrone di calcio dell' A.C. Fortissimi negli anni 90 e soprattutto ho avuto la fortuna di vedere trasformarsi il quartiere. Trasformazione solo superficiale, generazionale, fisiologica, dovuta soprattutto alla forte ondata di immigrazione, ma che non ha intaccato in alcun modo la figura del "riccardino".
Ed è proprio lo stereotipo del riccardino ad emergere in questa trentennale evoluzione. L'assetto del quartiere muta, ma l'uomo all'interno del sistema rimane immutato, cristallizzato. Nei miei trailers, che altro non sono che il ridoppiaggio di film già confezionati, i modi, i gesti, le parole e i caratteri dei protagonisti risaltano come pallottole sparate a bruciapelo, lo slang del quartiere, influenzato negli anni 70 dai giostrai dell'Europa dell'est e dagli zingari accampatisi ai margini del villaggio, è fulcro di questi miei primi cortometraggi, o meglio corto-doppiaggi.
Molti in Udine si saranno sicuramente imbattuti in discussioni con qualche riccardino, ebbene, il riccardino spesso ne esce vincente già prima di inziare un ipotetico scontro fisico. Tale vittoria psicologica è data dall'atteggiamento sicuro e spavaldo con cui l'uomo del villaggio si pone, le parole del riccardino sono rafforzate dallo slang crudo e sintetico, un frasario secco e deciso che punta a disorientare l'interlocutore. Il tutto accompagnato da una gestualità propria del riccardino, una serie di movenze dell'intero corpo che accompagna la parola.
Ovviamente tale gestualità non è decifrabile dai corto-doppiaggi da me fino ad ora realizzati, ma il mio progetto prossimo sarà quello di attrezzarmi per realizzare un lungometraggio che racconti il quartiere in maniera realistica e documentata dagli anni 70 ad oggi, attraverso una sceneggiatura, con volontari attori professionisti e non, filtrato da storie accadute e raccontate da chi ci ha sempre abitato. Insomma, una sorta di romanzo-documento, raccontato come il verismo di Verga ci ha insegnato, senza filtri, senza inutili romanticismi, ma la realtà nuda e cruda, totalmente differente dal genere metaforico de "Il teppista" dei primi anni 90.
Quindi, tutti coloro che sentono loro questa mia idea, e volessero contribuire con totale gratuità come attori, come comparse, come sceneggiatori, aiuto regia, cameraman od altro non li resta che contattarmi direttamente (andrea.russo20@tin.it). Preciso inoltre che, non essendo un operatore nel ramo cinematografico, consigli e indicazioni per la buona riuscita del mio progetto saranno ben attese.
Per finire, vorrei puntualizzare che il mio progetto non ha alcuna intenzione di evidenziare la problematica dell'immigrazione nel quartiere con tutti i risvolti politici che ne susseguono, a questo ci pensa già il mio vicino di casa Stefano Salmè di Fiamma Tricolore, viceversa il mio intento è "solo" quello di raccontare la storia, la vita e lo stile dell'Uomo del quartiere. In villaggio c'è chi esiste, chi sopravvive e chi invece vive orgoglioso di essere riccardino.
Espressione gergale usata nel nord-est Italia a indicare "fare attenzione - stare attento - stare all'occhio" riferito a situazioni di allerta. La voce risale ad un'espressione tedesca come schweig still, sta zitto, silenzio, entrata durante la dominazione asburgica, o poco dopo, attraverso la vita militare; attestata in alcuni gerghi urbani del Veneto, la voce è verosimilmente giunta ai giovani udinesi attraverso nomadi giostrai.
Esempi: "(fai) cestil che c'è la polizia", "(fate) cestil che nessuno ci senta", "cestil al vigile".
Per la storia e gli usi di questo gergalìsmo cfr. C. Marcato, (Fare) cestil nel «parlare giovane» di Udine, in Studi rumeni e romanzi. nota by casbah: almeno nel caso di via riccardo, l'esempio potrebbe essere: "cestil gli sbirri". Lode a Andrea Russo per aver documentato, nel suo terzo trailer, la variante "cestello". Infine, per quanto ci riguarda, siamo testimoni diretti della variante "fai cestillone", udita da giovani "riccardini" fuori sede, ovvero "in loggia", alla fine degli anni '80. Se ci sono segnalazioni che volete fare in merito a "cestil" e altre componenti del gergo di via riccardo, scriveteci senza indugi e riferiremo.
"cestil": the best of "... posso taccheggiarti? "
"... smiccialo, dagli in faccia..."
"... dagli al gaggio, cestil..."
"... ogni giorno mi chiede lovi..."
"... ehi, ehi, ehi, cestello..."
Commenti all'articolo
Grande Andrea... da spezzo!!!
DAGLI DAGLI IN FACCIA CHE E' DI PAESE...!
DAGLI DAGLI IN FACCIA CHE E' DI PAESE...!